Sono 18 milioni, provenienti da 164 Paesi diversi, vivono nella maggior parte dei casi in centri di accoglienza e si lasciano alle spalle guerre e persecuzioni. Sono i rifugiati politici, di cui l’Onu si prende cura ormai da decenni. Per avere una visione globale e temporale del fenomeno, le Nazioni Unite hanno realizzato una mappa del mondo interattiva che, anno per anno, dal 1975 al 2012, indica il numero totale di coloro che ottengono asilo politico, le loro nazioni di origine, i loro spostamenti e gli eventi principali che li hanno causati. La mappa può avere una lettura articolata anche in previsione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si terrà il prossimo 19 gennaio.

I numeri che emergono sono impressionanti: perché, se il rapporto tra rifugiati e popolazione mondiale è rimasto più o meno lo stesso (0,2/0,3), i valori assoluti sono aumentati in maniera sensibile. All’inizio delle rilevazioni, 39 anni fa, il totale si aggirava “solo” intorno al milione; da lì in poi è stata una crescita costante con alcuni salti dovuti a eventi particolarmente catastrofici.

Una delle modalità più interessanti per leggere la mappa, infatti, è osservare nel corso degli anni i Paesi da cui è fuggito il maggior numero di persone. Si evince chiaramente che si tratta di luoghi colpiti da conflitti lunghissimi e, spesso, senza soluzione di continuità. Tra il 1980 e il 1982, per esempio, il numero dei rifugiati è passato da 2 milioni a 7 milioni principalmente a causa dell’invasione sovietica dell’Afghanistan. Un altro decisivo balzo in avanti nelle stime è avvenuto tra il 2000 e il 2002 dove il totale del numero dei rifugiati raddoppia da 10 a 20 milioni (la cifra più alta in assoluto), durante i primi anni della missione Isaf della Nato. Parallelamente in area israelo-palestinese scoppia la Seconda Intifada e nei Balcani la fine del conflitto genera un rimpasto etnico, con esodo successivo.

L’High Commissioner for Refugee (Unhcr) ci tiene a precisare che le stime riguardano solo chi è fuggito dalla propria terra a causa di una «fondata paura di persecuzione per ragioni di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o politico». Dal conteggio sono esclusi tutti coloro che fuggono per ragioni economiche o per catastrofi naturali.