La scuola, per non fermarsi, ha bisogno di tutele e certezze, ma soprattutto sicurezza. Il 21 maggio è stato sottoscritto dal Ministero dell’Istruzione, dalle organizzazioni sindacali e dal Comitato Tecnico Scientifico (CTS) il protocollo sicurezza per garantire ai 463.133 maturandi classe 2001 l’esame di fine ciclo in presenza. Intanto, la scuola si prepara a riaprire i cancelli a settembre, ma con molta cautela. In prima linea in questa lotta, i dirigenti scolastici.

«Su settembre, non c’è nulla di più che qualche voce di corridoio- ha affermato il Presidente dell’Associazione Nazionale dei Presidi (ANP), Antonello Giannelli- per ora l’unico protocollo ufficiale riguarda l’esame di maturità». Un protocollo, quest’ultimo, che ha richiesto molto tempo prima di essere ufficializzato perché l’ANP aveva individuato alcune criticità al suo interno. «Abbiamo chiesto che il CTS lo rivedesse e che illustrasse meglio le misure di sicurezza da adottare –  afferma Giannelli – temevamo il rischio che fossero vaghe e che ogni scuola le avrebbe interpretate a modo proprio. Noi crediamo molto nell’autonomia scolastica, ma in materia di sicurezza non ci si può fidare delle competenze biologiche, epidemiologiche e sanitarie dei dipendenti di ogni scuola. Abbiamo chiesto più rigidità e così è stato». Il ritorno a settembre, intanto, è appeso al filo dell’evoluzione della pandemia. Il sistema scolastico, infatti, costituisce uno dei maggiori veicoli di diffusione: basti pensare che impatterebbe 8,5 milioni di ragazzi e circa 1 milione di dipendenti, che sommati ai genitori degli studenti contano 30 milioni di italiani. «Finché non si troverà un vaccino, il virus potrebbe tornare e, di conseguenza, le scuole sarebbero costrette a chiudere nuovamente i cancelli».

Il rischio che con l’apertura delle scuole ci sia un nuovo picco è alto e la responsabilità penale per ciascun istituto ricade sul dirigente scolastico, introdotta dalla legge 18/2020. Le associazioni dei presidi chiedono quindi che venga rivista la materia della responsabilità penale

Il rischio che con l’apertura delle scuole ci sia un nuovo picco è alto e la responsabilità penale per ciascun istituto cade sul dirigente scolastico. Le associazioni dei presidi chiedono che venga rivista la materia della responsabilità penale: da una parte l’UDIR, organizzazione sindacale dei dirigenti scolastici, chiede lo scudo penale, dall’altra l’ANP, che chiede una rivalutazione del carico di responsabilità. Giannelli dice, a questo proposito: «Nel caso dei presidi e di altri datori di lavoro ci sono situazioni di controllo da attuare che possono essere molto complicate. Ad oggi chi svolge questa mansione dovrebbe avere competenze ingegneristiche, informatiche, mediche, biologiche e così via, l’elenco è lunghissimo e queste devono essere necessariamente competenze molto approfondite. Ma ciò non è possibile».Con l’equiparazione tra contagio e infortunio sul lavoro, introdotta dall’articolo 42 del decreto- legge 18/2020, i dirigenti scolastici sono considerati a tutti gli effetti dei datori di lavoro e qualora si verifichi un incidente da Covid-19 all’interno del loro istituto scolastico, ne sono responsabili. «Noi chiediamo dunque che, laddove la mancanza o l’incidente sia stato generato da cause difficili da tenere sotto controllo, ci sia una condanna solo in caso di colpa grave. In caso di colpa lieve, invece, chiediamo che non ci sia responsabilità penale». Importante è sottolineare che qualora questa richiesta venisse accolta, non porterebbe a una diminuzione della tutela dell’infortunato da Covid-19, poiché dal punto di vista civilistico e del risarcimento, la responsabilità del dirigente rimarrebbe piena. Il presidente aggiunge: «Vogliamo semplicemente che non sia troppo gravoso svolgere questo lavoro, altrimenti non lo vorrà fare più nessuno. La responsabilità penale non tutela maggiormente le altre persone, anzi, rappresenta spesso la ricerca di un capro espiatorio».

Intanto, l’ANP sta realizzando una serie di webinar per formare docenti, personale ATA e dirigenti scolastici sui comportamenti da tenere all’interno dell’ambiente scolastico. «Abbiamo in atto di lanciare, con l’associazione di formazione ItaliaScuola.it, una serie di corsi online dedicati all’emergenza Coronavirus. Questi costituiscono un ripasso di tutte le norme che abbiamo sentito più volte in televisione: si parte da come lavarsi le mani, come si mette la mascherina, come ci si comporta nel caso si presenti un possibile caso di Coronavirus all’interno dell’istituto, fino a come si puliscono le superfici. Il CTS ha chiarito che non c’è bisogno di una sanificazione vera e propria, ma basta una pulizia profonda con prodotti a base di alcol. Grazie a questa formazione il personale è abilitato a tornare sul posto di lavoro».