Raboucer, ex Bar Cuore, anima il centro di Milano. Le luci in via Gian Giacomo Mora – vicino alle Colonne di San Lorenzo, per intenderci– si sono riaccese quasi un anno fa. L’atmosfera all’interno del locale è rilassata e gli arredi vintage danno la sensazione di trovarsi al Cabaret Voltaire, culla del Dadaismo. I protagonisti di questa storia sono due: Andrea e Simone, che hanno realizzato il sogno di aprire un bar   e hanno restituito ai milanesi la location storica, seppur con alcune novità.

«Andrea Pirola, 29 anni, bergamasco», esordisce uno dei due fondatori del locale. La sua storia come bartender parte nel 2013, quando il ragazzo inizia un percorso di approfondimento sulla miscelazione, insieme al suo attuale socio, Simone, calabrese doc. I due giovani, dopo aver frequentato delle «buone scuole» hanno deciso di aprire un bar proprio a Milano che, per il loro lavoro, «offre delle possibilità che in Italia sono uniche». 

«Un sogno che si avvera», sotto le colorate luci led di Raboucer. La scelta del nome «è stata puramente casuale – racconta il ragazzo –. Eravamo indecisi. Poi, un giorno, abbiamo trovato la vecchia insegna del bar Cuore e l’abbiamo letta al contrario: così è nato Rab-Ou-Cer». 

Capita spesso che la gente, entrando nel locale, pensi di trovarsi ancora al bar Cuore, storica location milanese che ha lasciato un’importante eredità con la quale fare i conti, nel bene e nel male. Raboucer ha mantenuto la stessa struttura e gli stessi arredi del suo predecessore, a parte qualche dettaglio, ma «ad ogni cosa – spiega Andrea –  è stata conferita una visione innovativa, un concept più moderno».

Chi lavora in un bar, si sa, è soggetto al costante confronto con le persone. Andrea racconta di aver avuto moltissimi incontri strani e di aver, spesso, fatto da consulente alla gente che gli «confida i propri problemi sentimentali o di vita». Ma va bene così, perché, stando alle sue parole, il punto di forza di Raboucer è proprio «l’ospitalità».

Andrea e Simone hanno l’obiettivo di creare un’atmosfera in cui predominino l’accoglienza, la cultura del bene bene, la cordialità e la buona musica. «Nel nostro locale vogliamo vedere gente di ogni età che ride, scherza e si diverte», dice il ragazzo. Il target del locale è eterogeneo e il palinsesto degli eventi accontenta gusti differenti: dalle serate jazz, a quelle  rock, per arrivare alla disco-music. Andrea si definisce «scarmantico» e non vuole parlare dei progetti che lui e il suo socio hanno per il futuro, ma non esita a rispondere alla richiesta di descrivere Raboucer in due parole: «Posso farlo in tre. Sentirsi a casa».