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	<title>magzine &#187; business</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Valerio Bassan: interoperabilità in soccorso della rete</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 10:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Panzeri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Valerio Bassan è stato tra i banchi di questa scuola di giornalismo e nella chiacchierata con lui i ricordi che riemergono sono molti. Una volta diventato giornalista professionista, la sua ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1000" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/bassan.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Immagine: Chiarelettere" /></p><p><strong>Valerio Bassan</strong> è stato tra i banchi di questa scuola di giornalismo e nella chiacchierata con lui i ricordi che riemergono sono molti. Una volta diventato giornalista professionista, la sua carriera si è evoluta notevolmente e l’ha portato a diventare, come racconta lui stesso, «una sorta di strategist»: si occupa di consulenze per alcune testate giornalistiche, soprattutto sul tema della sostenibilità economica. Ha creato anche una newsletter, <a href="https://ellissi.email/">Ellissi</a>, in cui scrive di futuro dei media ed economia digitale. «A un certo punto mi sono reso conto che l’argomento in realtà faceva parte di un discorso ben più grande che è quello dei modelli business di Internet». Da qui l’idea del libro <strong><em>Riavviare il sistema. Come abbiamo rotto Internet e perché tocca a noi riaggiustarlo</em></strong>: <mark class='mark mark-yellow'>«Stiamo attraversando un momento in cui i modelli che hanno caratterizzato il web negli ultimi 15 o 20 anni si sono evoluti – prosegue – voglio provare ad aiutare le persone per far capire loro cosa è successo e cosa possiamo fare per migliorare l’attuale scenario».</mark>  Cosa c’è, quindi, di sbagliato oggi?</p>
<h3>L&#8217;interoperabilità contro il monopolio</h3>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Tutto ruota attorno ai dati che noi utenti forniamo alle varie piattaforme sulle quali siamo registrati. «Siamo cresciuti con la percezione che online fosse tutto un po’ gratuito, informazione e intrattenimento inclusi. Ora le cose stanno cambiando e ci siamo resi conto del valore, anche economico, dei dati».</mark> Bassan precisa che questa presa di coscienza è stata possibile dopo i grandi scandali che hanno coinvolto le piattaforme a livello di privacy.</p>
<p>Per provare a spiegare il reale funzionamento di Internet oggi, l’autore utilizza nel libro un parallelismo con la <strong>micorriza</strong>, ovvero «una rete sotterranea di interscambio di sostanze alimentari e segnali di pericolo tra funghi e piante». La domanda sorge quasi spontanea: cosa hanno in comune la micorriza e il web? Per Bassan questo concetto deve essere visto come un paragone con quello di <strong>interoperabilità</strong>, «una delle chiavi più importanti» della rete. Ecco quindi che quest’ultima, un po’ come le piante e i funghi, dovrebbe essere un tessuto in grado di connettere diversi servizi.</p>
<p>La realtà è però diversa: <mark class='mark mark-yellow'>«Siamo in un’esperienza di Internet molto incentrata sui grandi monopoli delle cosiddette <em>Big Tech</em>, che sono essenzialmente delle piattaforme chiuse: hanno tantissimi soldi, tanto potere e quindi capacità di uccidere la competizione. Traggono poi un beneficio molto grande dalla quantità di dati che hanno e dal modo in cui poterli sfruttare».</mark> Secondo Bassan proprio l’interoperabilità sarebbe la giusta ricetta per rendere queste realtà meno monopolistiche, rimettendo anche le persone più al centro della cosiddetta <strong><em>user experience</em></strong>, di modo che lo scambio di dati non sia più di proprietà privata «ma in qualche modo nostro: non c’è nessun male a condividerli, ma dobbiamo avere un maggiore controllo di ciò che stiamo mettendo in comune».</p>
<p>Nonostante questi giganti della tecnologia, tra cui Google e Meta, sembrino quasi inattaccabili, Valerio Bassan spiega come il momento attuale sia invece propizio per provare a invertire questa tendenza e rendere quindi meno chiuse le piattaforme. «La pandemia ha sicuramente esplicitato quanto la rete sia fondamentale per il mantenimento del tessuto sociale. <mark class='mark mark-yellow'>Quello che io auspico nel libro è che noi ci rendiamo conto di essere non solo utenti, ma proprio consumatori di questa tecnologia»</mark>. La speranza di Bassan è che usando le piattaforme con un’ottica diversa ci sia più «responsabilità personale» nel fare delle scelte per mettere anche pressione a un mondo politico che più volte si è disinteressato della questione lasciando così le <em>Big Tech</em> libere di prosperare.