II suo nome è Song. Roberto Song. I suoi occhi a mandorla potrebbero ingannare chi li incrocia per la prima volta dietro al bancone del suo bar tabacchi, ma la sua cadenza milanese tradisce le sue origini.Nato da genitori cinesi a Firenze 24 anni fa, nel 1999 ha raggiunto Milano con la sua famiglia ed è qui che ha frequentato le scuole. Terminato l’ultimo anno all’istituto alberghiero, «ho fatto un po’ di anni da barista in giro – ha detto Roberto – Poi ho trovato questo locale».Così cinque anni fa ha deciso di rilevare il bar di Paolo, il vecchio proprietario, e farlo suo.

Alle 6:30 nell’angolo tra via Vespri Siciliani e via Tito Vignoli inizia la giornata di Roberto. Con caffè, brioche vegane e centrifughe di frutta fresca dà il buongiorno agli abitanti del quartiere, che considerano il suo locale il loro punto di riferimento. «È un bar di zona che è vicino alla chiesa e al supermercato» afferma un cliente affezionato che, lavorando fuori Milano riesce a fare tappa da Song solo nel fine settimana. Oltre agli anziani e ai pensionati che passano lì le loro giornate, si ritrovano anche amici e facce conosciute del quartiere per fare l’aperitivo, comprare un pacchetto di sigarette o per scambiare due chiacchiere. «Il giorno dove lavoro di più è il mercoledì perché in questa via c’è il mercato, e quindi è un giorno un po’ affollato», ha rivelato Roberto.

Spesso, però, pur non essendo un locale di passaggio o di viveur, il bar ha nuovi clienti.Secondo quanto recensito su Google, molti sono entrati nel bar per caso e ne sono rimasti piacevolmente soddisfatti: un’attività a conduzione familiare dove gentilezza, cordialità e attenzione alle esigenze della clientela sono di casa.

«Mi piace che i clienti sono tutti amici tra loro» dice il proprietario. «Con i clienti che vengono tutti i giorni, con cui c’è una certa confidenza, sono molto amichevole. Fanno come se fossero a casa loro» ha aggiunto. Infatti è curiosa la storia delle due piccole cassette in legno, tinteggiate di bianco per essere en pendant con lo stile moderno, che fanno da libreria all’ingresso del bar Song. «Era uno spazio vuoto, poi una cliente è arrivata con dei libri e mi ha chiesto se me li poteva lasciare e allora io li ho lasciati lì. Poi man mano che entravano i clienti, mi chiedevano: “Posso prendere questo libro per leggerlo?” o magari entrava l’altro cliente che mi chiedeva lo scambio. Quindi io lascio fare a loro», dice  con sincerità Roberto che ogni giorno parte da Quarto Oggiaro per raggiungere il suo bar. «Questa zona è bellissima e i clienti sono speciali e simpatici», aggiunge.

Con passione e impegno lavora fino alle 20 e in questi cinque anni di attività è riuscito a farsi volere veramente bene dagli abitanti della zona, nonostante questa abbia subito una cinesizzazione di massa.

«Nonostante sia di origini asiatiche, si è integrato bene anche perché è nato in Italia e sa bene l’italiano, ma a volte ha un po’ della “cinesità”» ha ironizzato un cliente. Infatti nascoste tra le bottiglie di amari e liquori si scorgono due etichette con le scritte in cinese: “grappa alle rose” e “grappa al bambù”.