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	<title>magzine &#187; #checking</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Contro le fake-news l&#8217;arma in più è il crowdsourcing</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2020 08:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Federica Magistro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2020/10/personal-3285993_1920.png" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="personal-3285993_1920" /></p><p>Finora, <strong>Facebook</strong> ha esternalizzato il processo di verifica delle notizie che circolano sulla piattaforma, affidandolo a testate giornalistiche e società specializzate. Alcuni studiosi dell&#8217;Mit hanno però avanzato l’ipotesi che anche un gruppo di persone comuni potrebbe svolgere il compito di  fact-checker in modo efficace.</p>
<p>Lo studio (realizzato da <strong>Jennifer Allen</strong>, <strong>Antonio A. Arechar</strong>, <strong>Gordon Pennycook</strong> e <strong>David G. Rand</strong> in collaborazione con il team della <strong>Community Review</strong> di Facebook e finanziato dalla <strong>Hewlett Foundation</strong>) parte da due presupposti: <mark class='mark mark-yellow'>in primo luogo, chi si occupa di fact-checking come professione non può tenere il passo con la grande quantità di disinformazione prodotta ogni giorno; in secondo luogo, è un pensiero condiviso da molti che i fact-checker siano di parte.</mark></p>
<p><mark class='mark mark-yellow'> La soluzione proposta è l’utilizzo del «<em>giudizio del popolo</em>», trasformando gruppi di persone comuni e di diversi orientamenti politici in fact-checker laici. </mark> Per dimostrare che questa strada sia percorribile, sono stati fatti analizzare 207 articoli, prima da 3 fact-checker professionisti e poi da 1.128 americani iscritti alla <strong>Amazon Mechanical Turk</strong>- il servizio di crowdsourcing di <strong>Amazon Web Services </strong>che si occupa di coordinare le intelligenze umane che i computer non possono ancora eguagliare. Questi ultimi hanno tratto le loro conclusioni limotandosi a leggere i titoli e i lead degli articoli. Ne è emerso che: <mark class='mark mark-yellow'>le valutazioni del gruppo di laici corrisponde, nella maggior parte dei casi, alle valutazioni medie dei professionisti; che fattori come le capacità riflessive, le conoscenze politiche e un orientamento politico democratico tra i non professionisti sono collegati ad una concordanza con le valutazioni dei professionisti.</mark></p>
<p>Il fatto che il team di verifica delle news su Facebook non riesca a coprire tutti gli articoli che circolano sulla piattaforma è rilevante. A tal proposito, la testata <strong>The Hill</strong> ha intervistato le sei società di fact-checking che lavorano per Facebook U.S. Nel 2019, <strong>Lead Stories </strong>ha contato tra i 60 e i 70 contenuti verificati al mese mentre <strong>PolitiFact</strong>  si è fermata 50 al mese. <strong>Check Your Fact</strong>  ne ha certificate 49 al mese mentre <strong>Factcheck.org</strong> e  <strong>Science Feedback</strong>  ne hanno controllate rispettivamente 20 e 8 nello stesso periodo di tempo. L&#8217;<strong>Associated Press</strong> non ha voluto fornire informazioni dettagliate, ma da quanto si evince dalla pagina web, i suoi tre fact-checker hanno verificato otto contenuti a testa negli ultimi due mesi, per un totale di 12 contenuti in media al mese.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Nel complesso si contano circa 200 contenuti analizzati mensilmente: un numero insufficiente per una piattaforma che ospita più di 2 miliardi di utenti e che produce un numero di post e di condivisioni assai più alto.</mark> Star dietro a questa massa di contenuti è impossibile. E questo crea ulteriori problemi: in assenza di un alert, un contenuto falso non verificato viene accettato implicitamente come vero. Inoltre, contenuti segnalati come falsi non vengono ritenuti tali a causa della mancanza di fiducia nei confronti dei fact-checker.</p>
<p>Il lavoro di pochi laici può eguagliare quello dei professionisti. Tuttavia, <mark class='mark mark-yellow'>il <em>crowdsourcing</em> non può sostituire il lavoro dei fact-checker, ma costituirebbe solo un tassello all’interno del’immenso puzzle della lotta contro le fake-news.</mark></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per approfondire, continua a leggere su <a href="https://www.niemanlab.org/2020/10/crowds-of-regular-people-are-as-good-at-moderating-fake-news-on-facebook-as-professional-fact-checkers/">Niemanlab</a></strong></p>
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