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	<title>magzine &#187; Book Pride</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>LO STORYTELLING SPORTIVO INVADE IL BOOK PRIDE</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 07:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Piga]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’elogio del successo regna. Lo scatto è alla medaglia; la coppa si merita il like; si condividono i festeggiamenti. Alle esitazioni e ai tormenti, ai bivi e agli intralci è ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="6000" height="4000" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/DSC00119.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Una parte dei libri esposti dalla casa editrice 66thand2nd al Book Pride 2024. Foto: Serena Curci/Magzine" /></p><p>L’elogio del successo regna. Lo scatto è alla medaglia; la coppa si merita il <em>like</em>; si condividono i festeggiamenti. Alle esitazioni e ai tormenti, ai bivi e agli intralci è concesso il margine. Si devono stoppare come fa la guardia sotto canestro, dribblare alla maniera del fantasista a ridosso dell’area di rigore, mettere alle corde e KO alla stregua di un pugile. L’oscurità sia confinata nelle camere degli alberghi e negli spogliatoi; splenda la luce e si brindi solo alla vittoria in mondovisione. È il paradigma dello <strong>storytelling sportivo</strong> che una porzione dell’editoria indipendente italiana aspira a ribaltare. Indirizza lo sguardo, riflette e indaga sul retropalco, in cui germogliano i crucci degli atleti di ogni disciplina, nei libri che espone al <a href="https://www.bookpride.net/"><strong>Book Pride 2024</strong></a> di Milano.</p>
<p>Nell’ottava edizione, la letteratura e le competizioni agonistiche (solitudine, crolli e risalite, rivalità) si congiungono nel <strong>Book Sport</strong>, la prima sezione dedicata all’ambito. La decisione di riservargli uno spazio, il cui curatore speciale è l’ex cestista <strong>Luigi “Gigi” Datome</strong>, è maturata perché, negli ultimi anni, «lo sport ha assunto una dimensione che travalica i confini del tifo, riservata, soprattutto, al calcio maschile. Accanto a film, documentari e podcast di “matrice” sportiva, le storie legate allo sport sono protagoniste di un’esplosione in libreria. Stanno diventando un genere alla pari di fantasy e romance. Il numero degli editori è crescente, come l’interesse di un pubblico trasversale, che coinvolge anche giovani e giovanissimi», motiva, a <em>Magzine</em>, <strong>Isabella Ferretti,</strong> presidente del Festival e fondatrice-editrice di <a href="https://66thand2nd.com/password"><strong>66thand2nd</strong></a>.</p>
<div id="attachment_71150" style="width: 658px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/Book-Pride-Milano-2024-Fiera-Nazionale-dell-editoria-indipendente-a-Milano.jpeg"><img class="wp-image-71150" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/Book-Pride-Milano-2024-Fiera-Nazionale-dell-editoria-indipendente-a-Milano-1024x580.jpeg" alt="La locandina del Book Pride 2024. Foto: Book Pride 2024" width="658" height="373" /></a><p class="wp-caption-text">La locandina del Book Pride 2024. Foto: Book Pride 2024</p></div>
<p>Il motto della manifestazione, <em>Cosa vogliamo</em>, si può traslare in una domanda per scoprire le richieste dei lettori e gli obiettivi delle case editrici, che tentano di esaudirle e arricchiscono il programma della rassegna con confronti tra scrittori e presentazioni delle ultime stampe: «La caduta e il riscatto di personaggi sportivi creano un formidabile sentimento di empatia che consente al lettore di rispecchiarsi nelle difficoltà dei propri idoli. E offrono una dimensione alternativa, non priva di ombre, a una società disorientata e spaurita, alle prese con problemi schiaccianti», spiega, a poche ore dai giri di chiave che schiudono i cancelli dello Superstudio Maxi, Ferretti.</p>
