Milano è la città più vivibile d’Italia, capitale del benessere. Le sue imprese, la sua ricchezza attirano studenti, lavoratori e ovviamente i capitali delle associazioni a stampo mafiose.Magzine ha parlato con Antonio Talia, giornalista di Radio24 ed autore del libro Statale 106, un reportage dove l’autore racconta il percorso che la ‘ndrangheta intraprende dalla strada omonima, passando per il territorio lombardo, per poi arrivare in tutto il mondo. Un nome su tutti spicca nelle indagini del giornalista; quello di Pino Pensabene «capo della locale di Desio – paese dell’hinterland milanese – che sapeva usare la violenza quando era necessario, ma che si muoveva nell’ambito del reinvestimento dei capitali sporchi, del riciclaggio». Dalle indagini risulta che Pensabene operasse da un bunker situato a Seveso, soprannominato “ il tugurio”, dal quale gestiva un giro di prestiti a usura. Tra il 2008 e il 2010, periodo della credit crunch seguito dalla crisi finanziaria , Pensabene e i suoi facevano affari d’oro “prestando” tra i venti e i sessanta mila euro al giorno agli imprenditori lombardi.

In quel periodo, oltre alla crisi, ci sono dei cambiamenti del sistema finanziario e gli stati decidono di varare norme internazionali più restrittive sui cosiddetti “paradisi fiscali”.Pensabene capisce che il denaro deve essere investito e ripulito. E quale meta migliore di Hong Kong? «Aprire una società è facilissimo, si può fare in qualche minuto. È la terza piazza finanziaria su scala mondiale dopo Londra e dopo New York e offre tantissime possibilità di schermatura dei capitali illeciti attraverso delle doppie società situate tra Hong Kong e Malta».Attorno a Pensabene gravitano una serie di broker “disonesti” capaci di realizzare questo network, una rete di operazioni da diversi milioni di euro. Il giornalista racconta che non ci sono delle certezze sui rapporti tra ‘ndrangheta e triadi anche se «immaginiamo quella criminale come una comunità con interessi simili giunge da sé che quando si va in un posto ci si volge a chi quel tipo di interesse nel luogo lo possiede». Sicuramente la mafia calabrese ha rapporti con i cartelli messicani, i narcos colombiani e non solo. Come tutti i grandi gruppi criminali davvero importanti, la ‘ndrangheta si è internazionalizzata da decenni. 

«Quella che viene percepita  come una criminalità antica e arcaica, da un altro punto di vista è estremamente moderna» una criminalità 4.0.

Anche capacità di investimento della ‘ndrangheta si sono evolute. I clan calabresi non solo sanno cosa sono i bitcoin ma sono in anticipo rispetto a tutte le altre organizzazioni criminali del mondo. Un modo semplice per ripulire il denaro sporco, ricavato dal mercato delle droghe e molti altri tavoli a cui la Ndrangheta sta giocando. Questa è l’emergente “borghesia mafiosa” fatta da avvocati, commercialisti e manager che offrono la loro esperienza per le attività delle ‘ndrine come quella di Pensabene. A Milano si può parlare di “ndrangheta imprenditrice”. 

Gli imprenditori, infatti, attratti dalla liquidità, tentano di percepirla come «una sorta di club per fare affari con delle simpatiche regole che a volte sfociano nell’intimidazione o nell’espropriazione» ironizza Talia.Il traffico di cocaina «uno dei core business ma ormai non più l’unico» e i sequestri di persona hanno permesso di creare un capitale iniziale «È alto il tasso di pericolosità nella capacità di investire in attività apparentemente lecite. La ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più pericolosa». Ma esiste un “vaccino” per poter arginare questa “sindrome” che ha avuto come centro la Calabria e ha trovato terreno fertile in Sudamerica ed Asia? «Alla prova dei fatti una criminalità organizzata così forte fa male agli affari, alla concorrenza e al vivere civile. Trucca tutti i tavoli sui quali si mette. Un vaccino può essere rendersi conto che non conviene fare affari in questo settore. Non si trova mai una di queste persone soddisfatta o realizzata e tutta una serie di business che potrebbero andare avanti normalmente, invece vengono fagocitati da questa cosa. Non conviene sul piano umano, personale, né sul piano economico».