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	<title>magzine &#187; crisi climatica</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Festival di Perugia tra crisi climatica, inclusione, local e solution journalism</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2024 19:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giornalismo internazionale non trascura i principali temi sociali odierni. Proprio per questo, al festival di giornalismo di Perugia si sono toccati tanti argomenti diversi, dal crisi climatica all&#8217;inclusività. Alcuni di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/04/photo_2024-04-20_19-50-29.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="photo_2024-04-20_19-50-29" /></p><p>Il giornalismo internazionale non trascura i principali temi sociali odierni. Proprio per questo, al <strong>festival di giornalismo di Perugia</strong> si sono toccati tanti argomenti diversi, dal crisi climatica all&#8217;inclusività. Alcuni di questi sono stati affrontati con una prospettiva di <strong>&#8220;solution journalism&#8221;</strong>, ovvero con l&#8217;obiettivo di trovare delle soluzioni concrete, su piccola e larga scala, alle problematiche che si riscontrano quotidianamente. Non sono mancati quindi analisi approfondite su come i media si relazionano al cambiamento climatico, su come si sta evolvendo il giornalismo locale dopo anni di grandi difficoltà, e su come cambiare la nostra visione nei confronti di quei Paesi che ancora oggi si stanno emancipando dalla colonizzazione.</p>
<h2>Che ruolo gioca il potere nella crisi climatica?</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono ormai anni che si parla di cambiamento climatico e di come affrontarlo, ma allo stesso tempo sembra che i passi avanti verso la transizione ecologica siano minimi, se non addirittura inesistenti. Questo accade perché, secondo i giornalisti che si occupano di questo tema, esistono dei responsabili che cercano di inquinare il dibattito pubblico, creando confusione e negazionismo. <strong>Giancarlo Sturloni</strong>, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia, ha presentato un </span><a href="https://www.greenpeace.org/italy/rapporto/16330/crisi-climatica-in-tv-lanalisi-di-greenpeace-su-tg-e-trasmissioni-di-approfondimento/"><span style="font-weight: 400;">report realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia</span></a><span style="font-weight: 400;">, che monitora come nel nostro Paese si fa informazione sulla crisi climatica: «I dati ci dimostrano che se ne parla in modo sporadico, generalmente quando ci sono eventi estremi. Il secondo problema poi è che se ne fa un racconto omertoso: intendo dire che <mark class='mark mark-yellow'>si parla sempre di meno di cause e di responsabili</mark>, ovvero rispettivamente i combustibili fossili e le compagnie del gas e del petrolio».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché questo silenzio assordante? In parte perché, nei principali quotidiani nazionali, le inserzioni pubblicitarie di aziende inquinanti sono un elemento economico fondamentale: «Questo ci fa capire», continua Sturloni, «che i quotidiani e i telegiornali sono fortemente dipendenti dai finanziamenti di queste grandi compagnie. Questo genera un grave problema sul tema dell’indipendenza dell’informazione». Allo stesso tempo, chi cerca di denunciare questa responsabilità incontra l’ostacolo delle stesse compagnie fossili, che grazie al loro strapotere economico usano le querele per mettere a tacere le voci discordanti. È stato il caso, per esempio, di <strong>Cecilia Anesi</strong>, co-fondatrice di Irpi Media: <mark class='mark mark-yellow'>«Quando lavoriamo sull’ambiente, queste sono sicuramente le storie in cui ci infiliamo in più guai legali»</mark>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Davanti a un tale inquinamento del dibattito, fatto di greenwashing e di altre pratiche atte a edulcorare la questione, c’è da mettere in conto anche la responsabilità del singolo giornalista. Ne ha parlato <strong>Meenshaki Ravi</strong>, voce del podcast “The Listening Post” e produttrice esecutiva della serie “All Hail the Planet”, entrambi progetti di Al Jazeera: «Il problema che si riscontra nel giornalismo sul clima è che <mark class='mark mark-yellow'>si viene spesso sopraffatti dai grandi poteri, siano essi i governi, le aziende o le istituzioni</mark>. Hanno il denaro, l’influenza e molto spesso il potere di controllare i dati. Come possiamo mettere in discussione questo potere in modo credibile? Sono queste le sfide di oggi. Non dobbiamo cadere nella trappola di essere nervosi o spaventati nel nostro giornalismo: gli errori si commettono quando veniamo schiacciati dalle stesse persone di cui cerchiamo di parlare».</span></p>
