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	<title>magzine &#187; contagi</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Vaiolo delle scimmie: ecco perché non dobbiamo allarmarci</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2022 14:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Eugenia Durastante]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[#Covid]]></category>
		<category><![CDATA[contagi]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Pregliasco]]></category>
		<category><![CDATA[vaiolo delle scimmie]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ormai accertati sei casi di contagio da vaiolo delle scimmie: i pazienti sono stati presi in carico dall&#8217;Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, mentre due casi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="818" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/05/chimpanzee-88994_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="chimpanzee-88994_1280" /></p><p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><mark class='mark mark-yellow'>Sono ormai accertati sei casi di contagio da vaiolo delle scimmie: i pazienti sono stati presi in carico dall&#8217;Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, mentre due casi positivi &#8211; e isolati nella loro abitazione &#8211; sono stati registrati a Milano, in carico agli ospedali San Raffaele e Sacco</mark>. Il virus è<strong> </strong>cugino del vaiolo umano, la cui vaccinazione, in Italia, è stata sospesa a partire dal 1977 e ufficialmente abrogata nel 1981. Il vaiolo tradizionale è conosciuto fin dalla fine degli anni Cinquanta e causa malattie anche in alcuni animali. Questo vaiolo è detto &#8220;della scimmia&#8221; perché la scimmia è stata il primo mammifero in cui si è riscontrato, ma in realtà i vettori della malattia per l&#8217;uomo sono i ratti, i canidi e gli scoiattoli.</span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><mark class='mark mark-yellow'>«Sono abbastanza ottimista: saremo capaci di gestire anche questa situazione».</mark> Esordisce così <strong>Fabrizio Pregliasco</strong>, virologo e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano. «Nel passato qualche epidemia di vaiolo delle scimmie c’è stata, in Israele e in Inghilterra, ma si è risolta. <mark class='mark mark-yellow'>La situazione attuale, quindi, credo debba essere vista con preoccupazione ma senza creare allarmismo. È importante offrire una comunicazione utile e bilanciata alla comunità dei cittadini».</mark></span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Com’è arrivato in Italia il vaiolo delle scimmie?</b></span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">«I casi attuali, anche se non tutti, sono collegati a<mark class='mark mark-yellow'>un passaggio numericamente cospicuo di persone nelle isole Canarie dove, presumibilmente, qualche paziente, in quel contesto, è arrivato dall’area endemica</mark> e ha fatto poi da diffusore».</span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Come si contrae il vaiolo?</b></span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">«La via di trasmissione di questo virus è costituita dai droplets, già conosciuti con il Covid. Per infettarsi bisogna stare vicini per lungo tempo, ma<mark class='mark mark-yellow'>la via principale di contagio sono le vescicole e il liquido in esse contenuto</mark>. Inoltre, anche l’attività sessuale genera una possibilità di contaminazione sia per la vicinanza del contatto che per il rischio di sfregamento».</span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Quali sono i sintomi? Come si cura?</b></span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">«La malattia è ben caratterizzabile con<mark class='mark mark-yellow'>febbre, mal di testa, mal di schiena, linfonodi ingrossati e visibili ad occhio nudo</mark>. In particolare si presentano sulla cute bolle a grappolo sul viso, sul tronco, sui genitali e anche sul palmo delle mani e sotto la pianta dei piedi. Nell’attesa della perdita delle vescicole e delle croste, in passato sono stati utilizzati e possono tuttora essere usati dei farmaci antivirali sperimentali che sono già disponibili perché efficaci anche su altri tipi di virus simili».</span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><b>In Italia, contro il vaiolo umano, non ci si vaccina più dal 1977. C’è il rischio che il vaccino sia quindi “vecchio”?</b></span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">«Il vaccino utilizzato in quegli anni effettivamente ha una serie di eventi collaterali che oggi non sarebbero gestibili e accettabili, ma <mark class='mark mark-yellow'>adesso siamo arrivati alla terza generazione di un vaccino, lo stipite Ankara, che ha sicuramente caratteristiche migliori.</mark> Ci sono anche altri vaccini sperimentali e linee di ricerca di vaccini RNA con la stessa operatività e lo stesso meccanismo di vaccinazione contro il Covid».</span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Quanto dobbiamo preoccuparci?</b></span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><mark class='mark mark-yellow'>«Abbiamo già visto che la natura ci riserva sempre delle sorprese, ma ad oggi possiamo dire che conosciamo già questo virus.</mark> Non è nuovo, è endemico in Africa con alcune migliaia di casi ogni anno e, nel recente passato, ci sono già state delle situazioni con piccoli focolai in alcuni Stati, focolai che si è riusciti a contenere. Inoltre, <mark class='mark mark-yellow'>con la pandemia da Covid abbiamo imparato l’importanza della connessione fra istituzioni e la capacità di tracciamento del contagio. Continuare a monitorare la situazione può aiutarci ad evitare problemi di sanità pubblica rilevanti».</mark></span></span></p>
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