«Siamo giornalisti e storytellers : non guru, rockstar o sedicenti esperti. Non abbiamo tutte le risposte e non pretendiamo di averle. Preferiamo ascoltare piuttosto che impartire lezioni. Questo è il nostro lavoro e la nostra passione, ma ciò non ci rende migliori di voi».

A leggere le frasi, concise e quasi solenni, del ‘manifesto‘ di Reported.ly, si ha la sensazione di assistere a una nuova, piccola tappa verso l’informazione di domani.

reportedlyReported.ly è il nuovo progetto giornalistico internazionale fondato da Andy Carvin (@acarvin), esperto statunitense di social media nato a Boston nel 1971. Dopo aver lavorato per sette anni presso la National Public Radio (NPR) degli Stati Uniti, lo scorso febbraio è stato assunto dal gruppo First Look Media, finanziato dal fondatore di eBay Pierre Omidyar.

La sua nuova azienda ha accettato di finanziare un sogno che coltivava da tempo: quello di aprire uno spazio d’informazione che si basasse sull’analisi dei social network – come Twitter, Facebook e Instagram – in un modo diverso e più consapevole rispetto a quello delle altre testate online, che spesso li derubricano a “esche” per attirare traffico.

L’idea di fondo è quella che un giornalismo di qualità attraverso i social non solo sia possibile, ma sia una conseguenza naturale del nuovo modo di fare informazione. L’immediatezza e la sintesi del microblogging diventano strumenti in mano ai giornalisti per filtrare e raccontare in tempo reale i fatti e i molteplici aspetti di un mondo contradditorio che ci sta sempre più sfuggendo tra le mani.

Raccontare il mondo, via social

Carvin è stato uno dei primi a intuire le potenzialità giornalistiche dei 140 caratteri. Se gli altri colleghi ancora consideravano Twitter una mera cronistoria di impressioni personali o trascurabili impegni quotidiani, lui ha iniziato ad usarlo per raccontare le grandi rivolte della Primavera Araba.

Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, il suo profilo Twitter è diventato una sorta di bollettino in cui si succedevano le notizie dei primi focolai in Tunisia, degli scontri sanguinosi in piazza Tahrir al Cairo, e quindi delle sommosse in Libia e in Siria.

Dagli studi della NPR di Washington, Carvin scandagliava fonti, notizie degli inviati sul posto, confrontava testimonianze, video, registrazioni, per discernere il falso dal vero, l’attendibile dall’infondato; una mole di lavoro enorme, che come unico scopo era quello di presentare i fatti, nudi e oggettivi, avulsi da interpretazioni o pareri personali, anche perché confinati in quelle strette pareti di quelle 140 battute.Mappando sui social le Primavere Arabe e verificando fonti e notizie, Carvin ha creato quello che è stato definito “il migliore account Twitter del mondo”.

Non si era mai visto un modo simile di fare informazione: il susseguirsi frenetico di notizie dava la sensazione, agli utenti collegati da ogni parte del mondo, di essere lì – non insieme a Carvin, ovviamente – ma sul campo di battaglia, tra la polvere, le grida e gli spari dei kalashnikov, di trovarsi nei luoghi dove si stava facendo la Storia.

Ben presto, la piazza digitale del profilo Twitter venne affollata da migliaia di follower e divenne un punto di riferimento fisso per le più autorevoli testate americane e internazionali; la Columbia Journalism Review lo definì «il migliore account Twitter del mondo». Carvin era diventato il primo vero Twitter reporter, il pioniere di una nuova e nutrita generazione di giornalisti open source che coinvolge i propri lettori nella raccolta e verifica delle notizie e nel modo di raccontarle.

L’esempio di Carvin è stato raccolto da diversi giornalisti, che hanno narrato gli ultimi eventi importanti nel mondo in tempo reale su Twitter, dalla guerra Ucraina agli scontri dell’Isis, basandosi spesso su testimonianze e segnalazioni pubblicate sui social da colleghi, esperti, ma anche persone comuni. Reported.ly vuole proseguire e dare un sistema a questo lavoro. Secondo quanto scrive il suo fondatore nel blog su Medium, l’obiettivo del progetto è quello di fornire una bussola per i lettori, offrirsi come una sorta di guida sui social per districarsi tra le notizie.

socialVerso il “native journalism”