<p>Ci si addestra negli stand e, di fronte ad alcuni, si palesa un album di figurine di carta. La loro disposizione spedisce un messaggio, che ha le fattezze di un’esortazione: le segregazioni d’epoca, di sport, d’età e genere degli atleti non sono tollerate. Le classifiche sono inesistenti: qualunque gesto tecnico, vincente o velleitario, ogni sofferenza, alleviata o implacabile, qualsivoglia traguardo, conquistato o mancato, sono degni della stessa considerazione.</p>
<p>Nel padiglione allestito dalla <a href="https://www.labdfg.it/"><strong>Lab DFG – Sport tra le righe</strong></a>, i libri innescano dialoghi: lo sguardo insicuro di Ayrton Senna s’incrocia con quello agguerrito di Nikola Jokić; le mani nastrate di un/una pallavolista sfiorano il guantone sollevato da Rocky Marciano. «Il nostro mantra è: si scrive sport, si legge vita. Puntiamo sulle storie di qualità, in grado di trasmettere alle future generazioni che i valori dello sport corrispondono a quelli della vita. Ogni disciplina ha un fascino particolare. Perciò, quando parliamo di “sport tra le righe”, intendiamo campioni e campionesse i cui insegnamenti, tratti da vittorie e sconfitte, vanno oltre il campo o la pista, ma si ripresentano nella quotidianità», afferma, a <em>Magzine</em>, <strong>Giovanni Di Giorgi</strong>, numero uno della casa editrice, fondata nel 2019, che assegna il Premio di Letteratura Sportiva Invictus.</p>
<div id="attachment_71148" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/DSC00123.jpg"><img class="wp-image-71148 size-large" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/DSC00123-1024x682.jpg" alt="Lo stand della casa editrice Lab DFG – Sport tra le righe al Book Pride 2024. Foto: Serena Curci/Magzine" width="1024" height="682" /></a><p class="wp-caption-text">Lo stand della casa editrice Lab DFG – Sport tra le righe al Book Pride 2024. Foto: Serena Curci/Magzine</p></div>
<p>Sui banchetti della <a href="https://capovolte.it/"><strong>Capovolte</strong></a>, invece, c’è una schiera di volti di donne: quello, col caschetto da ciclista, di Silvia Grua; quello, contratto dalla tensione, della ginnasta Arianna Rocca; quelli, un po’ taciuti dall’hijab, di alcune atlete musulmane, la <em>boxeuse</em> Hasna Bouyij e la giocatrice di pallacanestro Hasnaa Bouyi. Sulle loro biografie, che oltrepassa la sfera agonistica, sono fondati tre dei libri che compongono la collana <em>Dinamica</em>, la finestra sullo sport femminile aperta nell’anno dell’istituzione, il 2019. Di cui la titolare, <strong>Ilaria Leccardi</strong>, indica gli intenti a <em>Magzine</em>: «Nasce dalla consapevolezza che nella narrazione italiana dello sport femminile ci sia ancora strada da fare in termini d’attenzione e correttezza del linguaggio utilizzato. Bisogna far comprendere l’importanza dello sport anche in contesti femministi e di una prospettiva femminista e antidiscriminatoria. Il focus sulla ginnastica, dove i corpi sono messi alla prova e modellati fin da giovanissimi, risale al mio trascorso sportivo. La bicicletta, invece, è uno strumento straordinario di emancipazione».</p>
<div id="attachment_71157" style="width: 782px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/f78b65cc-4162-4d21-a7a1-e644332e8061.jpg"><img class="wp-image-71157 " src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/f78b65cc-4162-4d21-a7a1-e644332e8061-1024x768.jpg" alt="I libri della collana Dinamica pubblicata da Capovolte. Foto: Ilaria Leccardi/Capovolte" width="782" height="587" /></a><p class="wp-caption-text">I libri della collana Dinamica pubblicata da Capovolte. Foto: Ilaria Leccardi/Capovolte</p></div>
<p>Di Giorgi e Liccardi concordano sulla potenza dello storytelling sportivo che, facendo anche leva sulla richiesta dei lettori, può contribuire alla sensibilizzazione di questioni distanti – all’apparenza – dallo sport. Perché, per il primo, «è metafora sia dell’incontro, nel rispetto, di diversità e fragilità, sia della possibilità di gioire delle affermazioni e trovare insegnamento dalle sconfitte». Sulla stessa lunghezza d’onda è la sua collega: «È uno specchio abbastanza limpido della società in cui viviamo, dove risuonano aspetti positivi, come emancipazione e conquiste, ma anche negativi, tipo discriminazioni, forme di razzismo e sessismo».</p>