<h2>Il potere delle senza potere</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Un&#8217;attenzione particolare è stata dedicata al ruolo delle donne nel giornalismo, non in senso generico, ma sempre declinata in un ambito specifico. Per esempio, </span><b>Annette Young</b><span style="font-weight: 400;">, giornalista di France24, ha festeggiato i dieci anni </span><a href="https://www.france24.com/en/tv-shows/51-percent/"><span style="font-weight: 400;">del suo programma sulle donne</span></a><span style="font-weight: 400;"> e su come stanno cambiando forma al mondo in un panel giovedì 18 aprile durante un panel in cui si è discusso di come sia possibile trattare i conflitti attraverso una prospettiva di genere. «C&#8217;è un&#8217;economia della guerra, ma non un&#8217;economia della pace» ha fatto notare </span><b>Melina Huet,</b><span style="font-weight: 400;"> giornalista freelance. <mark class='mark mark-yellow'>«È in atto una forma di disumanizzazione reciproca che dobbiamo fermare»</mark> ha insistito </span><b>Nivine Sandouka</b><span style="font-weight: 400;">, attivista palestinese. Per farlo è necessario costituire una società più attenta, più empatica, dove chi comanda è in grado di sedersi intorno a un tavolo e parlarsi, non affrontarsi solo con la violenza. Annette Young è convinta che un maggior numero di donne in posizioni apicali permetterebbe questo cambiamento di prospettiva, o almeno darebbe vita alla possibilità di soluzioni alternative.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È questa alternativa di governo che i regimi autoritari vogliono scongiurare esautorando ogni forma di rilevanza sociale delle donne. «Si tratta di un sistema politico in senso proprio quindi che impatta sulla vita reale delle persone, non su teorie» sostiene </span><b>Eliza Anyangwe</b><span style="font-weight: 400;">, caporedattrice del </span><a href="https://edition.cnn.com/interactive/asequals/"><span style="font-weight: 400;">team internazionale sulla disuguaglianza della CNN</span></a><span style="font-weight: 400;">. È stata proposta una panoramica internazionale che spazia tra Kenya, Cina e Argentina. Il quadro che è stato tratteggiato mostra una sostanziale omogeneità, seppure con caratteristiche specifiche per ogni nazione, nel trattamento discriminatorio della popolazione femminile. «La sottomissione delle donne è necessaria per il controllo sociale» ha detto </span><b>Leta Hong Fincher</b><span style="font-weight: 400;">, ricercatrice associata alla Columbia University. E questa forma di soggiogamento si esplica nella privazione della libertà riproduttiva, lavorativa ed economica. </span></p>
<h2>Raccontare storie alla pari</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Voci che si fanno sempre più forti. Andare oltre gli stereotipi. Guardare verso il futuro. Questi sono solo alcuni dei temi che sono emersi al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. L’importanza anche di dare voce a chi non ha voce, senso primario della professione giornalistica e farlo trovando modi innovativi che possano abbracciare un bacino sempre più esteso di persone. È imperativo raccontare i fatti in modo corretto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’incontro “Debunking Africa, nuovi sguardi per conoscere il Continente” si è molto parlato di questo. </span><b>Antonella Sinopoli</b><span style="font-weight: 400;">, giornalista e fondatrice del progetto </span><b><i>AfroWomenPoetry</i></b><i><span style="font-weight: 400;">, </span></i><span style="font-weight: 400;">propone uno sguardo avanguardistico di vedere al continente africano attraverso gli occhi della poesia e della letteratura, un modo per andare a comprendere le sfumature di grigio su una realtà a cui si guarda troppo spesso in termini di bianco o nero, tutto o niente. «La poesia è uno strumento libero e quindi il giornalismo può capire qualcosa di più leggendo le poesie soprattutto delle giovani autrici donne contemporanee» spiega Sinopoli e continua: «questo aiuta a capire di più l’Africa e le sue tematiche con l’augurio di aprire una finestra sulla produzione poetica». L’Africa che conosciamo è sempre stata raccontata da un punto di vista strettamente occidentale, serve, al contrario, conoscere la prospettiva dei nativi del luogo. L’immagine che racconta l’Africa in maniera