Sono da poco passate le due e mezza del pomeriggio quando il magistrato giudicante Illio Mannucci Pacini entra in aula per leggere l’ordinanza dopo cinque ore di camera di consiglio. In pochi secondi cala il silenzio. Marco Cappato è, come del resto in tutte le udienze, presente in aula a fianco dei suoi avvocati Francesco di Paola e Massimo Rossi. Dietro a loro la moglie e la fidanza di Dj Fabo. Poco più in là siede il pm Tiziana Siciliano, che nell’ultima udienza si era dichiarata a favore dell’assoluzione di Cappato. L’unica grande assente di oggi è la madre di Dj Fabo, un’emozione troppo forte forse. Il giudice ci impiega un’ora a leggere l’ordinanza. Un’ora in cui l’attenzione e la tensione è sempre rimasta alta. Tensione che poi si sfoga in un pianto e un abbraccio liberatorio tra Marco Cappato e la fidanzata di Dj Fabo appena il giudice conclude la lettura.

Finisce con un’assoluzione e un rinvio alla Corte Costituzionale l’ultimo atto del processo a Marco Cappato, il leader radicale accusato di aver favorito il suicidio assistito di Dj Fabo in Svizzera nel febbraio 2017. La Corte d’Assise lo assolve dal reato del rafforzamento al suicidio: secondo la magistratura Fabiano Antoniani, nome di battesimo di Dj Fabo, aveva deciso di sua spontanea volontà di ricorrere al fine vita assistito, stanco di vivere immobilizzato a letto a causa di un incidente automobilistico del 214, ancor prima di conoscere Marco Cappato.

La magistratura, invece, non si pronuncia (ancora) sull’accusa di agevolazione al suicidio. Quest’ultimo capo d’accusa passa, dunque, alla Corte Costituzionale che si dovrà pronunciare sull’interpretazione e sull’illegittimità dell’aiuto al suicidio, punito dall’articolo 580 del codice penale con una pena da cinque a dodici anni.

«Voglio ringraziare Fabiano per aver fatto quello che ha fatto pubblicamente ignorando il valore delle legge e dando così la possibilità a questa corte di prendere la decisioni di oggi – dichiara subito dopo l’ordinanza il leader radicale –. Sono grato che la Corte abbia riconosciuto che ci sia stata un’alterazione della volontà da parte di Fabiano». Non parla, invece, la fidanzata di Dj Fabo, Valeria Imbrogno. Pronuncia solo un “assolutamente” quando le chiedono se è felice che la morte del fidanzato sia servita a qualcosa. Per la prima volta nella storia giudiziaria, infatti, sarà la Consulta a giudicare la legittimità dell’articolo 580 del codice penale: fino ad oggi le sentenze sul tema emesse dalla Cassazione e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo avevano dato pareri discordanti, senza mai sollevare un problema costituzionale.

Intanto, da oltre quattro anni è stata deposta una proposta di legge di iniziativa popolare per l’eutanasia firmata da 6700 cittadini; è stata riconosciuta la legge sul testamento biologico e, in parte, una normativa sul fine vita grazie al riconoscimento delle garanzie costituzionali sull’autodeterminazione dell’individuo nella sfera sanitaria. Un successo ottenuto a seguito dei casi giudiziari Welby ed Englaro. La morte di Dj Fabo e questa sentenza rappresentano, al momento, un ulteriore passo avanti.