<p>Affrontano i momenti spartiacque, che stabilizzano o dirottano l’esistenza, anche i mezzi di comunicazione che espongono quelli dell’uomo e, in particolare, dello sportivo. Uno di questi è la televisione, il cui legame col calcio – sbocciato oltre settantanni fa – è ripercorso da <strong>Giorgio Simonelli</strong> in <em>Quasi gol. Storia sentimentale del calcio in tv</em> (<a href="https://www.mannieditori.it/">Manni Editori</a>). Il docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – che ha dialogato con Bruno Gambarotta sui “Settant&#8217;anni di RAI tra sport e varietà” al Book Pride 2024 – ci spiega quali siano stati i fattori che hanno mutato il racconto televisivo calcistico in Italia: «Il primo è la discesa in campo di Fininvest, che ha trasformato il calcio in un prodotto da offrire senza limiti al pubblico e, di conseguenza, agli inserzionisti; l’altro è l’avvento della pay-TV, che è diventata padrona delle competizioni calcistiche, decidendone la distribuzione nel tempo, come dimostra lo “spezzatino”».</p>
<div id="attachment_71147" style="width: 654px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/IMG_5074.jpg"><img class="wp-image-71147" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/IMG_5074-1024x1024.jpg" alt="Da sinistra a destra, Bruno Gambarotta conversa con Giorgio Simonelli durante il panel “70 anni di RAI tra sport e varietà”. Foto: Manni Editore/Instagram" width="654" height="654" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra a destra, Bruno Gambarotta conversa con Giorgio Simonelli durante il panel “70 anni di RAI tra sport e varietà”. Foto: Manni Editori/Instagram</p></div>
<p>Di pari passo, è stata investita dalla rivoluzione digitale, che potrebbe incidere ancora sulla fruizione delle partite: «Da qualche stagione, la forma di rappresentazione del calcio si è stabilizzata su un modello diffuso all’inizio del secolo: prevede molte telecamere, inquadrature con punti di vista diversi e che insistono sul pubblico, montaggio serrato, tanti replay. La visione non è più dalla tribuna, ma da molto più da vicino, dal campo: è ciò che non potrà mai vedere se non con il meraviglioso <em>medium</em> in grado di arrivare al dettaglio più invisibile». La novità potrebbe essere «una rappresentazione in diretta della postazione VAR con i dialoghi tra gli arbitri».</p>
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		<title>BOOK PRIDE, COSÌ IL FUMETTO ABBATTE I PREGIUDIZI</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 07:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Curci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Non solo romanzi e saggi a Book Pride: la fiera nazionale dell’editoria indipendente ha spalancato le sue porte anche al mondo del fumetto. Fino a domenica 10 marzo, infatti, chi ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="6000" height="4000" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/03/DSC00106.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="DSC00106" /></p><p>Non solo romanzi e saggi a Book Pride: la fiera nazionale dell’editoria indipendente ha spalancato le sue porte anche al mondo del fumetto. Fino a domenica 10 marzo, infatti, chi ha passeggiato tra gli stand del Superstudio Maxi di Milano, ha potuto conoscere il mondo della nona arte che, a molti, appare ancora distante.</p>
<p>Ma i <em>comics</em> sono più di semplici disegni: molti di questi, infatti, possiedono la stessa potenza ed efficacia comunicativa dei più tradizionali libri di letteratura. Forse, perché come spiega <strong>il fumettista e illustratore Cristian Neri</strong> «ciò che conta non è l’estetica, ma la storia: è il messaggio che si vuole veicolare a essere centrale». L’artista, durante il panel <em>Raccontare a fumetti</em> lo spiega a un pubblico di liceali che si pone la fatidica domanda &#8220;cosa voglio fare da grande?&#8221;.  Alcuni fanno qualche schizzo con una matita mentre il fumettista parla, altri osservano il foglio bianco di fronte a loro con incertezza. <mark class='mark mark-yellow'>«Se volete intraprendere questa carriera, ricordatevi una cosa: apprezzate l’arte a 360 gradi. Musica, cinema e letteratura devono essere i vostri maestri», aggiunge Neri.</mark> E fuori dalla piccola sala colma di giovani fumettisti ancora acerbi, sono esposte le opere dei disegnatori che ce l’hanno fatta.</p>