stereotipata è quella rimasta alla guerra del Biafra, un territorio che ha raccontato una delle guerre più atroci e che ha mostrato la fame nei bambini. Queste immagini sono tra le prime che sono arrivate all’Occidente e sono diventate il portabandiera, tragico, di un intero continente. «La letteratura in questo caso aiuta a rivedere e a ripensare alcune delle cose che diamo per scontate o per assodate» commenta </span><b>Chiara Piaggio</b><span style="font-weight: 400;">, antropologa presente all’incontro. Il tentativo di queste donne africane è, attraverso la propria voce, quello di smantellare pezzo per pezzo i mattoni della corruzione, del patriarcato e di un sistema sociale che non funziona raccontando cose “comuni” che però non vengono dette come gli stupri nelle famiglie. I giovani attendono delle risposte dai loro leader politici: è un modo per sollecitare il paese dato che gli spazi politici sono chiusi e ancora troppo maschili. «La letteratura e la poesia diventano strumenti di attacco» conclude Sinopoli. </span></p>
<p><b>Meera Senthilingam</b><span style="font-weight: 400;">, è una vincitrice plurima di diversi premi giornalistici, oltre che vicedirettrice della </span><b>CNN “As Equals</b><span style="font-weight: 400;">” per la parità di genere, il cui focus è mondiale, ma con attenzione specifica alla parte sud del globo. Attraverso le storie di vita delle persone riporta la disparità di genere nelle donne. Anche in questo caso l&#8217;obiettivo è cercare di mettere un megafono di fronte alle storie che non vengono raccontate.</span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">I rapporti umani sono una delle colonne portanti del giornalismo; dunque, è importante non limitarsi all’articolo da pubblicare contenente la storia. Il lavoro è anche saper andare oltre e avere la capacità di mantenere relazioni che sono prima di tutto umane. Solo il 0,02% delle notizie globali riguarda temi che sproporzionalmente intaccano le donne: la questione di genere è spesso riportata nelle storie che parlano di conflitti o addirittura di cambiamenti climatici, ma raramente i </span><i><span style="font-weight: 400;">mass media</span></i><span style="font-weight: 400;"> riflettono il modo in cui il patriarcato modella gli esiti della vita. <mark class='mark mark-yellow'>La disparità di genere è infatti un tema che deve emergere nel giornalismo come un argomento di pubblico interesse</mark> attraverso l’investigazione, la spiegazione e la umanizzazione del contenuto. </span><i><span style="font-weight: 400;">As Equals</span></i><span style="font-weight: 400;"> tenta proprio di fare questo e di raccontare le storie di ingiustizie sociali che possano connettere la gente su diversi piani.</span></strong></p>
<h2>La “partecipazione” gaberiana a Detroit</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">“La libertà è partecipazione” cantava <strong>Giorgio Gaber</strong> al tramonto del Novecento. Una canzone che è passata nella storia della musica e del cantautorato italiano per la forza dirompente del suo messaggio. Eppure, se torniamo indietro con la memoria, l’autore milanese ha sempre considerato “partecipazione” un termine mai veramente appropriato: “Porca miseria, mi son spiegato male, è stata interpretata come dire ‘andate a votare&#8217;, ma io nemmeno ci andavo a votare, figuriamoci…”. Le successive esegesi del termine, tanto affascinante, quanto ambiguo e criticabile, si sono soffermate sul mero atto di voto. Sull’atto finale, ecco, del processo democratico: il marcare un foglio con una X indelebile. Senza, però, capire il vero valore messaggio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Gaber pensava ad un movimento continuo che, dal basso, si agita, si scontra, dibatte e riflette continuamente sulla realtà che la circonda</mark>. La democrazia si nutre di questo: di parole e idee che, come due linee, divergono e convergono ininterrottamente; dell’osservazione dei cittadini dei piccoli o grandi disagi che mortificano le metropolitane; della denuncia dei giornalisti, che si fanno carico di questi disagi e li presentano ai rappresentanti eletti. Un circolo virtuoso che, come detto, parte dal basso e nutre il sistema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Noah Kincade</strong> e <strong>Lynelle Herndon</strong>, entrambi giornalisti, sono riusciti a creare una realtà che incarna perfettamente lo spirito di quei versi. Nonostante Detroit, centro dello Stato del Michigan, sia famosa per essere una delle città più povere degli Stati Uniti, i due giornalisti sono