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	<title>magzine &#187; Assad</title>
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	<description>un progetto della Scuola di giornalismo dell&#039;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</description>
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		<title>Siria: forti speranze e fragili equilibri dopo la caduta del regime degli Assad</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 15:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mattia Tamberi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Una speranza per il futuro «Quella sera sono rimasto sveglio per quasi tutta la notte. Sono andato a dormire alle 4 del mattino per la stanchezza». Boutros ricorda così la ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="787" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/12/3bdb808bbed2e8b8fc9f8b6414c60defe1f13c67-88571369.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="3bdb808bbed2e8b8fc9f8b6414c60defe1f13c67-88571369" /></p><h2>Una speranza per il futuro</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">«Quella sera sono rimasto sveglio per quasi tutta la notte. Sono andato a dormire alle 4 del mattino per la stanchezza». Boutros ricorda così la notte in cui il presidente della Siria <strong>Bashar al-Asad</strong> si è dato alla fuga davanti all’avanzata delle milizie jihadiste di <strong>Hayat Tahrir al-Sham</strong> (Hts) verso Damasco. «Quando sono andato a dormire, il governo di Asad non era ancora caduto. Un’ora dopo è suonato il mio cellulare: era mio cugino dall’Olanda che mi urlava &#8220;Boutros, è caduto! Quel cane è caduto!”».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Boutros ha 27 anni, e viene da Latakia, anche se è originario di Qunaya, un villaggio situato nella regione di Idlib, nel Nord del Paese, la stessa regione sotto il controllo della milizia Hayat Tahir al-Sham dal 2017. Tre anni fa, si è trasferito a Milano per studiare regia e, da allora, non è mai riuscito a tornare. È sempre rimasto in contatto, però, con amici e familiari a casa: «<mark class='mark mark-yellow'>Da un lato tutti sono contenti e festeggiano. In tutta la Siria hanno tirato giù le statue di <strong>Hafiz al-Asad</strong> (padre di Bashar ed ex presidente della Siria, </span><i><span style="font-weight: 400;">ndr</span></i><span style="font-weight: 400;">), e le hanno trascinate per strada. Dall’altro, però, c’è anche molta preoccupazione, perché la situazione è caotica e instabile.</mark> Scappando, Bashar al-Assad non ha lasciato il governo a nessuno, e anche l’esercito e le forze dell’ordine sono fuggiti lasciando incustodite le proprie sedi. Prima che entrassero nelle città gli eserciti ribelli, diverse persone sono entrate in questi posti, mettendoli a fuoco, oppure rubando pistole e armi. Per questo motivo la situazione è un po’ fuori controllo».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nonostante l’attualità sia molto caotica per la Siria, l’inquietudine è solo per la situazione immediata. Se, invece, si cerca di immaginare il futuro del Paese, si delinea uno scenario di speranza: «<mark class='mark mark-yellow'>Sotto il regime di Assad, c&#8217;erano tante persone condannate senza processo con l’accusa di aver parlato male del governo.</mark> Si è scoperto dell’esistenza di tante carceri di cui nessuno era a conoscenza e i cui prigionieri – provenienti da Siria, Libano, Iraq e Palestina – adesso sono in libertà e sono tornati dalle loro famiglie. […] Gli eserciti ribelli ci stanno dicendo che in futuro non sarà più così, che il Paese sarà libero. Dichiarano che rispetteranno il popolo siriano a prescindere dalla loro religione: non importa se cristiano, sunnita, sciita, alawita o druso, <strong>la Siria sarà dei siriani</strong>. Ovviamente non possiamo giudicare troppo velocemente né il governo provvisorio né il suo modo di operare. Il regime precedente ci ha però lasciato un Paese distrutto e casse vuote. È giusto dare a questi miliziani una possibilità per vedere cosa possono fare».