È una nuova giornata per la città di Ravenna, secondo comune italiano per estensione.Le vie del centro non sono deserte, ma i soli a percorrerle sembrano essere i residenti, mentre i turisti si contano a fatica sulle dita di una mano. C’è chi si reca al lavoro, chi ha inforcato la bicicletta per sbrigare le commissioni quotidiane, alcuni camminano a passo lento, godendosi i timidi raggi di sole che anticipano la primavera. Si cerca di non perdere una certa familiare ordinarietà, quasi a voler tentare di rassicurare i propri animi, già proiettati ad un prossimo futuro, quando finalmente l’emergenza di queste settimane potrà essere lasciata alle spalle.

L’Emilia Romagna ad ora risulta la seconda regione più contagiata del Paese con 1010 casi accertati, 10 dei quali nella provincia di Ravenna. Le misure di prevenzione e di contrasto alla diffusione del Coronavirus, contenute nell’ultimo Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, prevedono la sospensione delle attività didattiche in nidi, scuole e università fino al 15 marzo; prorogata fino al 3 aprile per manifestazioni, spettacoli, eventi e gare sportive con pubblico. Restano aperti bar e ristoranti e riaprono musei e luoghi della cultura, con fruizione contingentata: ed è da qui che l’ex capitale dell’Impero Romano ha deciso di ripartire.

 «Ravenna non può vivere senza cultura» ha detto il sindaco Michele De Pascale in occasione   della   riapertura della tomba di Dante, lo scorso lunedì. Dello stesso parere è l’assessore alla cultura Elsa  Signorino che aggiunge: «Lasciare aperti luoghi identitari per una comunità è prima  di tutto un  segnale della volontà di rimettere in moto i meccanismi fondamentali della socialità,   sempre nel  rispetto delle condizioni imposte dalla presenza del Coronavirus».Le disposizioni   attuate prevedono  infatti l’ingresso a scaglioni nei monumenti, con un parametro di circa 4   visitatori ogni 10 metri   quadrati, tale da garantire la distanza di un metro fra i singoli.

«Le città che fanno cultura sono città più civili, coese e capaci di misurarsi con i mutamenti. Per  Ravenna il patrimonio storico-artistico è uno straordinario attrattore di turismo. L’emergenza  che  ci  troviamo ad affrontare avrà conseguenze significative sul tessuto economico della nostra città,  sull’imprenditoria turistica e sulle istituzioni culturali», sottolinea l’assessore, fermo  restando che «la  salute pubblica viene prima di ogni altra cosa».

A Ravenna i turisti infatti sono pressoché spariti e l’economia della città ne sta visibilmente soffrendo. «In tre giorni ho fatto quattro caffè e due cappuccini» commenta amareggiato il titolare del Bar Mosaico, storica piadineria di via Argentario, affacciata sulla Basilica di San Vitale. «L’anno scorso in questo periodo lavoravamo a pieno ritmo, perché nel mese di marzo il turismo a Ravenna è sempre stato improntato sulle gite scolastiche», aggiunge il gestore, tenendo a precisare che «si rimane aperti. Non c’è alternativa, i costi di gestione sono troppo alti e oltre a posticipare il pagamento delle tasse, avremo bisogno di sgravi fiscali e dovremo ri-contrattare tutti gli affitti. Servirà molto tempo perché il turismo riparta».

Intanto anche la Biblioteca Classense, istituzione indiscussa della città, che raggiunge le 342mila presenze l’anno, sta affrontando a suo modo il Covid-19. «Ci siamo attivati insieme al comune per adottare misure idonee di igiene, abbiamo annullato tutte le attività e gli eventi che avrebbero comportato aggregazione di molte persone e, secondo ordinanza regionale, i prestiti e le sale studio sono ancora fruibili» spiega Eloisa Gennaro, responsabile della biblioteca storica e della logistica, specificando che «sono state eliminate fisicamente una parte delle sedie nelle sale studio, in modo tale che potesse essere rispettato il metro di distanza previsto».

A Ravenna i turisti sono spariti e l’economia della città ne sta soffrendo. La comunità cerca di affrontare il futuro un giorno alla volta, vivendo in attesa.

La comunità cerca di affrontare un giorno alla volta, vivendo in attesa. Come ricorda l’assessore Signorino: «In una situazione così complessa e incerta, oltre alla centralità delle autorità sanitarie e delle competenze scientifiche, la consapevolezza dei problemi e la capacità di condividere le soluzioni possibili è necessaria e indispensabile».