<p><span class='quote quote-left header-font'>Book Pride è la fiera nazionale dell&#8217;editoria indipendente, ogni anno a Milano in marzo. Tra gli stand più apprezzati, tutta la sezione su fumetti e graphic novel.</span></p>
<p>Seppur orientati verso romanzi e saggistica, anche <strong>i ragazzi di <em>Marotta &amp; Cafiero</em></strong> possiedono nel loro catalogo qualche fumetto. Il loro stand, decorato con colori vivaci e vibranti, profuma di speranza e fiducia nei confronti di un futuro ancora incerto. Ed è la storia personale di questa piccola casa editrice napoletana a orientare le loro scelte lavorative: «Arriviamo da Scampìa e abbiamo dedicato il nostro lavoro ad Antonio Landieri, ucciso per errore durante un regolamento di conti tra clan», spiega Luca Arenella, responsabile <em>Fiere e Laboratori</em> della Marotta &amp; Cafiero. <mark class='mark mark-yellow'>Gli <em>spacciatori di libri</em>, così amano definirsi, diffondono cultura e sapere in un’area tristemente nota per essere tra le più grandi piazze di spaccio del territorio.</mark> I loro fumetti sprizzano napoletanità da ogni pagina, ma non è solo la Campania a essere il centro dei loro libri: spesso, infatti, è il racconto dei fragili e dei più deboli a farlo da padrone. È il caso di <em>Handala. Un bambino in Palestina</em> di Naji Ali. Nel 2022 il vignettista già imprimeva su carta l’orrore e la sofferenza del popolo palestinese, in un periodo storico in cui l’Occidente non aveva piena consapevolezza delle condizioni critiche in cui versavano gli abitanti di Gaza.</p>
<p>E a far luce su questioni spesso ignorate dalla collettività sono anche <strong>i ragazzi di <em>Edicola Edizione</em></strong>. <mark class='mark mark-yellow'>«Nasciamo in Cile nel 2013. Per noi le <em>graphic novel</em> sono uno strumento fondamentale per raccontare fatti storici o tematiche sociali che non si affrontano tra i banchi di scuola», racconta Paolo Primavera, fondatore della casa editrice.</mark> Dalla figura di Salvador Allende, fino alle differenti etnie che abitano il Cile e che hanno subito atroci violenze: l’inchiostro diventa strumento di conoscenza per i ragazzi di Edicola. «Per noi è importante dare importanza alla diversità, perché i libri, così come i fumetti, ci permettono di abbattere i pregiudizi e sconfiggere l’indifferenza», aggiunge Primavera.</p>
<p>Tra i corridoi di Book Pride, posizionati uno di fronte all’altro ci sono due stand in cui la fanno da padrona i fumetti più popolari: manga e fantasy.  «La cultura giapponese attrae molto gli italiani, soprattutto i più giovani che si avvicinano ai manga dopo aver visto gli anime, per capirci: i cartoni d’animazione», spiega Matteo Gatti della catena di negozi FunSide. «I più quotati rimangono quelli di trent’anni fa: il re è ancora <em>One Piece</em>, che festeggia il suo venticinquesimo anniversario – spiega Gatti -. Venerdì ci ha lasciati Akira Toriyama, creatore di <em>Dragon Ball</em>: ecco, il suo manga resta tra i più popolari nonostante sia nato nell’84». Se il manga rappresenta la tradizione, l’innovazione la fa il <em>dark fantasy</em> e i ragazzi di <em>Hollow Press</em> lo sanno bene. Il loro stand, vestito di nero e addobbato con delle teste di lupo, attrae giovani vestiti in stile gotico. «Noi siamo comunque una nicchia, però non ci lamentiamo: vendiamo parecchio anche all’estero, forse perché pubblichiamo molto in inglese – spiega <strong>Simone Alberto Grifone</strong> di <em>Hollow Press</em> – È il pubblico del <em>gaming</em>, abituato a giocare e leggere in un’altra lingua, quello che riusciamo ad avvicinare di più». <mark class='mark mark-yellow'>Il fumetto abbraccia generi e pubblici diversi, ma rimane uno strumento fondamentale per unire personalità differenti e far conoscere mondi e tendenze a molti sconosciuti.</mark></p>
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		<title>Karima 2G e la sua storia di corpi, linguaggi, pensieri</title>