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A proposito di religione, c&#8217;è da sottolineare l’approccio differente tra quello del leader di Hts al-Jolani e l’ormai ex presidente Assad. L’esercito ribelle, nonostante si origini da gruppi come l-Qaida e Isis, promette di governare il Paese laicamente, rispettando tutti i gruppi religiosi presenti sul territorio, ponendosi in discontinuità rispetto ad Assad: «Ci sono alcune comunità religiose in Siria che sostenevano Assad, come i cristiani e gli alawiti. Assad ha sfruttato questa diversità per generare il conflitto all’interno della popolazione siriana e per incutere timore. <mark class='mark mark-yellow'>“Se io me ne vado, vi uccideranno”: questo era il suo ricatto.</mark> Ma quando è fuggito, tutti questi gruppi si sono sentiti traditi e delusi, perché il loro presidente li ha abbandonati senza pronunciare neanche una parola».</span></p>
<h2>Tra equilibri fragili e nuovi scenari</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Al tripudio di gran parte della popolazione per la caduta del regime si affiancano i dubbi degli attori regionali su quale sarà il destino del Paese, in particolare su quale forma assumerà il nuovo governo e come questo cambio di regime influenzerà i fragili equilibri regionali, già messi alla prova dal <strong>conflitto israelo-palestinese</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Fedele alleata dell’Iran, la Siria è stata un attore fondamentale della cosiddetta “mezzaluna sciita” e ha goduto dell’appoggio di Teheran durante la guerra civile. Il supporto era arrivato anche dal partito armato libanese <strong>Hezbollah</strong>, stretto alleato della Repubblica islamica. Storico è anche il legame che il regime siriano ha costruito con la Russia, risalente all’epoca sovietica e rappresentato concretamente dalla presenza in territorio siriano della base navale di Tartus, simbolo della presenza di Mosca in Medio Oriente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La caduta del regime e la fuga di Assad a Mosca hanno rotto questi equilibri che già da tempo stavano scricchiolando sotto il peso degli eventi internazionali. Mentre le risorse del Cremlino erano sempre più concentrate sul conflitto in Ucraina, l’entrata delle forze israeliane in Libano ha messo a dura prova le capacità belliche di Hezbollah, che si ritrova ora privata di un regime alleato e il cui territorio garantiva un corridoio di rifornimenti provenienti dall’Iran e basi di appoggio: «<mark class='mark mark-yellow'>Hezbollah ha un problema senza precedenti. &#8211; spiega <strong>Lorenzo Trombetta</strong>, giornalista e autore del libro </span><i><span style="font-weight: 400;">Siria: dagli Ottomani agli Asad: e oltre</span></i><span style="font-weight: 400;"> -. Bisognerà capire come i recenti sviluppi influenzeranno il suo potere all’interno del Libano.</mark> Il 9 gennaio prossimo si terranno le elezioni presidenziali e bisognerà capire se l’organizzazione cercherà di mantenere un profilo dominante o se sarà costretta a venire a più miti consigli».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nonostante la comune avversione verso Teheran, non sembra che i recenti sviluppi abbiano incoraggiato un riavvicinamento tra Israele e Damasco. Dal 1967 lo stato ebraico occupa le alture del Golan, tutt’ora considerate territorio siriano, da cui deriva il nome di battaglia scelto dal leader di Hts </span><span style="font-weight: 400;">Aḥmad Ḥusayn al-Shara</span><span style="font-weight: 400;">ʿa</span><span style="font-weight: 400;">: <strong>Abu Mohammed al-Jolani</strong>, che letteralmente significa “proveniente dal Golan”. Una posizione strategica che Israele non intende lasciare, anzi. Dopo l’entrata dei ribelli nella capitale, le forze di Tel Aviv hanno occupato altre porzioni di territorio, “una mossa temporanea motivata da ragioni di sicurezza”, ha commentato il ministro degli Esteri israeliano <strong>Gideon Saar</strong>, ma che ha subito ricevuto una netta condanna da parte della comunità internazionale. Oltre a questo da non sottovalutare è l’impatto dei 480 raid effettuati dalle forze israeliane contro siti militari siriani, condotti, a detta dei vertici militari, “per evitare che finissero nelle mani di elementi terroristici”. Tra gli obiettivi ci sono 15 navi, diversi siti di produzione di armi e batterie antiaeree.