Cresce il numero di stranieri presenti in Italia in un anno, superando la soglia simbolica di uno straniero ogni 10 abitanti. Secondo il 24esimo rapporto Ismu 2018, presentato all’Università statale di Milano, al primo gennaio 2018 gli stranieri presenti in Italia sono 6 milioni e 108mila su una popolazione di 60 milioni e 484mila residenti. Ovvero un incremento della popolazione straniera, rispetto alla stessa data del 2017, del 2,5%. Crescita che sarebbe da attribuire alla componente irregolare (+8,6%) la cui causa è da cercare negli sbarchi sulle coste italiane. Nei primi sette mesi del 2018 è continuato infatti il rallentamento degli sbarchi iniziato nella seconda metà del 2017 che aveva portato alla fine dello scorso anno a un bilancio annuo dei nuovi arrivi di 119mila persone (-34% rispetto al 2016). Se gli sbarchi diminuiscono, nel triennio 2014-2016 i beneficiari del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) raddoppiano e triplica il numero di immigrati nelle strutture di accoglienza. Tuttavia nel 2017 il loro incremento è stato più contenuto: al 31 dicembre i presenti erano poco più di 180mila (a fronte dei 177mila alla fine del 2016), la maggior parte nei centri di accoglienza straordinaria (Cas). «In Italia nel 2018 si è verificato un paradosso. Se da un lato i flussi in arrivo sono diminuiti dall’altro è cresciuta l’ostilità verso gli immigranti». Precisa Vincenzo Cesareo

«In Italia nel 2018 si è verificato un paradosso – precisa Vincenzo Cesareo – Se da un lato i flussi in arrivo sono diminuiti dall’altro è cresciuta l’ostilità verso gli immigranti. Questo sarebbe da attribuire a delle informazioni scorrette e dall’accanimento dei populisti italiani ed europei verso gli immigrati. Nei sondaggi è emersa la preoccupante ostilità degli italiani nei confronti degli immigrati che non sono altro che un capro espiatorio di ogni problema. La strumentalizzazione è scorretta, è nociva perché è una minaccia per la coesione sociale». È necessaria dunque una nuova politica, «che garantisca una vera sicurezza, agli italiani e ai migranti. Bisogna abbassare i toni».

Nello specifico: calano gli sbarchi ma sale la quota degli irregolari. Al primo gennaio 2018 in Italia si stima che vi siano 533mila stranieri privi di un valido permesso di soggiorno (8,7% dei presenti a fronte dell’8,2% dello scorso anno). E se è vero che è cresciuto il numero di chi ha ottenuto lo status di rifugiato (8,5% nel 2017, contro il 5,5% dell’anno precedente) è anche vero che si è fortemente ridimensionata la protezione sussidiari: nel 2016 era stata concessa a oltre 11mila migranti e nel 2017 a poco meno di 6mila. «È obbligatorio quando si parla di immigrazione in Italia avere uno sguardo sul futuro: aumenteranno gli stranieri che otterranno la cittadinanza e tra vent’anni saranno 5 milioni i “nuovi” italiani». Spiega Gian Carlo Blangiardo

«La spiegazione è evidente – spiega Gian Carlo Blangiardo, responsabile settore statistica fondazione Ismu –. Se a un immigrato una volta sbarcato non gli è concesso un titolo per restare sul territorio, diventa irregolare. Questo però non vuol dire che sono criminali. È obbligatorio quando si parla di immigrazione in Italia avere uno sguardo sul futuro: aumenteranno gli stranieri che otterranno la cittadinanza e tra vent’anni saranno 5 milioni i “nuovi” italiani. Inoltre la componente giovanile straniera svanisce perché diventeranno italiani».

Resta il problema delle espulsioni: su 36mila espulsi, solo 7.045 hanno lasciato l’Italia. I cittadini di Paesi terzi effettivamente rimpatriati sono stati solo 7045 (19,4%) di cui 4935 in modo forzato. Tra i rimpatriati, 2/3 sono stati tunisini (2070 casi per 94% rimpatri forzati) seguiti da albanesi (1230 per il 62% forzati) marocchini (1005 per il66% forzati) ed egiziani (400 per il 76% forzati).

Tra gli arrivi via mare resta forte la crescita di quelli provenienti dalla Nigeria e dal Bangladesh. La motivazione economica è quella che spinge i migranti a partire. Non a caso tra il 2014 e il 2017 si è registrato un progressivo ridimensionamento delle cittadinanze mediorientali e una forte crescita di quelle sub-sahariane. La Siria ha nel 2014 alimentava un quarto del totale degli sbarchi è scesa del 5% nel 2015 e già nel 2016 era sparita nel novero delle principali nazionalità dei nuovi arrivati. Parallelamente la Nigeria è salita dal 5% del 2014 al 21% del 2016 con un leggero calo al 15% nel 2017. E il Bangladesh l’ha imitata nella scalata.