		<link>http://www.magzine.it/karima-2g-e-la-sua-storia-di-corpi-linguaggi-pensieri/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 05:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Rossi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Book Pride]]></category>
		<category><![CDATA[corpo nero]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>

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		<description><![CDATA[«Quando ho ottenuto la cittadinanza italiana non ero felice e quel giorno non me la sentivo di festeggiare. Proprio mentre stavo giurando sulla Costituzione, mentre pronunciavo la mia promessa di ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4032" height="3024" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/book-pride-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="book pride copia" /></p><p style="font-weight: 400;">«Quando ho ottenuto la cittadinanza italiana non ero felice e quel giorno non me la sentivo di festeggiare. Proprio mentre stavo giurando sulla Costituzione, mentre pronunciavo la mia promessa di fedeltà al Paese in cui sono nata, un funzionario mi ha chiesto: “Capisci quello che sto dicendo?”. In quel momento sono stata investita da un’umiliazione profonda e ho pensato che non avrei mai potuto essere italiana fino in fondo».</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Anna Maria Gehnyei</strong>, anche nota come <strong>Karima 2G</strong>, è una cantante e autrice di origine liberiana e nata a Roma. La sua è una delle voci che hanno animato questa edizione di <strong>Book Pride 2023</strong>, contribuendo a realizzarne l’intento di «rimarcare che <mark class='mark mark-yellow'>tutto ciò che avviene su questo pianeta riguarda ognuno di noi; che l’altro, il diverso, è solo un’altra parte del noi; che nessun luogo è davvero lontano».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">I quattro percorsi – <strong>Mappe</strong>, <strong>Rifugi</strong>, <strong>Fughe</strong> e <strong>Visioni</strong> – che permettono di orientarsi nella cartina geografica della Fiera invitano infatti a volgere lo sguardo laddove pochi si soffermano e a «sognare quello che ancora non è possibile vedere». Karima 2G ha fatto invece di una di queste mete, trascurate e dimenticate, l’oggetto e il titolo del suo romanzo: <strong><em>Il corpo nero</em></strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span class='quote quote-left header-font'>«La scrittura è stata per me una terapia, attraverso la quale ho imparato ad accettare la bellezza della mia diversità e dare voce a tutti quelli che hanno vissuto una storia simile alla mia», racconta Karima 2G a Book Pride 2023.</span></p>
<p style="font-weight: 400;">«Sin da subito ho sentito che questo corpo era diverso dagli altri corpi – racconta l’autrice –. <mark class='mark mark-yellow'>Mi ponevo delle domande che cambiavano con l’età e si facevano sempre più forti. Domande che mi hanno portata a prendere coscienza della mia fisicità, di come viene vista dagli altri e anche di come tu stesso la vuoi vedere; dell’annullamento cui spesso viene sottoposta, del trauma dell’oggettificazione, della sua riduzione a codice che cancella il senso di identità».</mark> Le parole di Karima sono la prova del valore terapeutico di una scrittura che favorisce la scoperta di sé, l’attraversamento del dolore e il superamento dei blocchi che ne derivano. Il risultato è il racconto di una storia personale che è anche universale: la stessa dei propri antenati, dei propri genitori, dei propri fratelli, di chi «ha vissuto un’esperienza simile ma non ha avuto il coraggio di scriverla».</p>