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se da un lato la situazione ha indebolito i vecchi alleati di Damasco, dall’altro potrebbe favorire la posizione di un altro attore: la <strong>Turchia</strong>. «<mark class='mark mark-yellow'>L’influenza di Ankara non è nuova nella storia della Siria. Basti pensare ai secoli di dominio ottomano nella regione</mark> &#8211; spiega ancora Lorenzo Trombetta -. Bisogna capire come la Turchia negozierà le sue acquisizioni territoriali nel Nord-Ovest. Probabilmente verranno avviati dei negoziati con la Russia per permettere a Mosca di mantenere le sue basi nel Mediterraneo in cambio di una maggiore influenza geostrategica». L&#8217;influenza turca potrebbe giocare un ruolo cruciale nella sorte della <strong>popolazione curda</strong> che Ankara vorrebbe vedere confinata ad Est del fiume Eufrate: «Ora bisognerà vedere quali accordi verranno stretti tra Stati Uniti e Turchia sulla questione. Per ora ad Est dell’Eufrate i curdi sembrano poter mantenere le loro posizioni nel Nord-Est, dove costituiscono la maggior parte della popolazione. Nelle altre zone, a popolazione mista, quando i curdi non riusciranno più a cooptare le popolazioni arabe locali, queste potrebbero essere a loro volta cooptate da altre fazioni».</span></p>
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		<title>Nella Siria libera dagli Assad si festeggia e si fugge dalle prigioni-orrore</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 16:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mirea D Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Hayat Tharir al Sham]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[siria]]></category>

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		<description><![CDATA[«Con la caduta di Assad, stiamo scrivendo una nuova storia nella regione. Quanti siriani sono sfollati in tutto il mondo? Quante persone vivevano in tende? Quante sono annegate in mare? ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="http://www.magzine.it/wp-content/uploads/2024/12/siria-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail wp-post-image" alt="La Presse" /></p><p><mark class='mark mark-yellow'>«Con la caduta di Assad, stiamo scrivendo una nuova storia nella regione. Quanti siriani sono sfollati in tutto il mondo? Quante persone vivevano in tende? Quante sono annegate in mare? Questa vittoria è per tutti i siriani».</mark> Con queste parole <strong>Abu Mohammed al-Jawlani</strong>, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2024/12/8/taking-syria-the-oppositions-battles-shown-in-11-maps-for-11-days">leader del movimento che in una settimana ha rovesciato l&#8217;instabile equilibrio del paese</a>, domenica pomeriggio formalizza la <strong>conquista della Siria</strong> nel suo primo discorso pubblico pronunciato nella <strong>moschea degli Omayyadi</strong>, simbolo di <strong>Damasco</strong>.</p>
<p>L’8 dicembre in Siria il sole è sorto da poche ore quando le forze sunnite anti governative guidate da <em>Hayat Tahrir al Sham</em> entrano nella capitale del paese. Il presidente <strong>Bashar Al Assad</strong> fugge facendo perdere le sue tracce per alcune ore. Il segnale dell&#8217;ultimo volo in partenza da Damasco &#8211; nella notte tra sabato e domenica &#8211; scompare poco dopo il decollo verso la costa siriana, in prossimità di <strong>Tartus</strong> dove si trova la base navale russa. Domenica mattina un aereo decolla dalla base militare del Cremlino di <strong>Latakia</strong> in direzione di Mosca. Poco dopo la conquista della capitale, il ministero degli Esteri russo rilascia una dichiarazione affermando che <strong>al-Assad si è dimesso</strong>, ha lasciato la Siria e raggiunto Mosca, ordinando una <strong>transizione pacifica del potere</strong>. Poche ore dopo, si apprende da una nota del Cremlino che <strong>l&#8217;asilo politico</strong> all&#8217;ex presidente è stato deciso da <strong>Vladimir Putin</strong>.</p>