riusciti a radunare un gruppo di oltre 500 residenti per vagliare le misure del Governo ed impegnarsi in gesti di giornalismo locale. <mark class='mark mark-yellow'>“Partecipare”, appunto</mark>. I “Detroit Documenters”, programma ideato da Kincade e Herndon, offre workshop e corsi di formazioni ai cittadini con lo scopo di attivare più persone possibili nelle dinamiche sociali e politiche della città. “Stiamo cercando di coinvolgere le persone nella democrazia di ogni giorno – sostiene Noah Kincade – in modo tale che non si limitino a votare e ad aspettare quattro anni per l’elezione successiva e che vengano inclusi nel processo che avviene nel frattempo”. L’obiettivo è di aggiornare le comunità e costruire infrastrutture informative a livello locale. Grazie al lavoro di denuncia, sono avvenuti molti cambiamenti a Detroit. Gli autobus passano con più frequenza, i diritti dei detenuti (soprattutto i minorenni) vengono maggiormente tutelati, rispetto al passato i verbali dei consigli comunali vengono pubblicati quotidianamente.</span></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Questi piccoli esempi ci permettono di capire come un serio lavoro di inchiesta e di </span><i><span style="font-weight: 400;">engagement</span></i><span style="font-weight: 400;"> possa cambiare le realtà locali. Anche nei quartieri più malfamati. «Le cose stanno andando meglio – continua Kincade –. Ora possiamo andare incontro alla prossima sfida. <mark class='mark mark-yellow'>Cerchiamo di avviare un’evoluzione laddove ce ne sarà bisogno</mark>». Il 2024 sarà un anno delicato, alcuni lo definiscono l’anno elettorale più importante della storia. Per ciò, sarà ancora più prezioso questo autentico lavoro che vede l’attività del giornalista al servizio della comunità. Tra l’altro, in un&#8217;epoca che, tra tecnologie e intelligenze artificiali, si continua a svalutare il senso di questa professione.</span></strong></p>
<h2>Come lavorare per un giornalismo costruttivo e risolutivo</h2>
<p>Il Festival è un’opportunità per dare voce alle minoranze e alle battaglie per garantire l’uguaglianza. Per farlo è importante che il tipo di giornalismo che facciamo sia quanto più costruttivo e risolutivo, andando in fondo alle storie tramite <strong>l’incontro</strong> con le persone.</p>
<p><strong>Marta Bellingreri, giornalista freelance e ricercatrice indipendente, che attualmente lavora come redattrice presso SyriaUntold e UntoldMag</strong>, da anni lavora in Medio Oriente e in Sud Africa. Ha sottolineato come l’incontro umano con le persone sia alla base di questo tipo di giornalismo. <mark class='mark mark-yellow'>L’analisi dei fatti, svolta con capacità critica, deve essere mediata dall’incontro vero e profondo con le persone</mark>. Parallelamente, sottolinea l’importanza di cercare alleanze tra ambiti diversi: tramite i centri o i grant, ma sfociando anche al di là di redazioni e centri giornalistici attraverso l’incontro con associazioni e centri culturali. Un giornalismo vivo coinvolge più ambiti, sia in termini di sostenibilità economica sia in termini di alleanze produttive. Bellingreri aggiunge <strong><span style="font-weight: 400;">«</span></strong>Spesso la politica e i governi soprattutto schiacciano i fatti, le persone e il giornalismo stesso, in un qualche modo questo svilisce il compito del giornalismo stesso. <strong>Studiare, studiare, studiare,</strong> ogni contesto e ogni Paese ha un senso se ne conosci la storia<strong><span style="font-weight: 400;">»</span></strong>. Questo per capire le radici e la profondità di una società. <mark class='mark mark-yellow'>Solo così si può fare un buon giornalismo: studiare rende in grado di fare vivere quelle che sembrano solo nozioni tramite l’ascolto delle persone che uno incontra nel reportage, nell’inchiesta, nell’analis</mark>. L’unico antidoto alla narrazione spesso falsata dei fatti è quello di avere una conoscenza storica.</p>