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Negli ultimi anni, ci racconta Bassan, sono nate diverse piattaforme interoperabili e in cui l’utente è stato rimesso al centro.</mark> Una è <a href="https://joinmastodon.org/it">Mastodon</a>: “Social media radicalmente diverso, di nuovo nelle mani delle persone” recita parte del motto nella home page. Stanno nascendo anche dei sistemi alternativi a <strong>YouTube</strong>, tra cui <a href="https://peertube.uno/">PeerTube</a>. La logica del sistema senza barriere è rappresentata da <a href="https://texts.com/">Texts.com</a>: «è di proprietà di Automattic, si tratta di una piattaforma su cui con un solo login si può comunicare su tutte le altre: puoi inviare e ricevere messaggi da <strong>WhatsApp</strong>, <strong>Instagram</strong>, <strong>Telegram</strong>; è un concetto abbastanza rivoluzionario, di rottura di queste barriere e di apertura dei grandi blocchi che favoriscono il monopolio».</p>
<h3>Giornalismo e modelli di business</h3>
<p>Oltre che parlare del suo nuovo libro, Bassan ci ha fornito alcune personali prospettive sull’attuale situazione del giornalismo, legata alla necessità di trovare dei nuovi modelli economici per la rete. <mark class='mark mark-yellow'>«Non c’è mai stato così tanto giornalismo disponibile. La quantità di persone raggiunte da contenuti di informazione è oggettivamente molto più alta rispetto a 50 anni fa: la barriera di accesso è molto più bassa, non devi per forza acquistare un quotidiano o collegarti a quell’ora specifica per il telegiornale».</mark></p>
<p>Piattaforme e mondo dell’informazione sono strettamente collegati tra loro, spiega Bassan: il web ha inglobato gran parte del business che sosteneva storicamente i giornali. «<strong>Oggi molte testate si sono affidate a modelli pubblicitari che però richiedono tanti utenti per monetizzare. Questi contributi faticano ad arrivare</strong>». Il momento non è quindi dei migliori: molte piattaforme, tra cui Facebook, stanno disinvestendo sull’informazione e anche i giornali, secondo Valerio, devono «coltivare una community specifica: i<strong>l tempo del generalismo assoluto è finito</strong>, solo poche testate riescono a sopravvivere rivolgendosi a tante persone convertendole in abbonati». Allo stesso tempo, però, <mark class='mark mark-yellow'>ci sono molti divulgatori e <em>content creator</em> che senza il sostegno di una redazione alle loro spalle fanno informazione riuscendo ad avere un seguito sufficiente nelle loro nicchie così come testate medio piccole che con un modello di business sostenibile riescono a fornire contenuti di qualità ai loro abbonati.</mark></p>
<p>In chiusura della nostra chiacchierata abbiamo voluto anche discutere di <strong>X</strong>: quando si chiamava Twitter era popolato da giornalisti, ma ora sembra proprio averne sempre meno. <mark class='mark mark-yellow'>«Musk sta sperimentando una redistribuzione dei proventi pubblicitari ai singoli utenti, se sei abbonato a “X Pro” in base alle <em>view</em> dei tuoi <em>tweet</em> ricevi una sorta di cashback a fine mese». Il risultato? Post sensazionalistici.</mark> Tutto questo meccanismo per Valerio disincentiva la presenza di professionisti dell’informazione che usavano il social alla vecchia maniera, per trovare storie e testimonianze in caso di calamità naturali o grandi avvenimenti: «Non credo che questo faccia bene alla piattaforma sul lungo periodo».</p>
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		<title>LifeGate: una testata tutta dedicata all&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 15:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lavinia Beni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animali]]></category>
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		<category><![CDATA[editoria]]></category>
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		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[LifeGate – Notizie dal mondo della sostenibilità è una testata giornalistica online che promuove un modello di vita quotidiana basato sulla sostenibilità ambientale e offre informazioni incentrate su come riequilibrare ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="900" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Lifegate.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fonte: YouTube LifeGate" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'><a href="https://www.lifegate.it/" target="_blank"><em><strong>LifeGate – Notizie dal mondo della sostenibilità</strong></em></a> è una testata giornalistica online che promuove un modello di vita quotidiana basato sulla sostenibilità ambientale e offre informazioni incentrate su come riequilibrare il rapporto tra l’essere umano, le imprese e il Pianeta.</mark> Pubblica non solo notizie, ma anche curiosità che riguardano temi come l&#8217;ambiente, gli animali, la biodiversità e il rispetto della natura, secondo la filosofia che la caratterizza: «Per noi, la sostenibilità ambientale e umana rappresenta un autentico stile di vita, definisce il nostro modo di stare al mondo e nel mondo, un atteggiamento incentrato sulla civiltà della consapevolezza e sulla concretezza del fare».</p>