<p>Le forze anti governative siriane dichiarano vittoria alla televisione di Stato, promettendo di istituire un governo di transizione dopo la caduta del regime di al Assad. Secondo quanto riferito dalla stessa organizzazione, <mark class='mark mark-yellow'>l’obiettivo è fare in modo di istituire un governo moderato che amministri il paese per il bene dei siriani.</mark> «Un organo di governo gestito dall’opposizione siriana guiderà <strong>un periodo di transizione di 18 mesi</strong>, inclusi sei mesi per redigere una nuova costituzione<strong> in linea con la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite</strong>». Questa la dichiarazione di <strong>Hadi al-Bahra</strong> &#8211; presidente della Coalizione nazionale siriana, un’alleanza di gruppi di opposizione formatasi in esilio dopo la rivolta del 2011 &#8211; a <em>Middle East Eye</em> a seguito della conferenza del<em> Doha Forum</em> poche ore dopo l’ingresso degli uomini di al-Jawlani a Damasco. <mark class='mark mark-yellow'> «Ogni transizione politica dopo la caduta del presidente Bashar al-Assad deve includere l&#8217;accertamento delle responsabilità nei confronti di coloro che sono responsabili dei crimini commessi sotto il suo governo»</mark> afferma <strong>Volker Turk</strong>, il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani.</p>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DDRxm4PPN1u/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14">
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</a></p>
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<p style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;"><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/reel/DDRxm4PPN1u/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" target="_blank">Un post condiviso da Daraj Media (@darajmedia)</a></p>
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<p><script src="//www.instagram.com/embed.js" async=""></script>Nel frattempo esponenti di HTS (<em>Hayat Tahrir al Sham</em>) si dirigono verso il <em>Four Season</em> Hotel di Damasco e prelevano pacificamente il primo ministro siriano <strong>Mohammed Ghazi al-Jalali</strong> per portarlo al cospetto del capo dell’organizzazione<em> al-Jawlani</em> che &#8211; secondo quanto riportato da <em>AFP</em> (Agence France Press, la principale agenzia di stampa francese) &#8211;  raggiunge la città solo nel primo pomeriggio. Dopo l&#8217;incontro tra i due,  <mark class='mark mark-yellow'> l&#8217;incarico del governo di transizione viene così affidato a <strong>Muhammad al Bashir</strong>.</mark> </p>
<p>Le<strong> forze di opposizione</strong>, ora al potere, iniziano a diffondersi pacificamente in ogni angolo del paese,<strong> prendendo il controllo di aeroporti e basi militari e svuotando</strong> pacificamente <strong>le prigioni</strong> di<em> Sednaya</em> &#8211; soprannominata dai siriani e dalle organizzazioni umanitarie <strong>“il mattatoio umano”</strong> &#8211; <em>Qaboun</em> e<em> Adra</em>. In particolare, ​i <strong>Caschi Bianchi</strong> &#8211; il Servizio Civile Siriano &#8211; poco dopo l’ingresso delle forze di HTS a <em>Sednaya</em>, inviano<strong> cinque squadre specializzate</strong> per perquisire le camere sotterranee dello stabile, situata nella sezione nota come <strong>“Ala rossa”</strong>. <mark class='mark mark-yellow'>Già dalle prime ore di domenica, i soccorritori riscontrano difficoltà ad aprire le celle di isolamento e iniziano a <a href="https://cijaonline.org/who-we-are/nawaf-obaid">cercare gli ingegneri tedeschi che hanno collaudato il sistema per Assad che prevede il blocco dell’impianto di areazione</a> qualora qualcuno provi a forzare il sistema di sicurezza delle celle dall’esterno, privando i detenuti di aria respirabile in pochi minuti.</mark> Secondo<strong> Rami Abdurrahman</strong> dell&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani, decine di migliaia di detenuti sono stati liberati nel corso della giornata.  <script src="//www.instagram.com/embed.js" async=""></script></p>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DDUCHUyuBuB/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14">
