“Samantha qual è il tuo capo di abbigliamento più bello?”. “Una camicetta di seta verde di Armani e pensare che non ho speso un euro per averla!”. Samantha Fanton è un’educatrice cinofila di 48 anni e da quattro anni partecipa agli swap party, intrattenimenti pubblici o privati organizzati per scambiare capi di abbigliamento e accessori che la capitale della moda italiana ha importato dagli Stati Uniti.

Gli swap party sono intrattenimenti pubblici o privati organizzati per scambiare capi di abbigliamento e accessori. La città di Milano li ha importati dagli Stati Uniti.

A Milano, tra le organizzatrici di swap party, due stanno riscuotendo particolare notorietà con il loro “swap in the city”: Raffaella Berna, architetto di 44 anni e Roberta Zumbo, avvocato di 28. Da swappers di piccoli party “domestici” con un ristretto gruppo di amiche ad organizzatrici per passione, con l’ambizione di rendere questi incontri glamour sempre più rilevanti e numerosi nella città. Dietro un piccolo evento c’è un lavoro enorme: prima di tutto la scelta del locale che deve essere adatto ad ospitare lo swap party. È necessario che il locale abbia una buona luce, come un negozio vero e proprio, dove le swappers possono apprezzare le qualità degli indumenti disponibili. Deve esserci un ampio spazio per poter accogliere molte persone e non deve mancare la qualità dell’aperitivo, parte integrante dell’evento. “Sebbene i nostri swap party abbiano ormai un discreto consenso, con 1813 persone che seguono la nostra pagina facebook – racconta Raffaella – gli eventi sono programmati per ospitare cinquanta o sessanta persone al massimo. Un numero superiore sarebbe difficile da gestire”.

Giunte nel locale scelto per l’occasione, le swappers portano i loro indumenti pronti per essere scambiati, ma prima ogni capo deve superare la stretta selezione delle due organizzatrici che studiano attentamente ogni vestito e accessorio affinché questo non abbia difetti che lo rendano inutilizzabile. Una volta selezionati, gli oggetti da scambiare subiscono un’ulteriore divisione in base al loro valore: cheap, medium, expensive.

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Dopo aver ottenuto i gettoni corrispondenti in valore all’abito o accessorio moda da “swappare”, le swappers sono pronte ad iniziare la prima fase dell’incontro: l’aperitivo. «È un momento di aggregazione interessante – dichiara Samantha Fanton-. Dopo tanti anni di partecipazione ho fatto nuove amicizie. Ad ogni nuovo evento ci rivediamo ed è sempre piacevole rincontrarsi e trovare il tempo di conversare durante il momento dell’aperitivo».

A dare il via alla seconda fase, lo “swap vero e proprio” o il “gioco”, come lo chiama Raffaella, è il suono di una campanella. Le swappers a questo punto sono pronte a selezionare e ad aggiudicarsi gli abiti esposti e talvolta non mancano “comportamenti sleali” e corse estreme per riuscire ad afferrare quell’indumento che si era già adocchiato. Secondo Samantha questo “è il momento più bello e più divertente”, parte fondamentale dello swap.

Quello che alla fine non viene scambiato rimane come “base” per l’evento successivo e se una swapper non è riuscita ad utilizzare tutti i suoi gettoni, potrà sempre adoperarli la volta seguente. “In effetti – afferma Raffaella – questo capita raramente. Agli swap partecipano donne di tutte le fasce d’età: la studentessa universitaria e la signora in pensione, quindi si trova sempre qualcuno della propria età con la quale poter scambiare i propri abiti”.

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Oltre alla piacevolezza dell’evento in sé, ci sono anche aspetti “etici” ed economici da non sottovalutare e che rappresentano parte del successo che queste forme di “baratto d’avanguardia” hanno riscontrato a Milano. “Viviamo in un’epoca in cui lo spreco è un argomento assolutamente attuale. Molte persone partecipano per la possibilità che hanno in questo modo di riciclare i propri abiti”“Viviamo in un’epoca in cui lo spreco è un argomento assolutamente attuale. Molte persone partecipano per la possibilità che hanno in questo modo di riciclare i propri abiti”. Il caso di Samantha è proprio uno di questi: “Odio lo spreco e sono felice che gli abiti che non uso più possano essere utilizzati e apprezzati da altre persone”.

Non meno importante è il risparmio economico. Da quando infatti Raffaella e Samantha partecipano agli swap party hanno constatato un importante risparmio nella spesa destinata all’abbigliamento. “Almeno un 30%” secondo Samantha che, quando vuole comprare un nuovo vestito o delle nuove scarpe, prova prima a trovarli negli swap party per risparmiare. Qualora poi dovesse stancarsi di indossarli potrà sempre scambiarli in seguito con qualcos’altro, in modo che nulla resti inutilizzato.

Per Raffaella e Samantha chiunque dovrebbe provare a partecipare a questi meeting di moda, scambi e svago. La stessa Samantha è riuscita a coinvolgere parecchie amiche, anche quelle che, almeno sulle prime, si erano mostrate titubanti: “Qualcuna di loro non ha più partecipato perché non condivideva l’idea di cedere i propri vestiti o di prendere vestiti di altre persone, altre sono rimaste piacevolmente colpite e continuano a partecipare”.

FOTO CREDITS: https://www.swapinthecitymilano.it/eventi/eventi-passati/