<div id="attachment_64463" style="width: 4032px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/karima-2g-copia.jpg"><img class="size-full wp-image-64463" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/karima-2g-copia.jpg" alt="Karima 2G in dialogo con la giornalista Sarah Kamsu e la scrittrice Mirfet Piccolo a Book Pride 2023." width="4032" height="3024" /></a><p class="wp-caption-text">Karima 2G in dialogo con la giornalista Sarah Kamsu e la scrittrice Mirfet Piccolo a Book Pride 2023.</p></div>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'><em>Il corpo nero</em> è un libro che narra ciò che non si sa dei ragazzi italiani di origine straniera, quelli che vengono definiti “di seconda generazione”, ponendo a confronto due “<em>mindset</em>” che, alla diversità del pensare in italiano e in liberiano, accostano anche un diverso linguaggio corporeo.</mark> «In un capitolo, per esempio, racconto il mio primo ciclo mestruale: qualcosa che qui è un tabù, in alcuni villaggi africani viene invece celebrato come un rito, perché è qualcosa di veramente importante. Questo ci fa capire come, pur stando in Italia, esista un mondo di pensieri, linguaggi, corpi che ci circonda e che assume tutta un’altra forma».</p>
<p style="font-weight: 400;"><mark class='mark mark-yellow'>Una fiera dell’editoria indipendente che da spazio alla letteratura afro-americana è segnale di un’apertura: quella di saper riconoscere e accettare il cambiamento di società multietniche che risentono dell’apporto culturale dei figli della migrazione.</mark> «Negli <strong>Stati Uniti</strong> c’è molta ricerca e molto interesse in questo senso. Adesso però qualcosa si sta muovendo anche in Italia, soprattutto da parte delle nuove generazioni – Karima crede nel pensiero degli studenti e spesso li incontra –. Mi chiedono scusa, mi dicono che adesso che hanno conosciuto la mia storia faranno qualcosa per cambiare le cose, mi ringraziano. Questo è il potere della letteratura».</p>
<p style="font-weight: 400;">«Per molto tempo ho vissuto con un profondo senso di colpa: per essere nata in Italia, per essere nera, perché i miei genitori hanno subito tutto quello che hanno subito. <mark class='mark mark-yellow'>Adesso ho imparato a riconoscere la bellezza della mia diversità e penso che probabilmente questa vita, come l’ho vissuta, era già scritta così prima che io nascessi, quindi perché sentirmi in colpa?».</mark></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Dal romanzo al riscatto sociale, a Book Pride c&#8217;è anche la musica</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 21:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Galiè]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[#letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Book Pride]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel senso antico e primitivo del termine, la musica non era una scienza particolare, ma comprendeva tutto ciò che si riferiva alle Muse: la danza, la poesia, ogni arte atta ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1536" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2023/03/WhatsApp-Image-2023-03-12-at-12.01.06.jpeg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="Book Pride" /></p><p>Nel senso antico e primitivo del termine, la musica non era una scienza particolare, ma comprendeva tutto ciò che si riferiva alle Muse: la danza, la poesia, ogni arte atta a svegliare l’idea di cosa gradevole e bene ordinata. <mark class='mark mark-yellow'>Un intenso rapporto tra letteratura e musica è dunque sempre esistito, intensificandosi dal secolo scorso con la nascita di generi musicali più popolari. I punti di incontro tra queste due arti sono sempre di più e <strong>Book Pride</strong>, appuntamento per tutta l’editoria indipendente, ne ha rimarcato il connubio, mostrando le differenti modalità con cui la musica ispira e influenza la letteratura al giorno d’oggi.</mark></p>
<p><strong>Nicola H. Cosentino</strong> è uno scrittore, critico e collaboratore del Corriere della Sera. Poco più che trentenne, ha sviluppato l’amore per le parole grazie ai dischi che ascoltava passivamente negli interminabili viaggi nella macchina dei genitori, più che dai libri letti da ragazzo. <mark class='mark mark-yellow'>Per lui, la musica è l’unica passione serena e priva di conflitti d’interessi e, nel suo ultimo romanzo <em>Le tracce fantasma</em>, per la prima volta si confronta con il tema anche a livello professionale. Lo fa nella maniera forse più classica, raccontando la storia di un ex chitarrista diventato un affermato critico musicale, diviso tra l’amore per due donne e l’invidia per il successo di quello che era il suo migliore amico.</mark> Tra sacrifici, sogni infranti e reminiscenze del passato, la musica del passato e del presente è protagonista della narrazione, ma a stupire è soprattutto la componente psicologica dei personaggi descritti, come sottolineato dallo <em>special guest</em> dell’evento, il cantautore <strong>Omar Pedrini</strong>, che in più tratti nel libro ha riconosciuto sé stesso e, in particolare, momenti della sua esperienza personale quando era il leader dei Timoria.</p>