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</a></p>
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<p style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;"><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/reel/DDUCHUyuBuB/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" target="_blank">Un post condiviso da Middle East Eye (@middleeasteye)</a></p>
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<p><script src="//www.instagram.com/embed.js" async=""></script>«<strong>La fuga dalle prigioni? Penso che liberare indistintamente tutti i prigionieri sia un rischio.</strong> È il sintomo di una situazione totalmente fuori controllo. Dopo le prime ore di entusiasmo generale, ora c’è molta paura tra i civili per quello che verrà dopo». Amara, nome di fantasia, riferisce a <em>Magzine</em> di essere ancora incredula su quello che sta accadendo nel suo paese da dieci giorni a questa parte. Lei è scappata dalla Siria nel 2011, all’inizio delle primavere arabe, ma ha mantenuto un forte legame con la sua terra d’origine. <strong>Tutta la sua famiglia ancora oggi vive a Damasco.</strong> I militanti del gruppo di opposizione all’inizio del colpo di Stato hanno promesso di non utilizzare violenza, le strade di Damasco sono un letto di bossoli e munizioni di colpi esplosi in aria ma nessun è ferito. L’euforia delle prime ore lascia il posto a un senso di smarrimento: «Non sappiamo cosa accadrà ora, non posso dichiararmi né ottimista ma neanche pessimista. Quando ho visitato la mia famiglia la scorsa estate non mi sarei mai aspettata ciò che sarebbe accaduto». <mark class='mark mark-yellow'>Amara non si capacita di come in soli dieci giorni sia stato sovvertito un regime che durava da più di vent’anni.</mark> «Dopo 13 anni di soprusi alle libertà individuali e con una gestione economica che ha portato lo Stato al collasso, le persone sono stanche. Io sono un medico e mi sono specializzata in chirurgia in un ospedale di Damasco ma le condizioni lavorative erano insostenibili». A detta di Amara, i cittadini di Damasco in questo momento rimangono nelle proprie case, così come stanno facendo i suoi familiari:<mark class='mark mark-yellow'>«Noi siamo cristiani e ciò che ci è stato detto è che rispetteranno tutte le minoranze. Sarà vero? Sicuramente c’è molta speranza, ma quello che spaventa è la totale disorganizzazione.</mark> Le dogane non esistono più e questo potrebbe essere un buon segnale per tutte quelle persone che stanno decidendo di ritornare in Siria dopo essere scappate in Libano e in Turchia. <mark class='mark mark-yellow'>Il regime di Assad è caduto definitivamente e siamo contenti di questo, ma la vera rivoluzione sarebbe stata farlo cadere in modo civile. Non vogliamo che arrivi un altro gruppo di persone che mineranno le libertà personali e le opinioni politiche dei singoli cittadini.</mark> Questa sarebbe l’ennesima sconfitta». Nel frattempo Amara ci racconta di sperare di poter riabbracciare un suo caro amico oppositore politico di Assad che ha vissuto gli ultimi 12 anni in carcere. Attende fiduciosa notizie su di lui, sperando che faccia parte di coloro che sono stati liberati dalle durissime carceri di Damasco nelle ultime ore. Intanto, centinaia di immagini e video iniziano a circolare sul web: mostrano <strong>auto cariche di rifugiati siriani</strong> che cercano di entrare nel Paese<strong> dalla Giordania e dalla Turchia</strong>&#8220;, ora che la paura del regime di al-Assad è svanita&#8221;, mentre<strong> le forze di al-Jawlani incontrano i leader cattolici</strong> rappresentati dal cardinale<strong> Mario Zenari</strong>, nunzio apostolico a Damasco e <mark class='mark mark-yellow'>assicurano il rispetto per le confessioni religiose e per i cristiani.</mark></p>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/DDVeZNKuC6Y/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14">
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<p><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/p/DDVeZNKuC6Y/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" target="_blank">Un post condiviso da Wissam Nassar (@wissamgaza)</a>