«Ogni giorno, in tutto il mondo, avvengono online conversazioni solide e informate: troppo spesso queste conversazioni sono ignorate dalla stampa, interessata soltanto alla propria copertura delle notizie. Qui è dove interviene Reported.ly. Siamo una squadra internazionale di giornalisti che si occupano da anni di organizzare comunità online, trovare e raccontare le notizie. Non cerchiamo di allontanare le persone dalle loro comunità online preferite per raccattare un po’ di pagine viste. Siamo orgogliosi di essere membri attivi e impegnati di Twitter, Facebook, Reddit, non meglio di chiunque altro. Vogliamo raccontare storie da tutto il mondo, facendo un servizio alle comunità online che sono le nostre piattaforme più importanti per trovare e raccontare le notizie, non secondarie a qualche sito o qualche app. Scordatevi il native advertising: vogliamo produrre native journalism per le persone sui social media, insieme alle persone che ne fanno parte».

Carvin, inoltre, illustra i valori fondanti del progetto: l’indipendenza editoriale, l’umiltà, la trasparenza e la stretta attinenza alla trasmissione del fatti. Lo scopo del team di giornalisti è mettere in campo le proprie conoscenze per creare una community nella rete, instaurando un rapporto paritario e onesto con gli utenti-lettori, ammettendo i propri limiti e gli eventuali errori; «nessuno di noi avrà mai paura di dire “non lo so”, perché è quello che succederà per molte breaking news. E voi meritate di saperlo. Riconoscere quel che sappiamo e quel che non sappiamo è una forza professionale, non una debolezza».Quello della piattaforma sarà nuovo giornalismo dinamico e partecipativo, basato sulla condivisione delle notizie e sul servizio alla community.

Carvin parla di un nuovo giornalismo dinamico e partecipativo, basato sulla condivisione delle notizie degli utenti in tempo reale dei social. Per questo, ammette, è possibile che verranno riportate anche notizie non confermate, «ma saremo sempre chiari, precisa, «su quel che non è stato confermato. Quello di cui parleremo sui social media non dovrebbe essere visto come la conclusione del nostro lavoro sulle notizie ma come l’inizio di una conversazione pubblica che speriamo ci aiuti a distinguere i fatti dalla fantasia. Quando c’è una voce o una notizia che diventa virale, non faremo finta che non esiste. Ce ne occuperemo e la esploreremo insieme». E ancora: «non vi diremo mai stronzate, prendendo tempo mentre cerchiamo di imparare tutto: ci impegniamo a essere completamente onesti su quel che sappiamo, quello che non sappiamo e perché».

La redazione di Reported.ly è attualmente composta da sei giornalisti esperti di social media, dislocati in luoghi diversi ma tutti ispirati all’esempio di Carvin. Oltre a lui, che vive a Washington, ci sono Malachy Browne, ex direttore di Storyful, di Dublino; il giornalista freelance greco Asteris Masouras; Wendy Carrillo, ex conduttrice e produttrice radiofonica e Kim Bui, ex giornalista di Digital First Media, entrambe di Los Angeles.

Un’italiana a Reported.ly: Marina Petrillo

L’ultima presente all’appello è l’italiana Marina Petrillo, giornalista ed ex direttrice di Radio Popolare (questo il suo primo contributo per il sito). Nel 2011, Petrillo era divenuta piuttosto famosa per aver messo in piedi quello che era probabilmente il più completo e continuo servizio di informazione sulle rivoluzioni nordafricane del 2011. Con il suo account Twitter, @alaskaHQ, aveva fatto scoprire anche agli utenti italiani il nuovo modo di fare giornalismo introdotto da Carvin. L’abbiamo intervistata.

Lei ha seguito sin dall’inizio il lavoro di Andy Carvin; quanto è stato importante per la sua formazione?
Da lui ho imparato quasi tutto quello che so su come cercare e filtrare notizie dai social media proprio osservando quello che faceva Andy. Mi ha mostrato una strada nuova, perché non esisteva nulla del genere prima che fosse lui a inventarlo. Perciò, anche se non ci conoscevamo, si può dire che sia stato il mio mentore. Nel 2012, quando ci siamo incontrati per la prima volta al Festival del Giornalismo di Perugia, ho avuto la possibilità di ringraziarlo, e di discutere con lui di tutti gli aspetti più appassionanti di questo lavoro. Poi ci siamo rivisti a Perugia e ai raduni annuali della Online News Association, negli Stati Uniti. Quando ha lasciato NPR, ho sperato che andasse a First Look Media, perché mi sembrava il posto dove avrebbe potuto sperimentare ancora. Alla fine è andata proprio così, ma in nessun momento ho mai pensato che un giorno avrei lavorato con lui.«Andy mi ha mostrato una strada nuova, perché non esisteva nulla del genere prima che fosse lui a inventarlo. È stato il mio mentore, ancora prima che ci conoscessimo»

