Il quartiere Sarpi è storicamente riconosciuto come il cuore della comunità cinese a Milano. Eppure, contrariamente a quanto si possa pensare, la maggioranza dei residenti nella zona è italiana. Nel Nil, Nucleo Identitario Locale di Sarpi, la percentuale di residenti cinesi si aggira attorno al 15%. «I cinesi sono qui ci sono fin da quando ero bambina, da più di ottant’anni», ricorda la signora Norma, proprietaria dello storico negozio di ottica “Scaccabarozzi”, in via Paolo Sarpi dal 1927. I primi flussi di migranti cinesi a Milano risalgono ai primi anni venti del ‘900, con l’arrivo in città di alcuni nuclei di cittadini provenienti da Parigi, in cerca di sbocchi commerciali per le loro imprese. La maggior parte di loro è originaria dello Zhejiang, provincia sulla costa Est della Cina.  La crescita demografica e imprenditoriale, però, si fa più consistente solo negli anni ’90 con la diffusione della vendita all’ingrosso. Via Sarpi è stato un bacino di utenza per tutta la zona Nord della città, e una delle vie commerciali più frequentate Imprese cinesi proliferano nella zona, incrementando il volume di affari, a scapito dei molti negozi di artigianato che non reggono il passo. Oggi, quella concezione “tradizionale” del commercio, basata sulla vendita al dettaglio, resiste all’inizio di via Sarpi, nel tratto di strada che va da piazza Gramsci all’incrocio con via Lomazzo. L’erboristeria Novetti è uno degli esempi più emblematici. «Il nostro è un negozio di nicchia, in un settore di nicchia», spiega Francesco Novetti, titolare della bottega e presidente dei commercianti italiani della zona, mentre prepara un composto da vendere a una cliente. «Io sono qui dal 1953 e la presenza cinese non è mai stata un problema, piuttosto lo è la merceologia che hanno importato». Come raccontano i commercianti storici della zona, via Sarpi è stato un bacino di utenza per tutta la zona Nord della città, e una delle vie commerciali, insieme a corso Buenos Aires e corso Vercelli, più frequentate da chi veniva dai Paesi della provincia di Milano. La presenza di esercizi commerciali cinesi si è concentrata inizialmente nelle vie laterali, tra via Bramante, via Canonica e via Rosmini. Oggi il fulcro è via Paolo Sarpi. Ristoranti, negozi di elettronica, oriental mall si intervallano in poco più di un chilometro di strada. E anche l’abbigliamento ha subìto un’evoluzione notevole: agli outlet di capi a basso costo si affiancano boutique che vendono i marchi più ricercati della moda occidentale. Jade Boutique, all’angolo con via Lomazzo, è uno di quei negozi che ci si aspetterebbe di trovare in una delle vie del centro. Gestito da cittadini cinesi, è uno dei più prestigiosi della strada. Molte clienti italiane si muovono tra abiti costosi alla ricerca del capo giusto da acquistare.

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©feelinglorenzo, via Instagram

Secondo i dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, a fine 2016, le imprese con titolare cinese attive in Lombardia sono 9.700, su circa 49 mila presenti in Italia. Milano ne conta 5.272, il 54,4% è regionale e il 10,9% italiano. Seguono Brescia, con 1.023 imprese (10,6% lombardo), Mantova con 753 (7,8%) e Bergamo con 644 (6,6%). Lodi (+14,1%), Como (+12,9%) e Lecco (+11,8%) sono i territori in cui i piccoli imprenditori cinesi crescono di più tra 2015 e 2016. Secondo i dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, a fine 2016, le imprese con titolare cinese attive in Lombardia sono 9.700 Nel secondo trimestre dell’anno scorso, le attività di servizi di alloggio e ristorazione presenti nel capoluogo lombardo sono 1338. Nella sola via Sarpi, si contano più di venti tra bar e ristoranti. Uno dei più conosciuti è la Ravioleria Sarpi. Nello spazio di soli 15 metri quadrati, «prepariamo più di mille ravioli al giorno», spiega Maria, una delle dipendenti che ha trasformato l’idea del proprietario Hujian Zouh in un successo. Zouh, una laurea all’Università Bocconi, ha saputo creare un business vincente, fondendo capacità imprenditoriali e flessibilità.

«I cinesi sono dei grandi lavoratori e soprattutto sanno orientare le loro vendite in base alle richieste del mercato», spiega Maurizio Italia, uno dei gestori di un negozio di abbigliamento in via Sarpi. «Pensiamo alle cover degli smartphone: quando sono diventate di tendenza loro ne hanno fatto immediatamente un’attività commerciale redditizia. E lo stesso vale per i negozi di elettronica». Quello tecnologico infatti, è l’altro settore di peso in cui i cittadini cinesi  sembrano davvero imbattibili. Il loro segreto sta nel dimezzare i tempi e nel ridurre i costi. Nella Chinatown milanese, il mago delle riparazioni si chiama Johnny. Il suo negozio, in via Giordano Bruno, è un andirivieni di acquirenti italiani e non. La diffidenza che per molto tempo ha portato i milanesi a non acquistare prodotti cinesi si è dissolta «È  la prima volta che vengo qui», racconta un cliente all’uscita del negozio. «Ho sentito il suo nome in giro, ha una certa fama. Ti cambia la batteria del telefono per 40 euro. Se andassi nel negozio specializzato della mia marca di telefono lo lascerei in riparazione per due settimane, spendendo di più. Non posso permettermelo». Insomma, la diffidenza che per molto tempo ha tenuto lontano i milanesi dall’acquistare prodotti cinesi si è progressivamente dissolta. Laura, all’uscita di un salone di bellezza, parla della sua esperienza: «Ho sempre diffidato dai prodotti cinesi, ma da quando mia nipote mi ha convinto a provare non ho più cambiato. Il problema è che le dipendenti parlano pochissimo la nostra lingua, ma per fortuna c’è una persona italiana ad accoglierti». Anche Wang, titolare dell’Orient Store di via Sarpi, conferma questo trend: «Gestisco il negozio dal 1992, vendiamo per lo più oggetti porta-fortuna e statuette tradizionali asiatiche. Da qualche anno gli acquirenti maggiori dei nostri prodotti sono gli italiani»..