«La medicina non può curarmi e io mi sono affidato alla tecnologia», afferma Stephen Hawking. Come lui, sono molte le persone disabili cui la tecnologia ha cambiato la vita. Se il fine più alto della scienza è quello di migliorare la vita dell’uomo, è nella ricerca sugli ausili ai disabili che la dottrina trova il suo più alto compimento. I nuovi sviluppi tecnologici concedono la possibilità di condurre una vita senza ostacoli anche a coloro cui quella possibilità è stata negata dalla natura. Infatti, le più recenti ricerche puntano ad annullare le differenze tra normodotati e diversamente abili, e non è utopico credere che nel prossimo futuro tale traguardo possa essere raggiunto.

Pensiamo al progetto Argus II. Il nome sembra tratto da un romanzo fantascientifico e anche quello che è in grado di fare pare appartenere a un altro mondo. Al contrario, è qualcosa di concreto e già applicabile, in grado di cambiare l’esistenza di chi è affetto da cecità. Argus II è un sistema di protesi retinica capace di bypassare i fotorecettori danneggiati. Consiste in degli occhiali su cui è impiantata una mini-videocamera che, dopo aver catturato le immagini, le trasmette a un piccolo computer indossato dal paziente che le trasforma in motivi luminosi. Il non vedente è così in grado di orientarsi in modo indipendente nella realtà circostante, non più oscura ma fatta di luce.

Dell’autonomia dei non vedenti si occupa anche Abbi, Audio Bracelet for Blind Interaction. Abbi è un ausilio dedicato ai più piccoli. Un braccialetto da tenere al polso che fornisce ai bambini un modo per orientarsi all’interno della realtà circostante, i cui movimenti non sono in grado di percepire. Il funzionamento è semplicissimo: ogni volta che un corpo si sposta Abbi emette un segnale acustico, comunicando al bambino che lo indossa che qualcosa, accanto a lui, si sta muovendo.

A coloro che hanno subito il trauma di un’amputazione, invece, si rivolgono i nuovi arti a controllo mioelettrico ideati dal Centro Protesi Inail di Budrio. Sono protesi funzionali per tutti i livelli di amputazioni di livello superiore. Dispositivi comandati da sensori elettrici posti sui muscoli residui dell’arto che consentono movimenti poliarticolari di polsi, gomiti e mano. Il risultato è un arto artificiale che quasi in nulla si differenzia da uno naturale.

Per quel che riguarda gli arti inferiori, la più interessante tra le ultime scoperte è Rise – Robotic Innovation for Standing and Enabling. Le carrozzine attualmente in commercio permettono a chi soffre di disabilità motorie di muoversi, ma sempre da seduto. Rise è innovativo perché consente la verticalizzazione di pazienti affetti da paraplegia che, utilizzandolo, potranno spostarsi in posizione eretta, con effetti positivi non solo dal punto di vista fisico ma anche sul piano psicologico.

A ostacoli apparentemente più banali ma non per questo meno importanti pensano invece due nuove app: TaskAbile e V4AInside. TaskAbile è dedicata alle persone con disabilità intellettive e relazionali. Quel che l’applicazione fa è scomporre le attività in semplici azioni attraverso l’utilizzo di una task analysis che facilita l’apprendimento. Una volta creata la propria agenda di impegni quotidiani, all’utente non resta che seguire le istruzioni e spuntare la casella corrispondente una volta finito. Alle vacanze e alla loro organizzazione è invece dedicata V4AInside. Una app che raccoglie tutte le strutture culturali e turistiche, indicando per ognuna il grado di accessibilità, corredato da immagini e costantemente aggiornato.

Una menzione merita, infine, Hackability. La community che unisce designer, maker e persone con disabilità. Tutti uniti col fine di creare presidii tecnologici fabbricati digitalmente, personalizzabili e a basso costo. Una volta creati, i progetti vengono catalogati in una data base open source e sono scaricabili da chiunque entri a far parte del team, per una concreta inclusione sociale.