<p>Scrivere di musica, così come comporre e suonare, non è tuttavia un’attività esclusivamente maschile, sebbene gli uomini abbiano sempre tenuto lo scettro senza mai cederlo. <mark class='mark mark-yellow'>L’antologia <em>Un lavoro da donne. Saggi sulla musica</em> ribalta la prospettiva attraverso sedici racconti intimi e privati, scritti da altrettante musiciste, produttrici, giornaliste e narratrici che raccontano la musica che le ha plasmate e salvate. Una raccolta che apre gli occhi su numerosi bias cognitivi, simbolo di una parità di genere non ancora raggiunta appieno:</mark> dall’esplorazione della voce di <strong>Linda Sharrock</strong>, unica per la sua complessità, attraverso un linguaggio tecnico e quasi sorprendentemente ingegneristico, alle feroci recensioni ricevute in carriera da <strong>Ella Fitzgerald</strong>, bistrattata per il suo peso o per il sudore – il più distinguibile ma, solo per le donne, disdicevole elemento della fatica – che le macchiava l’abito o le arricciava i capelli.</p>
<p>Musica è salvezza anche per i giovani detenuti descritti dal rapper <strong>Kento</strong> nel suo diario di bordo <em>Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile</em>. Da dodici anni, l’artista svolge laboratori di scrittura rap in alcuni dei diciassette penitenziari per minori in Italia, dove insegna a scrivere strofe e ritornelli a quelli che con ironia e affetto chiama i suoi “ragazzacci”. Per l’abbondanza di tempo a disposizione, il carcere è sempre stato un luogo fertile per la produzione artistica: così, i giovani si confrontano con il più democratico dei generi, perché per rappare non serve sapere né suonare uno strumento, né leggere la musica. <mark class='mark mark-yellow'>Bastano una cassa e un computer con le basi per permettere ai ragazzi di dare espressione alla loro creatività repressa. La maggior parte di loro ha desideri semplici come un lavoro, una famiglia e dei figli, segno di una normalità che nel breve arco della loro vita non hanno mai avuto: ecco perché ogni aneddoto raccontato, per quanto divertente, nasconde sempre un amaro contraltare.</mark> Nelle frequenti riflessioni che spezzano la narrazione, Kento punta il dito contro il classismo della società italiana con la speranza ultima che, fra qualche anno, superata l’epoca dei penitenziari con una nuova legge Basaglia, il suo libro serva solo a ricordare la disumanità nel rinchiudere un quindicenne in carcere.</p>
<p>La promozione di un libro non è uno strumento indispensabile per gli eventi di Book Pride, come dimostrano alcuni dialoghi in cui alcuni musicisti parlano del loro rapporto con la lettura. Per la fiera dell’editoria indipendente, dunque, sono altrettanto efficaci le testimonianze di artisti che non appartengono alle major discografiche, considerando che, per un cantautore, ciò che colpisce attraverso le righe è differente da quello che attira, per esempio, un critico o un romanziere. Dalla carriera da self-publisher di <strong>Dente</strong>, che da adolescente distribuiva i suoi racconti brevi in cerca di recensioni positive, alla storia del girovago <strong>Giorgio Poi</strong>, che ha avvertito la necessità di comporre in lingua italiana solo dopo avere lasciato il Paese a vent’anni. Se “nessun luogo è lontano” – questo lo slogan della settima edizione di Book Pride –, talvolta, come ammoniva lo scrittore Henry James, la distanza aiuta a comprendere meglio l’oggetto della propria attenzione.</p>
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