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<p>Per molti anni<em> Hayat Tahrir al Sham</em> ha governato e amministrato diversi territori nel<strong> governatorato di Idlib</strong>, al confine con la Turchia. In una settimana hanno avanzato senza incontrare una vera resistenza e, una volta raggiunta la capitale, si sono messi in contatto con il primo ministro per avviare una transizione politica verso una “nuova” Siria. Domenica mattina, i primi giornalisti che raggiungono la capitale riferiscono di non aver trovato traffico. La gente è ancora preoccupata per ciò che succederà e i negozi sono chiusi. Quelli che sono per strada festeggiano, dicendo che questo è un giorno storico per il paese. Ogni volta che vedono una telecamera o un giornalista, si avvicinano e dicono: &#8220;Per favore, filmateci mentre festeggiamo, mentre cantiamo”. Per evitare che<strong> l’assenza di un’unica forza militare si trasformi in un espediente che trascini la popolazione nel caos</strong>, il comando militare delle forze di opposizione &#8211; dopo aver preso il controllo del palazzo presidenziale preso d’assalto dai civili &#8211; pubblica una <em>nota</em> in cui scrive: <mark class='mark mark-yellow'>«dobbiamo unirci e cooperare per presentare la migliore immagine della nostra rivoluzione e del nostro popolo».</mark> Rivolgendosi poi a potenziali gruppi sovversivi prosegue: «Da questo momento, nella capitale vigerà <strong>il coprifuoco dalle 16.00 alle 5.00</strong>. Inoltre è severamente <strong>vietato sparare proiettili in aria in qualsiasi circostanza</strong>, poiché ciò provoca il panico tra i civili e mette in pericolo la vita di innocenti. <strong>È vietato manomettere le istituzioni</strong> e le proprietà pubbliche, poiché sono di legittima proprietà del popolo. È nostro dovere proteggerle e preservarle e contribuire al loro sviluppo. Infine<strong> è vietato invadere o danneggiare in qualsiasi forma qualsiasi proprietà privata</strong>».  <strong>Fouad Ruheiha</strong> originario di<strong> Latakia</strong> &#8211;  principale città portuale della Siria &#8211; dice a <em>Magzine</em> che «La regione è stata una roccaforte per la famiglia Assad perchè la sua popolazione è a maggioranza alawita &#8211; minoranza a cui appartiene l&#8217;ex presidente -.  Quest’area è stata liberata velocemnte e senza spargimenti di sangue. Circolano molti video in cui i cittadini di Latakia <strong>festeggiano nelle piazze e tirano giù le numerose statue di Hafez al Assad, padre di Bashar.</strong> Non nego che li ho un po’ invidiati. <strong>Avrei partecipato ai festeggiamenti molto volentieri</strong> e ora sto pianificato di tornare».  Nella sua provincia si trovano due basi militari del Cremlino, quella di Hmeimim e quella di Tartus. Fouad vive a Roma da 44 anni e, pur essendo nato in Siria, è figlio di un esule siriano costretto a vivere fuori dal regime di Hafiz Al Assad, padre di Bashar. Lavora come<strong> interprete simultaneista</strong> e, oltre ad operare nell&#8217;ambito della cooperazione internazionale, si occupa sia anche di conferenze commerciali e istituzionali. «Ho lavorato anche come volontario con delegazioni della società civile siriana, irachena, libanese e palestinese. I miei parenti hanno condiviso con gioia i festeggiamenti per la fine del regime. Anche se, a dire la verità,<strong> c’è preoccupazione perché le forze protagoniste di questa escalation non hanno una storia di affezione verso una democrazia pluralista.</strong> Per adesso ciò che emerge è uno spirito di collaborazione che ci fa ben sperare per il prossimo futuro. Ad Aleppo ad esempio ci sono dei gruppi <em>Telegram</em> in cui vengono diffuse notizie sulla riorganizzazione post Assad<strong>».</strong> E conclude: «Tutti in Siria conoscono  le divergenze tra l’SNA (Esercito nazionale siriano), sostenuto dalla Turchia, e l’SDF (Forze democratiche siriane) a maggioranza curda &#8211; sostenute dagli Stati Uniti &#8211; espressione del partito turco PKK».</p>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DDTxR5-qEBu/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14">
