Siamo in via Giovanni da Procida 10, in un palazzo di sette piani in mattoni bruniti, costruito nel 1966. Il portinaio si chiama Sergio Pujadhur, ha 51 anni come il condominio, ed è originario delle Mauritius. Prima di approdare nel Belpaese nel 1998, ha vissuto in Francia, Inghilterra, Singapore e in India, ma gesticola come un vero italiano. Nel corso della sua vita ha intrapreso innumerevoli professioni; prima camionista e guida turistica nei weekend, poi un impiego nel settore della ristorazione, due diverse imprese delle pulizie ed infine portinaio dal 2006. Sposato dal 2001, ha 2 figli maschi; Roj di 9 anni e Nell di 5. L’anno prossimo li manderà entrambi a studiare a Londra, coccolati dalla zia. Quando la moglie era incinta di Nell, all’improvviso, l’oscurità. Sergio diventa cieco. “Distacco di entrambe le retine” è  il verdetto asettico dei medici, che non considerano la paura di perdere il lavoro e quella di non veder crescere i figli. Ricorda di aver pregato molto in quel periodo. Sergio è induista e si reca spesso al tempio indù “Hare Krishna”. L’operazione chirurgica riesce. «La sanità italiana fa miracoli» dice sorridendo «nelle Mauritius sarei rimasto cieco».

Tempo fa, un ragazzo italiano sulla trentina, venne ripreso dalle telecamere del condominio, mentre svitava gli specchietti delle macchine posteggiate di fronte all’ingresso. Una, due, tre volte. La quarta volta Sergio lo coglie in flagrante. Sostiene di averlo minacciato verbalmente: «Lo sai di chi è quella macchina? Quello in tribunale ti spacca la faccia!». Non si è più fatto vedere. Non solo per le minacce di Sergio. Alcuni anni fa, infatti, è avvenuta la ristrutturazione della limitrofa stazione Domodossola e sono state costruite delle nuove aiuole sui marciapiedi di tutto il quartiere. Dove prima c’erano le macchine parcheggiate, ora spuntano i gerani. Niente più specchietti da rubare, dunque. La zona non ha subito cambiamenti sostanziali, anche se «ci sono più teppisti di un tempo» ruggisce il 51enne, che, solo quest’anno, ha dovuto cancellare, per cinque volte di fila, i tag fatti con lo spray sul muro del palazzo. Risvolti positivi? «Mi pagano gli straordinari».