Sono nati nel 2009 a Bologna e, quando hanno iniziato a suonare, in sala prove hanno attaccato un cartello che recitava “A Sanremo nel 2017”. Lo Stato Sociale ha tardato la profezia di un solo anno, ma alla fine, questo gruppo musicale ce l’ha fatta davvero. Loro sono Lodovico Guenzi, Alberto Cazzola, Francesco Draicchio,  Alberto Guidetti ed Enrico Roberto.

La loro presenza alle kermesse è insolita. Ci si chiede come mai abbiano ceduto a Sanremo proprio loro che nel primo vero successo discografico, “Mi sono rotto il cazzo” (ossia quello che costruì la loro fanzine, giovane e moderatamente politicizzata a sinistra), infierivano contro una certa critica musicale (sanremese, forse? ndr). Una vita in vacanza è il singolo che i cinque ragazzi bolognesi hanno portato alla 68esima edizione del Festival di Sanremo. Un pezzo un po’ indie e un po’ pop, un po’ Rino Gaetano e un po’ Francesco Gabbani. Un pezzo ironico, allegro e frizzante che ha risvegliato l’intera platea sanremese un po’ assopita prima dell’esibizione.

Abbigliamento elegante solo a metà, come i loro sogni in Amarsi Male, il penultimo dei loro successi, si sono presentati in giacca e pantalone elegante ma con magliette intime bianche, con su scritte assurdamente bizzarre come “Voglio andare in pensione”, “Voglio fare la cacca”. Immancabili gli occhiali da sole vintage.

Il loro testo è un elenco di professioni o attività improbabili: il cameriere, il campione del mondo, il ricco di famiglia, il rottamatore, il candidato, il ladro, l’esodato, la blogger di moda, il cuoco stellato, l’influencer. Il ritornello ripete due domande, sempre le stesse: “Perché lo fai? Perché non te ne vai?”. Per poi disegnare il sogno idilliaco di un mondo diverso, motivo tipico di ogni loro pezzo: “Una vita in vacanza, una vecchia che balla, niente nuovo che avanza, ma tutta la banda che suona e che canta per un mondo diverso, libertà e tempo perso e nessuno che rompe i coglioni, nessuno che dice se sbagli sei fuori”.

Una vita in vacanza potrebbe essere il sequel felice di un’altra vecchia canzone nella quale i cinque de Lo Stato Sociale cantavano a gran voce “Non ci sarà mai il tempo di fare quello che ci va, mandiamo la nostra poesia a puttane”. Ma non è il sequel: questo singolo, piuttosto, è un nuovo inizio, una virata di stile dei nuovi Gabbani, che hanno portato la gioia della musica sul palco, senza tralasciare il velo di critica rivolto alla società odierna, e che al posto dello scimpanzé hanno portato sul palcoscenico dell’Ariston una scatenata danzatrice 83enne.

Venerdì canteranno insieme a Paolo Rossi e al Piccolo coro dell’Antonino ed è probabile che ne vedremo ancora delle belle. È presto per dirlo, ma qualcosa lo Stato Sociale vincerà. E c’è chi è pronto a metterci la mano sul fuoco.