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<p><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/reel/DDTxR5-qEBu/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" target="_blank">Un post condiviso da Al Arabiya English (@alarabiya_eng)</a>
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<p><mark class='mark mark-yellow'>Nel frattempo dalle alture del Golan, lo <strong>stato ebraico</strong> osserva gli sviluppi come un falco.</mark> Il primo ministro <strong>Netanyahu</strong> ordina ai membri del suo partito, il Likud, di non commentare quanto accade pubblicamente. Già prima della caduta di Damasco &#8211; come riportato dal portavoce delle <em>IDF</em>, <strong>Herzi Halevi</strong> &#8211; l’esercito israeliano ha iniziato a penetrare oltre il Golan e ha minacciato di colpire a vista chiunque si fosse avvicinato al confine. Secondo quanto riportato dal quotidiano <em>Maariv</em>, <mark class='mark mark-yellow'>per la prima volta dal 1974 i carri armati israeliani hanno attraversato la barriera di confine con il territorio siriano e continuano ad avanzare nella zona cuscinetto.</mark> Netanyahu afferma che <strong>l’accordo di demarcazione con la Siria è crollato a causa del ritiro delle truppe siriane</strong> di Assad.<strong> Amir Ohana</strong>, portavoce della <em>Knesset</em> israeliana su <em>X</em>: «Quello che sta succedendo in Siria è positivo perché indebolisce l’Iran, il più grande nemico di Israele.<mark class='mark mark-yellow'>Lo stato ebraico sta portando avanti delle operazioni in Siria, alcune delle quali sono pubbliche, altre è meglio che restino segrete».</mark> I vertici israeliani discutono sulla necessità di bombardare luoghi strategici per evitare che cadano nelle mani di alcuni gruppi armati ostili. Nel primo pomeriggio, fonti locali testimoniano che a Dmasco<strong> il palazzo adibito al rilascio dei passaporti</strong> e altre strutture militari, sono state bombardate. E ancora, sempre fonti locali riferiscono che anche l’aeroporto militare di Mezzeh è stato soggetto a pesanti bombardamenti. Secondo quanto riportato da <em>Time of Israel</em>, decine di aerei dell&#8217;aviazione israeliana entrano nello spazio aereo siriano per colpire numerosi obiettivi in ​​tutto il Paese per <strong>distruggere &#8220;armi strategiche&#8221;</strong>. Inoltre, a causa di combattimenti nell&#8217;area di confine con lo stato ebraico, il portavoce militare israeliano dell&#8217;IDF<strong> Avichay Adraee</strong> attraverso <em>X</em> invita già in mattinata i civili siriani di <em>Qfaniya, Quneitra, Al Hamidiyah</em> e <em>Qahtaini </em>di rimanere in casa per la loro sicurezza. Sempre <em>Time of Israel</em> rivela inoltre che <mark class='mark mark-yellow'>da mesi lo stato ebraico sta costruendo una barriera al confine con lo stato siriano &#8211; che assomiglia ad una trincea e che è stata chiamata “New East” &#8211; per impedire l’attraversamento dei veicoli.</mark></p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560"><p><a href="https://twitter.com/hashtag/%D8%B9%D8%A7%D8%AC%D9%84?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#عاجل</a> فرقة الجولان 210 تنفذ أعمالًا دفاعية على الحدود نظرًا لتقييم الوضع وفي ضوء رفع الجاهزية على جبهة هضبة الجولان على مدار الساعات الأربع والعشرين الماضية تنتشر قوات جيش الدفاع برًا وجوًا حيث تقوم قوات لواء الجولان (474) على الحدود في مهام جمع المعلومات وحماية مواطني… <a href="https://t.co/oL2Z4tzeAy">pic.twitter.com/oL2Z4tzeAy</a> — افيخاي ادرعي (@AvichayAdraee) <a href="https://twitter.com/AvichayAdraee/status/1865805994716217638?ref_src=twsrc%5Etfw">December 8, 2024</a></p></blockquote>
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<p>Così in poche ore <strong>l’esercito dello stato ebraico occupa la zona cuscinetto istituita nel 1974</strong> e poi revoca la zona militare chiusa imposta nelle aree di Merom Golan-Ein Zivan e Buq&#8217;ata-Khirbet Ein Hura. Il ministro degli esteri afferma però che<strong> lo spiegamento di truppe in territorio siriano è una misura &#8220;limitata e temporanea&#8221;</strong> volta a garantire la sicurezza di Israele durante la confusione seguita alla caduta di al-Assad.</p>