<p>Di questo ha parlato anche <strong>Jhon-Allan Numa, giornalista investigativo e co-fondatore e CEO di Africa Uncensored, una casa editrice con sede a Nairobi, in Kenya</strong>, in un incontro sulla resilienza digitale per i giornalisti in un anno di elezioni. Insieme a <strong>Catherine Mackie</strong> della Thomson Foundation, <strong>Charlotte Maher</strong>, editor dei social media per Bellingcat e <strong>Jon Roosenbeek</strong>, Postdoctoral Fellow della British Academy ha sottolineato quanto sia fondamentale <mark class='mark mark-yellow'>la ricerca e la verifica dei fatti per fare un giornalismo sano e indipendente. Questo oggi, con lo sviluppo di nuove tecnologie mediatiche, è particolarmente necessario</mark>: rischio di attacchi di disinformazione da parte di strumenti come l’IA, i contenuti online e i social media. I giornalisti devono essere in grado di smascherare e fermare la diffusione di informazioni false, che manipolano l’elettorato – in questo caso – conoscendo il pubblico di riferimento. <mark class='mark mark-yellow'><strong><span style="font-weight: 400;">«</span></strong>È un problema così grande che abbiamo bisogno di soluzioni abbastanza grandi e audaci per essere in grado di contrastarlo</mark>. Quegli strumenti e quei metodi sono stati perfezionati, AI prende sempre più spazio<strong><span style="font-weight: 400;">»</span></strong>. Informare affinché i lettori sappiano i rischi, la manipolazione e la propaganda esiste. Parallelamente, portare avanti un giornalismo che sia sempre chiaro, verificato e basato sulla ricerca.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Esondazione del Lambro e del Seveso, quando le piogge fanno danni</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 06:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La recente ondata di maltempo in Italia sembra essersi conclusa, dando spazio all’arrivo della primavera. Le precipitazioni degli scorsi giorni, oltre ad aver portato a una diminuzione delle polveri sottili ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2237" height="1445" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/Fiume_Lambro_a_Verano_Brianza.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fiume_Lambro_a_Verano_Brianza" /></p><p>La recente ondata di maltempo in Italia sembra essersi conclusa, dando spazio all’arrivo della primavera. Le precipitazioni degli scorsi giorni, oltre ad aver portato a una diminuzione delle polveri sottili presenti nell’aria di Milano e di altre città italiane, <mark class='mark mark-yellow'>hanno causato anche grandi problemi tra esondazioni e allagamenti</mark>. Durante l’allarme meteo, il Veneto era stato messo in allerta rossa a causa delle inondazioni che avevano colpito la provincia di Vicenza, mentre le altre regioni hanno subito danni minori. A Milano, il rischio di esondazione <strong>dei fiumi Lambro e Seveso</strong> si è fatto sentire, portando la protezione civile a prendere misure preventive. Al parco Lambro in particolare, la notte tra il 22 e il 23 febbraio sono state evacuate le comunità presenti all’interno dell’area verde, dopo che il fiume in piena aveva superato i due metri di altezza (l’esondazione avviene quando raggiunge tre metri).</p>
<p>Fortunatamente le esondazioni del Lambro, il più grande dei tre fiumi presenti a Milano, non sono frequenti, ma il pericolo si è concretizzato diverse volte. Secondo <mark class='mark mark-yellow'>l’Osservatorio meteorologico Milano Brera</mark> (la più longeva tra le stazioni di monitoraggio, attiva fin dal 1763), le esondazioni degli ultimi decenni risalgono al <strong>1976, al 2002 e al 2014</strong>. In tutti e tre i casi, l’alluvione è avvenuta <strong>nella zona di Crescenzago</strong>, con allagamenti di vaste aree del parco e di zone limitrofe. I rischi più grandi si corrono tipicamente nei mesi di ottobre e novembre, ovvero il periodo più piovoso dell’anno per il capoluogo lombardo. Anche a inizio novembre dello scorso anno, infatti, il fiume era in piena a causa delle intense precipitazioni; in questo caso, a patire le conseguenze del maltempo è stata principalmente <strong>Monza</strong>, con sottopassaggi allagati e disagi per il traffico cittadino.</p>
<p>A questo proposito, l&#8217;amministrazione comunale sta realizzando in questo periodo diverse opere per prevenire i danni di eventuali esondazioni. Si chiamano <mark class='mark mark-yellow'>&#8220;vasche di laminazione&#8221;</mark>, e sono strumenti che vengono attivati proprio nei momenti di piena. Quando il livello è troppo alto rispetto allo standard, viene aperta la vasca, che può contenere metri cubi d&#8217;acqua nell&#8217;ordine delle centinaia di migliaia, in modo da far defluire il corso d&#8217;acqua al suo interno e contenerne l&#8217;altezza; l&#8217;acqua rimane in &#8220;stagnazione&#8221; all&#8217;interno di questa enorme cisterna fino alla fine del periodo di precipitazioni, e solo successivamente viene immessa di nuovo nel corso d&#8217;acqua in maniera graduale.</p>