Come è entrata a far parte di Reported.ly?
Un giorno Andy ha postato su Medium l’annuncio che cercava cinque persone per lavorare con lui. Era un periodo di grandi cambiamenti, e all’inizio ero un po’ indecisa se propormi; alla fine mi sono buttata, dietro grande insistenza di un mio amico. Un mese dopo, con mia grande gioia, ero nella squadra.

Nel 2011 si è affermata come Twitter reporter. Ha ammesso che all’inizio sapeva ben poco di social; pochi mesi dopo poi si è ritrovata a twittare fino a 14 di fila senza pause, durante “la Battaglia dei Cammelli”, il massacro egiziano in piazza Tahrir, il 2 febbraio 2011. Come riusciva a organizzarsi e a dare ordine e senso a quella sterminata mole di informazioni?
È un po’ complicato da spiegare tecnicamente; la mia grande fortuna è stata quella di trovare centinaia di giovani pieni di entusiasmo e di talento che cercavano di farci sapere cosa stava succedendo da loro. Il lavoro consiste, quasi sempre, nel costruire gruppi e liste di persone che si dimostrano attente, affidabili, precise, e di fare le domande giuste a chi invece ha informazioni, ma magari non si rende conto di quanto sono importanti. Si tratta di ascoltare le conversazioni che stanno avvenendo – separando la sostanza dal rumore di fondo -, ma anche di avvicinarsi con grande rispetto a comunità che si stanno già raccontando.

Le Primavere Arabe hanno mostrato in tutta la sua evidenza il potere dei social e del microblogging, che ha permesso di denunciare, raccontare, avere voce per ribellarsi, perfino. Crede che sia stata una sorta di momento di svolta per il giornalismo e la diffusione di notizie?
Sì, lo è stata: ha unito in un solo momento un’urgenza narrativa di portata storica, una grande competenza tecnica dei blogger urbani di quelle aree che erano attivi già dalla prima metà degli anni Duemila, se non prima, e il loro straordinario ingresso sulla scena mondiale, proprio mentre nei Paesi occidentali si respirava un’aria stantia e l’informazione era un po’ arroccata su se stessa.

Dicono che l’Italia resti sempre indietro rispetto agli altri Paesi. Crede che questa nuova forma di giornalismo possa avere successo anche qui? Ritiene che l’informazione sui social possa essere ‘presa sul serio’ e separata dall’uso di svago e distrazione che la maggioranza delle persone fa di Twitter e Facebook?
In Italia il giornalismo social ha non solo ha un pubblico molto interessato, serio, attivo e partecipe, ma c’è anche chi lo sa fare molto bene. Mi arrabbio un po’ quando sento che in Italia siamo indietro. È vero, siamo un Paese arretrato, a volte anche pigro, ma siamo anche pieni di talenti straordinari: un’avanguardia che si batte ogni giorno per trasformare con pazienza ambienti e sistemi di lavoro irrigiditi. La domanda, casomai, è un’altra: gli editori e finanziatori puntano abbastanza su di loro? Senza andare lontano, c’è qualcuno in Italia che avrebbe scommesso su di me e sulla mia esperienza come hanno fatto Andy e First Look Media? La risposta è no, purtroppo.

Come vi organizzerete per la gestione di Reported.ly? Prevede di spostarsi negli Stati Uniti o ognuno gestirà il lavoro a casa?
Ognuno lavorerà da casa propria, salvo riunirci ogni due o tre mesi di persona per fare il punto della situazione; ci vedremo tutti insieme a New York, la settimana prima di Natale.

Che cosa vedremo nel vostro progetto?
Reported.ly è una realtà tutta da costruire. Abbiamo valori condivisi da cui partire, moltissimo da mettere a punto nelle prime settimane, e alcune scommesse da fare. La cosa bella sarà che, se vi incuriosisce, vedrete succedere tutto in diretta e in modo trasparente.