Recensire le opere letterarie attraverso le immagini. È questo il tema centrale di Booking, mostra organizzata in occasione del festival Bookcity e presente fino al 22 novembre presso la galleria Nuages, in via del Lauro 10. All’interno di questo spazio, 45 tra i maggiori illustratori e fumettisti italiani, tra cui molti giovani, hanno reso omaggio ai loro testi preferiti, i loro libri del cuore, scegliendo di interpretarli attraverso le loro ‘armi’ naturali, il disegno e il colore.

Le scelte delle opere sono tutt’altro che banali o scontate. I grandi nomi dell’illustrazione italiana amano opere di autori come Don DeLillo, Elias Canetti, Raymond Chandler e Mikhail Bulgakov, apparentemente molto difficili da rappresentare. «Mi aspettavo che gli artisti scegliessero libri che più si prestassero alla trasposizione in immagini, come quelli di fantascienza», ha spiegato il fumettista Giancarlo Ascari, organizzatore dell’evento insieme a Arianna Vairo e Cristina Taverna. «Queste scelte invece dimostrano, oltre alla loro grande cultura personale, rapporti sinceri e affettivi con determinati testi letterari, parole e sensazioni sparse che aiutano a costruire il nostro universo visivo». Completano la mostra alcune opere selezionate di grandi maestri come Altan, Hugo Pratt e Moebius.

In effetti, molte ‘recensioni visive’ sono vere e proprie dichiarazioni d’amore verso i libri, impressi nella memoria e nelle vite dei loro autori. Massimo Giacon ricorda Peter Pan, citando la scena finale, quando il protagonista torna a casa di una Wendy ormai anziana, definendola “una delle più strazianti riflessioni sulla vecchiaia e sulla morte che abbia mai letto”. Guido Scarabottolo lega una considerazione in aereoporto con il repentino epilogo di Moby Dick. Zerocalcare esalta i personaggi stravaganti de La Foresta di Joe Lansdale, ribadendo che “la vita non è solo bianca e nera, ma c’è anche un bel po’ di grigio”, in Texas come a Rebibbia. Pia Valentinis, infine, rievoca la storia d’amore tra Zio Paperone e Doretta Doremì in una storia di Carl Barks, talmente verosimile da essere stata censurata.

In molti casi lo stile personale dell’illustratore riesce a conciliarsi alla perfezione con l’atmosfera del libro narrato: le forme essenziali e i colori caldi nell’immagine di Olimpia Zagnoli esprimono al meglio l’intima passione di Virginia Woolf ne Una stanza tutta per sé. Giordano Poloni riprende una strada dimessa di New York come sineddoche di Underworld di DeLillo, mentre Franco Matticchio riprende i colori torbidi dell’ipocrita borghesia lombarda ne I milanesi ammazzano al sabato di Scerbanenco.

Una delle immagini più evocative è quella del milanese Emiliano Ponzi, che ha scelto di catturare una famosa scena de Il giovane Holden, di J. D. Salinger. «Ho scelto quello perché mi era capitato di rileggerlo a fine estate, nella nuova traduzione uscita per Einaudi. Dopo aver avuto diverse idee, anche molto particolari, per costruzione e contenuto», ci ha spiegato, «ho deciso che l’immagine più significativa era riportare la domanda ricorrente di Holden: «Dove vanno le anatre quando il lago di Central Park si ghiaccia». Una declinazione che rendesse immediatamente riconoscibile il romanzo, che fosse estetizzante e ne esplicitasse la temperatura, la solitudine del protagonista e una certa incomunicabilità presente in tutta la storia».«Affrontare un classico è complesso e nasconde il rischio della banalizzazione»

La mostra mette in luce la difficile sfida di misurarsi con le grandi opere letterarie del passato, cercare di interpretarlo visivamente in chiave nuova e originale senza snaturare il testo di riferimento. «Affrontare un classico è complesso e nasconde il rischio della banalizzazione», ha osservato Ponzi. «Quando anche non è stato illustrato o non ne esiste una versione cinematografica, porta con sé un immaginario collettivo che bisogna tenere a mente e dal quale è necessario prendere la giusta distanza per non scivolare nel cliché: un imperativo che ci coinvolge quotidianamente nel dare forma visiva alle parole».

Non è un caso che questa mostra sia stata organizzata da Nuages: inaugurata nel 1981 con una mostra del belga Jean Michel Folon, la galleria milanese è stata una delle prime a riconoscere dignità artistica alle illustrazioni, ospitando esposizioni collettive e personali di mostri sacri come Emanuele Luzzati, Hugo Pratt e Andrea Pazienza. Pochi anni dopo, la galleria ha iniziato una costante attività editoriale, pubblicando una serie di grandi classici della letteratura illustrati da autori di fama internazionale. «Ad un anno di distanza dalla precedente mostra The book is on the table», ha osservato Ascari, «questa nuova iniziativa sottolinea lo storico legame tra illustrazione e letteratura e ribadisce il valore artistico ed intellettuale degli autori, molti dei quali sono giovani di talento già molto affermati all’estero».