<p>Questa soluzione è la strada principale che ha scelto di percorrere l&#8217;amministrazione della Regione, almeno secondo quanto emerso dalle parole che <mark class='mark mark-yellow'>l&#8217;assessore al Territorio e sistemi verdi della regione Gianluca Comazzi</mark> ha espresso l&#8217;anno scorso dopo le precipitazioni di novembre. Soltanto un mese dopo venivano terminati i lavori della prima vasca — delle quattro previste — per il Seveso, tra le polemiche di alcuni esponenti politici che affermavano che la vasca serviva solo per coprire i quartieri di Milano e non i Comuni e le zone a monte. La vasca in questione è entrata in funzione per la prima volta lo scorso 10 marzo, durante l&#8217;ultima ondata di maltempo. Dieci giorni dopo, il 20 marzo, è stato annunciato l&#8217;avviamento di nuovi cantieri, uno a <strong>Gessate</strong> per il torrente Trobbia, un altro invece <strong>Carnate</strong>, in provincia di Monza, per contenere il Molgora.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Questi progetti, per quanto sembrino un&#8217;efficace soluzione, non contemplano due grandi problemi che stanno a monte. Come mai aumentano sempre di più i rischi di alluvioni? Come mai sembra sempre più difficile fronteggiare questi pericoli?</span></p>
<p>Questi progetti, per quanto sembrino un&#8217;efficace soluzione per contenere lo straripamento dei fiumi e dei torrenti, non contemplano due grandi problemi che stanno a monte. Per comprenderli, bisogna porsi due domande. <mark class='mark mark-yellow'>Come mai aumentano sempre di più i rischi d&#8217;alluvioni? Come mai sembra sempre più difficili fronteggiare questi pericoli?</mark> Per rispondere alla prima, occorre spolverare una questione che periodicamente riemerge nel dibattito pubblico politico, ovvero la crisi climatica. È ormai appurato, infatti, che l&#8217;aumento delle temperature sta causando, tra i vari effetti, il verificarsi di eventi atmosferici sempre più estremi e in modo sempre più frequente. Lo dimostrano anche <mark class='mark mark-yellow'>le grandi alluvioni che hanno colpito l&#8217;Emilia-Romagna la scorsa estate</mark>. Per rispondere invece alla seconda domanda, serve invece far presente che sempre più studi evidenziano come l&#8217;urbanizzazione e la cementificazione rendono il terreno molto più impermeabile. Ciò significa che, nel momento in cui le acque straripano, il danno che  causano sarà molto più ampio, proprio perché verranno riassorbite dalla terra con molta più fatica.</p>
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		<title>“Il giornalismo climatico che funziona”: il nuovo report di EBU</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 17:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Notizie isolate e confinate ai margini dell’agenda delle comunicazioni; mancanza di informazioni adeguate e sviluppate sulle basi di una conoscenza approfondita; dati quantitativi incapaci di fuoriuscire dai confini della pura ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/News_Report_title_2_Green_1280.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Wan-ifra.org" /></p><p style="font-weight: 400;">Notizie isolate e confinate ai margini dell’agenda delle comunicazioni; mancanza di informazioni adeguate e sviluppate sulle basi di una conoscenza approfondita; dati quantitativi incapaci di fuoriuscire dai confini della pura teoria per invadere quelli della pratica quotidiana delle persone. <mark class='mark mark-yellow'>Il nuovo report <a href="https://www.ebu.ch/files/live/sites/ebu/files/Publications/strategic/open/News_report_2023_Climate_Journalism.pdf" target="_blank"><strong><em>Climate Journalism That Works: between knowledge and impact</em></strong></a> (<em>Il giornalismo climatico che funziona: tra conoscenza e impatto</em>, ndr) muove dalla consapevolezza dei limiti che connotano l’informazione sul clima.</mark> La ricerca, commissionata dalla <a href="https://www.ebu.ch/home" target="_blank">EBU European Broadcasting Union</a>, l&#8217;Unione europea di teleradiodiffusione, è stata realizzata da <strong>Alexandra Borchardt</strong> con il contributo di <strong>Katherine Dunn</strong> e <strong>Felix M. Simon</strong> e include una serie di <strong>casi studio</strong> che forniscono la prova concreta su come innovare il giornalismo climatico.</p>
