E’ come l’Odissea ma senza grandi scoperte e con pochi eroi. L’elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica è una partita a scacchi che rimane ancora senza vincitore.Altra fumata nera, dunque, e ancora nessun nome condiviso alla seconda giornata di consultazioni. Solo trattative e una strada lastricata da buone intenzioni. Alla fine della prima giornata, lunedì, il quorum dei due terzi c’era quasi, peccato che a raggiungerlo sia stata la scheda bianca.

Le divisioni all’interno del Movimento 5 Stelle si addensano intorno al nome di Mario Draghi.  Per l’agenzia Adnkronos la sera di lunedì c’è stato un serrato confronto tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio: nessun veto sulla persona, ma per il leader del Movimento, Draghi deve rimanere a Palazzo Chigi. Il suo passaggio al Colle farebbe venire meno le ragioni che tengono in piedi il governo.

Seconda giornata di consultazioni senza risultati. Il cerchio dei candidati si restringe intorno a Moratti, Pera e Nordio. Casellati e Draghi preservati ma con giudizio

Alle 16.30 di martedìil centrodestra va in conferenza stampa e si presenta compatto per proporre la rosa dei candidati. In soldoni: se si dovesse arrivare alla quarta votazione, dei 505 voti necessari per raggiungere la maggioranza assoluta il centrodestra ne conterà 450. Bocciato il nome di Franco Frattini per le sue posizioni non troppo atlantiste, Fratelli d’Italia e Lega puntano su Letizia Moratti, Marcello Pera e Carlo Nordio che si prestano a giocarsela tra i veti incrociati.

Preservata così la candidatura di Casellati, in previsione dello snodo atteso per giovedì.Tra i grandi elettori di Pd e Leu l’ipotesi migliore resta quella che vede Draghi al Quirinale, ma il leader del Carroccio glissa sulla questione, perché il Presidente del Consiglio è «una risorsa preziosa per l’Italia».

Durante lo spoglio delle schede incombe la controproposta del centrosinistra. Nell’esprimere le prime valutazioni, il segretario del Pd Enrico Letta parlava di «una terna di qualità da valutare senza spirito pregiudiziale», ma il tutto si risolve in un cortese diniego.In attesa del fantomatico «nome super partes»  i negoziati continuano. Dopotutto, “domani è (ancora) un altro giorno”.