<div id="attachment_58628" style="width: 246px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-58628 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/IMG_6739-246x300.jpg" alt="Fonte: Instagram LifeGate" width="246" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Instagram LifeGate</p></div>
<p><mark class='mark mark-yellow'><em>LifeGate</em> nasce nel 2000 per iniziativa dell&#8217;imprenditore <strong>Marco Roveda</strong>, fondatore e presidente della testata, che per il progetto prende spunto dalla sua precedente esperienza con la <strong>Fattoria Scaldasole</strong>, la prima azienda negli ani Ottanta a proporre prodotti biologici per la grande distribuzione.</mark></p>
<p>L’attività inizia con il network d’informazione <em><strong>LifeGate.it</strong></em> e <em><strong>LifeGate Radio </strong></em>e dal 2017 diventa una <strong>società benefit</strong>: oltre all&#8217;obiettivo di fare utile, ambisce, cioè, ad avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. <em>LifeGate Radio</em> è trasmessa in FM in più Regioni d&#8217;Italia, e non solo: in Lombardia, nel Canton Ticino, in Toscana, nel Piemonte orientale e a Torino. La radio si può ascoltare anche via web, app o attraverso i podcast, che raccolgono &#8220;storie dal mondo della sostenibilità ambientale e sociale&#8221;.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Negli anni <em>LifeGate</em> ha promosso molte <a href="https://www.lifegate.it/iniziativa" target="_blank">iniziative</a>: nel 2002 ha avviato il progetto <strong>&#8220;Impatto Zero&#8221;</strong>, il primo al mondo per l’attuazione volontaria del Protocollo di Kyoto. Tra quelle più recenti ci sono, invece &#8220;<strong>LifeGate PlasticLess&#8221;</strong>, del 2018, e <strong>&#8220;LifeGate Circle&#8221;</strong>, del 2019.</mark> Se la prima mira a ridurre l’inquinamento da plastiche e microplastiche nei mari, la seconda rappresenta il più ampio network di informazione italiano dedicato ai temi della sostenibilità.</p>
<div id="attachment_58626" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img class="wp-image-58626 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/Schermata-2022-06-10-alle-21.20.531-300x157.png" alt="Fonte: LifeGate.it" width="300" height="157" /><p class="wp-caption-text">Fonte: LifeGate.it</p></div>
<p>I contenuti giornalistici della testata sono divisi per <strong>categorie</strong>: ambiente, animali, energia, alimentazione naturale, mobilità,  turismo, economia, arte e cultura, salute, tecnologia e ambiente, società e lifestyle. Tra i longform, articoli più lunghi e di taglio narrativo, si trovano anche storie bizzarre di animali o di alberi millenari.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>Un altro obiettivo di <em>LifeGate</em>, che coincide con la mission aziendale, è lo sviluppo di strategie di <strong>sviluppo ecosostenibile</strong>,</mark> così nel 2006 nasce <strong>LifeGate Consulting &amp; Media</strong>, l&#8217;attività con cui<em> LifeGate </em>aiuta le imprese a migliorare la propria sostenibilità offrendo attività di consulenza, comunicazione strategica e sostegno ai progetti ambientali. Grazie a questa importante inziativa, la testata è considerata il punto di riferimento in Italia per lo sviluppo sostenibile.</p>
<p><mark class='mark mark-yellow'>LifeGate è presente anche sulle piattaforme social, dove il suo profilo più accattivante è quello di <strong>Instagram</strong>, che conta circa 289mila followers.</mark>I post appaiono con grafiche ben ordinate e con poche scritte, le immagini e i reel di ambienti naturali e animali sono di alta qualità. L’occhio è catturato dai colori e dalla grafica essenziale: così, attraverso poche, ma fondamentali informazioni, l&#8217;utente è invogliato a contribuire a fare la propria parte per salvare il nostro Pianeta.</p>
<div id="attachment_58627" style="width: 248px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-58627 size-medium" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/06/IMG_6741-248x300.jpg" alt="Fonte: Instagram LifeGate" width="248" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fonte: Instagram LifeGate</p></div>
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		<title>NFT, nuova fonte di guadagno per gli editori di giornali</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 15:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Miniutti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News Lab]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