<p style="font-weight: 400;">Uno di questi riguarda l’agenzia di stampa francese <a href="https://www.afp.com/en" target="_blank"><strong>AFP<b> Agence France-Presse</b></strong></a>. <mark class='mark mark-yellow'>A partire dal 2019, il responsabile delle notizie globali dell’agenzia<strong> Phil Chetwynd</strong> ha reso «il futuro del pianeta una priorità editoriale», creando l’hub <a href="https://www.afp.com/en/agency/press-releases-newsletter/future-planet-week-special-coverage-afp" target="_blank"><strong><em>Future of the Planet</em></strong></a><em> (Il futuro del Pianeta</em>, ndr<em>)</em>.</mark> «La storia di domani ha iniziato a essere una storia di oggi» ha dichiarato dopo che quell&#8217;estate la Francia aveva toccato temperature bollenti. Lo scopo era quello di sostituire storie di scienza o di politica aride e incuranti dell’impatto sociale e degli aspetti economici con una visione più ampia, in cui un ruolo centrale spettasse alla <strong>trasformazione ecologica dell’economia</strong>. Nel 2022 l’AFP ha unito i desk di economia e ambiente e all’inizio del 2023 più di 20 giornalisti con conoscenze specifiche sul cambiamento climatico hanno iniziato a lavorare presso l’hub, a Parigi. I reporter del clima sono e saranno, però, dislocati in uffici locali di tutti i continenti, anche in luoghi rilevanti per il cambiamento climatico come Manaus, ai margini dell&#8217;Amazzonia e Bangkok, in Thailandia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>L’approccio di AFP si distingue da altre realtà giornalistiche per l&#8217;attenzione alle<strong> immagini di qualità</strong>, e quindi al ruolo dei fotografi sul campo e degli addetti alle ricerche iconografiche, e alla <strong>formazione</strong>, nella convinzione che i redattori debbano possedere alcune nozioni scientifiche basilari per poter scrivere adeguatamente del fenomeno.</mark> Per questo motivo oltre 200 giornalisti sono stati formati, ad esempio, per saper riconoscere il fenomeno del <strong>greenwashing </strong>e lavorare come<strong> fact-checkers </strong>in quest&#8217;ambito: è stato spiegato loro su cosa focalizzare l’attenzione, quali domande porre e come distinguere i buoni propositi dalla pratica. «Non <span style="color: #000000;">trasmettere </span>troppe emozioni, ma basarsi sui fatti» afferma Chetwynd: è questo il principio guida che ispira il metodo di lavoro di AFP.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"> <strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://wan-ifra.org/2023/03/how-to-keep-climate-coverage-on-your-news-agenda/" target="_blank">Wan-ifra.org</a>.</strong></p>
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		<title>OFF THE RADAR &#8211; DIECI PEZZI DA NON PERDERE #58</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2022 17:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenia Durastante]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
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		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
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		<description><![CDATA[Torna Off the Radar, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage della settimana: dieci articoli di grandi testate internazionali per raccontare le varie sfumature del mondo. In ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/offtheradarLAPPONIA.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: Internazionale" /></p><p class="western" lang="en-US" align="left">Torna <strong>Off the Radar</strong>, la rubrica di Magzine dedicata ai migliori longform e reportage della settimana: dieci articoli di grandi testate internazionali per raccontare le varie sfumature del mondo. In questo numero si spazia dalle conseguenze del ritorno dei Talebani in Afghanistan all’innalzamento dei livelli del mare in Indonesia, dal coraggio dei giovani ragazzi ucraini al futuro di San Francisco. Buona lettura!</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">L’avventura di <strong>Chesa Boudin</strong> da Procuratore Distrettuale della città di San Francisco è finita il 7 giugno scorso, quando gli elettori californiani hanno scelto di cambiare direzione politica. La situazione della metropoli negli ultimi anni è, infatti, peggiorata drasticamente su tutti i fronti, dalla povertà allo spaccio di droga. Un&#8217;analisi del presente e del possibile futuro della città. (<a href="https://www.theatlantic.com/ideas/archive/2022/06/how-san-francisco-became-failed-city/661199/" target="_blank">The Atlantic</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">Il ritorno al potere dei <strong>Talebani in Afghanistan</strong> ha riportato la condizione femminile del Paese a quella di un decennio fa. Il <strong>velo</strong> è tornato ad essere obbligatorio per le donne, ma a Kabul c’è chi non si arrende e manifesta per i propri diritti. (<a