<p>Le reazioni della comunità internazionale non si fanno attendere. Al <em>Doha Forum</em>, il ministro di Stato del <strong>Qatar</strong> <em>Mohammed bin Abdulaziz al-Khulaifi</em> afferma che il suo Paese sosterrà pienamente il processo politico previsto dalla risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: <mark class='mark mark-yellow'>«Il conflitto è tra il regime siriano e i siriani stessi, non tra la Siria e altri paesi. Pertanto, sosteniamo pienamente qualsiasi percorso che fornisca soluzioni per tali questioni».</mark> Ad Istanbul, città che ospita il maggior numero di rifugiati siriani, migliaia di persone sono scese in strada per festeggiare, da quando è stata diffusa la notizia della caduta di Damasco. Coloro che hanno familiari e immobili in Siria, iniziano ad organizzare i preparativi per tornare finalmente a casa. Nel frattempo sempre durante il <em>Doha Forum</em>, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan afferma che il suo Paese vuole contribuire a “garantire la sicurezza” in Siria. «<strong>La Turchia</strong> &#8211; scrive in un post su <em>X</em> &#8211; <strong>è pronta ad assumersi la responsabilità di tutto ciò che è necessario per curare le ferite della Siria e garantire l&#8217;unità, l&#8217;integrità e la sicurezza</strong>». La posizione di Ankara è da considerare in relazione alla presenza nel nord della Siria di organizzazioni a maggioranza curda, considerate da Erdogan una grave minaccia per il paese. E ancora, <strong>Geir Pedersen</strong> &#8211; inviato delle Nazioni Unite in Siria &#8211; afferma di essere pronto «a sostenere il popolo siriano nel suo cammino verso un futuro stabile e inclusivo». In una dichiarazione pubblicata dal suo ufficio, <mark class='mark mark-yellow'>esorta i siriani a «dare priorità al dialogo, all’unità e al rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani mentre cercano di ricostruire la loro società.</mark> Che il popolo siriano sia messo in grado di iniziare a tracciare un nuovo percorso per soddisfare le proprie aspirazioni».</p>
<p>E inifine, intorno alle sette di domenica sera, anche il presidente uscente degli Stati Uniti<strong> Joe Biden</strong>, si esprime in diretta nazionale sulla questione e definisce il momento come <mark class='mark mark-yellow'>un’opportunità storica per il popolo della Siria.</mark> Si dichiara favorevole a dare supporto al paese affinchè nasca una <strong>&#8220;Siria indipendente e sovrana&#8221;</strong> con una sua costituzione e un nuovo governo determinato dal popolo siriano.  Nel suo discorso &#8211; durato poco più di 10 minuti &#8211; afferma che gli Stati Uniti nel corso delle ore precedenti hanno condotto decine di attacchi aerei di precisione in Siria &#8211; supportando le operazioni israeliane &#8211; prendendo di mira ciò che rimane dei campi dello Stato Islamico. Dall’altro lato, il neo eletto <strong>Donald Trump</strong> rimarca il fatto che l’esercito americano ha ancora 9000 unità attive nel paese e sui social twitta un categorico “<em>This is not our fight”</em>. Mentre il consigliere per la sicurezza nazionale<strong> Jake Sullivan</strong> elimina l’ipotesi di un intervento armato nella guerra civile siriana. «Gli Stati Uniti &#8211; dice Sullivan &#8211; continueranno ad agire nella misura necessaria per impedire allo Stato Islamico di sfruttare l’opportunità della guerra civile per riaffermarsi». Su richiesta della Russia, <strong>lunedì pomeriggio il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà</strong> per discutere degli sviluppi in Siria mentre l&#8217;Iran apre una linea di comunicazione diretta con la leadership sunnita siriana, nel tentativo &#8211; riporta <em>Middle East Eye</em> &#8211; di &#8220;impedire una traiettoria ostile&#8221; tra i due paesi. Mentre la Banca centrale siriana conferma di restare operativa e che i depositi dei cittadini sono intatti e al sicuro.</p>
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