La sostenibilità è uno dei temi caldi del XXI secolo e sta generando sempre maggiore dibattito anche ai più alti livelli dell’industria pubblicitaria, tanto che ora molti dirigenti del settore riflettono sull’impatto ambientale dei loro prodotti. Anche il web advertising può nuocere gravemente all’ambiente in termini di emissioni, ma i dirigenti pubblicitari ora intravedono una possibile soluzione al problema attraverso nuove opportunità di business.

Harriet Kingaby, co-presidente del Conscious Advertising Network, ha spiegato come l’ascesa di tecnologie come l’intelligenza artificiale abbia spinto numerosi venditori a riflettere su come il digitale stia influenzando gli impegni di Corporate Social Responsability (CSR o Responsabilità Sociale di Impresa), dei loro brand. “Molte di queste tecnologie, come gli NFT, usano parecchio carbonio e, poiché vi ricorriamo sempre di più, è molto importante che il loro posizionamento pubblicitario non ne aumenti il carico”, ha affermato Kingaby citando uno studio dell’Università di Cambridge che testimonia come l’estrazione dei Bitcoin usi più elettricità di nazioni della dimensione di Argentina, Pakistan o Svezia.

Il tema ha attirato l’attenzione di alcuni dei nomi più importanti del settore, come Brian O’Kelley, imprenditore di pubblicità sul web, che ha fatto della sostenibilità lo scopo centrale della sua ultima impresa, Scope3. L’obiettivo è aiutare altre imprese a diminuire il proprio impatto ambientale, lavorando sulle componenti più nocive per l’ambiente. Il nome “Scope3″ fa riferimento a una delle classificazioni utilizzate per misurare l’impronta di carbonio proposte dal Greenhouse Gas Protocol e comprende tutte le forme di emissioni di Co2 non comprese nella Scope1 e nella Scope2, tra cui quelle connesse all’attività di siti web e del mondo online. Scope3 utilizza più dati per aiutare le aziende a misurare l’impronta di carbonio della loro attività. “Ci sono quattro componenti principali per le emissioni di una pagina web, – ha spiegato O’ Kelley –: Il dispositivo, o il browser, l’energia emessa dalla trasmissione dei dati attraverso il 5G o il WiFi, il costo di produzione del contenuto, infine il targeting e gli analytics”.

Secondo Kevin Flood, partner della società di investimenti First Party Capital, la razionalizzazione dei consumi energetici in termini di emissioni di carbonio porterebbe le aziende che avviano campagne pubblicitarie verso un risparmio economico. A prova del fatto che “pensare sostenibile” può rivelarsi anche conveniente.

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