href="https://www.spiegel.de/international/world/the-courageous-women-of-kabul-standing-up-to-the-taliban-s-burqa-decree-a-bfe73610-b25a-4f86-bc66-33f9cac76770" target="_blank">Der Spiegel International</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">La costa settentrionale dell’<strong>Indonesia</strong> sta lentamente scomparendo e il livello del mare si sta alzando. I centri urbani stanno affondando nell’acqua e i residenti lottano per preservare la loro storia e il loro destino. A <strong>Giacarta</strong>, una città di oltre 10 milioni di abitanti, ben il 40% della Terra è sotto il livello del mare. (<a href="https://www.nationalgeographic.com/magazine/article/their-homes-are-sinking-fast-can-their-community-survive-feature" target="_blank">National Geographic</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">I pubblici ministeri ucraini lottano con un nuovo scopo: investigare sui <strong>crimini di guerra</strong>. In un villaggio dell’<strong>Ucraina orientale</strong>, vicino a Kharkiv, Vadym Bobryntsev racconta la perdita di sua moglie e le difficoltà per poterle dare degna sepoltura. Sembrerebbero 16mila i crimini di guerra registrati sinora in tutta l’Ucraina. (<a href="https://www.bbc.com/news/world-europe-61749877" target="_blank">BBC</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">In <strong>Nigeria </strong>il taglio degli alberi per il disboscamento, l&#8217;agricoltura e l&#8217;aumento della domanda di energia sta mettendo sotto pressione le foreste. Dal 2001 al 2021 il Paese ha perso 1,14 milioni di ettari di <strong>copertura arborea</strong>, pari a 587 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica. (<a href="https://www.aljazeera.com/gallery/2022/6/9/photos-in-nigerias-forests-loggers-outnumber-trees" target="_blank">Al Jazeera</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">I <strong>giovani ucraini</strong> sono stati costretti a prendere decisioni molto più difficili di quanto la maggior parte degli adulti sia in grado di fare. Un longform racconta le storie di questi adolescenti, che hanno dimostrato di avere un <strong>coraggio</strong> straordinario in un periodo di terrore. (<a href="https://www.theatlantic.com/international/archive/2022/06/young-ukrainians-ukraine-russia-war/661213/" target="_blank">The Atlantic</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">Il corpo che controlla la mente: le molecole rilasciate dai muscoli in movimento favoriscono il <strong>benessere</strong> del nostro <strong>cervello</strong>. La recente scoperta degli scienziati potrebbe portare a nuove cure per malattie neurocognitive come l’<strong>Alzheimer</strong>. (<a href="https://www.nationalgeographic.com/magazine/article/new-clues-are-revealing-why-exercise-can-keep-the-brain-healthy" target="_blank">National Geographic</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">La<strong> siccità</strong> minaccia la <strong>California</strong>, che continua a prosciugare le acque della valle di Owens. Le particelle tossiche che rimangono sul fondo del lago vengono sollevate dai venti delle montagne, provocando un <strong>disastro ambientale</strong>. (<a href="https://www.internazionale.it/reportage/daria-addabbo/2022/06/06/california-acqua" target="_blank">Internazionale</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">Giugno è il mese del <strong>Pride</strong>, il periodo dedicato alla comunità <strong>LBGTQ+</strong>. Il movimento è nato all’indomani dell’episodio accaduto a Stonewall Inn, nel 1969 quando la polizia fece l’ennesima incursione in un locale del <strong>Greenwich Village</strong> per arrestare e sanzionare gli<strong> omosessuali</strong> presenti all’interno, ma questi si ribellarono dando vita al movimento per la rivendicazione dei loro <strong>diritti</strong>. (<a href="https://www.nationalgeographic.it/storia-e-civilta/2022/06/pride-month-2022-i-moti-di-stonewall-e-linizio-del-movimento-lgbtq" target="_blank">National Geographic</a>)</p>
<p class="western" lang="en-US" align="left">Nella regione del Sápmi (<strong>Lapponia</strong> in italiano), terra tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia, si trova <strong>l’unico popolo indigeno d’Europa:</strong> <strong>i</strong> <strong>sámi</strong>. Le terre che abitano vengono sfruttate dai sámi per la pesca, la caccia e l’allevamento di renne. La Svezia però, come molte imprese e istituzioni, considera queste terre selvagge e inabitate. (<a href="https://www.internazionale.it/notizie/ula-idzikowska/2022/06/10/svezia-colonialismo-verde" target="_blank">Internazionale</a>)</p>
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