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		<description><![CDATA[Insieme all&#8217;elenco annuale delle cento persone più ricche del mondo, l&#8217;11 aprile 2022 la rivista Forbes ha pubblicato per i suoi abbonati la sua ultima collezione di NFT, il Forbes ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1366" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2022/04/51060556503_36862758a5_k.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Credits: Marco Verch via Flickr" /></p><p style="font-weight: 400;">Insieme all&#8217;elenco annuale delle cento persone più ricche del mondo, l&#8217;<strong>11 aprile 2022</strong> la rivista <em>Forbes</em> ha pubblicato per i suoi abbonati la sua ultima collezione di NFT, il <em>Forbes Virtual NFT Billionaires</em>, costituita da cento ritratti<span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> in versione &#8220;cartoon&#8221; degli stessi miliardari.</span> <span style="color: #000000;">I</span></span> <em>Non Fungible Tokens</em> sono stati venduti a 0,25 ETH l’uno, che equivale a 765 dollari, in meno di un giorno. Questo significa che <span style="color: #000000;">l&#8217;a</span>mmontare totale convertito di 25 Ether – criptovaluta seconda per importanza solo al Bitcoin – ha portato circa 77mila dollari nelle casse del giornale statunitense. <mark class='mark mark-yellow'><span style="color: #000000;">I guadagni ottenuti da questi oggetti digitali non si fermano, tuttavia, alla semplice vendita, ma provengono anche dal mercato secondario: <em>Forbes</em>, ad esempio, guadagna una royalty del 10 per cento da ogni rivendita di token che emette.</mark></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Il mercato degli NFT, che nel 2021 è risultato assai proficuo, quest’anno ha registrato un leggero declino. Dei cento “gettoni” di <em>Forbes</em>, per ora solo 14 sono stati rivenduti, anche se a un costo medio di circa 6,9 volte superiore al loro prezzo di vendita originale. Ciò significa che, stando a calcoli approssimativi, nelle tasche della rivista sono entrati più di 73mila dollari dal mercato secondario, cioè l&#8217;equivalente di 23,99 ETH.</p>
<div align="center">
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="en">What is a Forbes Virtual NFT Billionaire ? Find out! <a href="https://t.co/eJ2rfqiVod">https://t.co/eJ2rfqiVod</a> <a href="https://t.co/Xt7TyFXs7H">pic.twitter.com/Xt7TyFXs7H</a></p>
<p>— Forbes Crypto (@ForbesCrypto) <a href="https://twitter.com/ForbesCrypto/status/1517809762838228992?ref_src=twsrc%5Etfw">April 23, 2022</a></p></blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><script src="https://platform.twitter.com/widgets.js" async="" charset="utf-8"></script></p>
</div>
<p>Il trend negativo porta molti a pensare che siamo vicini allo scoppio di una bolla generata dal mercato di questi contenuti digitali esclusivi, ma è troppo presto per dirlo. Il <strong>20 aprile 2022</strong> il prezzo medio di vendita di un NFT si attestava attorno ai 1.700 dollari, cifra ben lontana dal picco medio più alto di sempre di 6.900 dollari, registrato il 2 gennaio 2022.</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Il mercato degli NFT sembra interessare soprattutto quei token che creano un senso di comunità e di esclusività, come quella nata attorno alla collezione “Bored Ape Yacht Club”. Così, anche l&#8217;editore <em>Time</em> ha creato il proprio gruppo, “TIMEPieces”<em>, </em>che prevede eventi privati sul canale dedicato Discord, la possibilità di ottenere biglietti per conferenze e altre occasioni di networking.</mark> Inoltre, i possessori di NFT possono collegare i loro portafogli di criptovalute a Time.com e ottenere un abbonamento digitale al sito web come bonus. Tutto questo consente ora a <em>Time </em>di guadagnare il 60 per cento del denaro ricavato dalle vendite di NFT dal suo mercato secondario. E di rientrare, così, fra quei giornali che creano una community oltre quella tradizionale dei lettori, per includere anche gli entusiasti del cosiddetto “Web3”, basato sul meccanismo della blockchain.</p>
<p>&#8220;L&#8217;aspetto dell&#8217;utilità e quello dell&#8217;intrattenimento convergeranno&#8221;, sostiene Vadim Supitskiy, Chief technology officer di <em>Forbes</em>, che aggiunge: «Gli NFT diventeranno biglietti per eventi virtuali e nel metaverso e serviranno come chiave di accesso per gli abbonamenti, fino alla fusione dell&#8217;era del Web2, dominata dalle big tech e dai contenuti generati dagli utenti, con quella del Web3».</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: center;"><strong>Per saperne di più, continua a leggere su <a href="https://digiday.com/media/publishers-secondary-market-strategy-what-happens-when-the-monetary-appeal-of-nfts-isnt-enough/%20" target="_blank">Digiday.com</a>.</strong></p>
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