Che cosa rende un contenuto online di successo? La capacità di attirare l’attenzione dei motori di ricerca. Il segreto è tutto qui: algoritmi matematici selezionano informazioni tra le migliaia a disposizione in Rete. Quindi per riuscire a catturare sempre più clic da parte degli utenti, un webmaster deve conoscere i basilari principali del Seo.

L’idea è di ottimizzare i metodi di selezione delle informazioni per scongiurare la possibilità che si vada incontro al cosiddetto bounce (letteralmente rimbalzo, ndr), da parte dell’utente che può abbandonare una pagina web entro pochi secondi da quando ne ha preso visione, se nessuno dei contenuti proposti è in grado di incuriosirlo. L’individuazione, l’analisi e la classificazione delle informazioni avviene attraverso degli algoritmi, come quello denominato Panda che è stato introdotto da Google a partire dal 2011, per permettere agli utenti di avere immediatamente accesso a contenuti di qualità.

I webmaster inoltre devono tenere conto anche di alcuni principi pratici ideati per individuare e dunque scartare notizie di scarso valore aggiunto. Secondo Stephen Kenwright (@stenkenwright), responsabile dell’agenzia di ricerca digitale Branded3 di Londra, coniugare le regole di base del giornalismo e quelle del Seo può essere una utile soluzione per produrre contenuti di qualità, che attirino l’attenzione dei motori di ricerca e quindi degli utenti.

Un criterio a cui fare riferimento è il principio della piramide invertita . Chip Scanlan, professore associato del Poynter Institute, ha definito questo meccanismo come un sistema per classificare le informazioni disponibili online: ciò significa che il motore di ricerca presenterà i risultati con maggiore valore aggiunto nella sezione alta dell’elenco di quelli proposti all’utente, che leggerà quindi le notizie meno pertinenti alle proprie necessità nella parte bassa della pagina di consultazione.

Googlebot draga la Rete con lo stesso metodo con cui lo farebbe un utente: entrambi leggono i titoli dei contenuti da sinistra e destra e prestano molta attenzione alla parole chiave utilizzate. Quindi per attirare l’attenzione dell’utente bisogna utilizzare gli stessi principi che si seguono regolarmente in una redazione nel momento in cui un articolo giornalistico viene redatto e pubblicato: un incipit accattivante è indispensabile per attirare l’attenzione del lettore.

A questo proposito nel 2006 uno studio scientifico condotto da Jakob Nielsen nel 2006 ha dimostrato come gli occhi degli utenti scorrano su una pagina tracciando una traiettoria a forma di F : ciò significa che le informazioni più importanti del contenuto devono essere presentate nei primi paragrafi del testo. Per lo stesso principio, la posizione migliore in cui collocare i pulsanti per la condivisione della notizia non devono essere posti sotto il titolo ma al di sopra del corpo del testo.

In questo modo si possono aumentare le possibilità che quel contenuto generi traffico, essendo consapevoli che i tempi di attenzione degli utenti sono ristretti: molte persone leggono velocemente il titolo e qualche riga del testo proposto, preferendo condividere il prima possibile quel contenuto nel caso in cui lo abbiano trovato di loro interesse. Proprio per questo motivo Google tronca le tag del titolo: gli utenti infatti non hanno la pazienza di guardare oltre i 512 pixel nella direzione seguita dallo sguardo per leggere, di conseguenza proporre una titolazione ben indicizzata è la strategia migliore per ottenere i clic favorendo anche la possibilità che in futuro la pagina torni ad essere visitata. Le parole chiave sono quindi uno strumento indispensabile: la loro presenza aiuta a determinare la pertinenza del contenuto pubblicato in base ai criteri inseriti dall’utente nella barra di ricerca di Google.

Google tronca i titoli, perché gli utenti non hanno la pazienza di leggere oltre una certa lunghezza

È importante però ricordare che il titolo deve rispecchiare il contenuto che segue: attirare l’attenzione dell’utente in modo ingannevole è un operazione disonesta oltre che controproducente. Esporsi al rischio di bounce è negativo perché la frequenza dei rimbalzi è uno degli indicatori utilizzati da Google per classificare i risultati da proporre. Inoltre il lettore non sarà contento di essere stato preso in giro e dunque non sarà più disposto a tornare a consultare quel sito in futuro.

Un altro fattore che influenza il ranking di Google è la velocità del clic. Se un utente seleziona un risultato e torna rapidamente alla SERP (Search Engine Report Page) significa che il contenuto selezionato non era ciò di cui il lettore aveva bisogno. Viceversa un clic lungo è considerato un segnale positivo perché da modo a Google di misurare la soddisfazione del lettore come ha spiegato nel 2009 AJ Kohn (@ajkohn), responsabile dell’azienda online specializzata in marketing e ricerca online Blind Five Year Old.

L’esperto consiglia di proporre informazioni che siano arricchite da link utili per accedere a contenuti che potrebbero interessare a chi fruisce di quel contenuto, ricordandosi di citare le fonti consultate. Ovviamente evitare accuse di plagio è un obbligo anche per i webmaster: da questo punto di vista Google mette in atto delle strategie per combattere la duplicazione dei contenuti. Meglio quindi realizzare dei link che rimandino direttamente alla fonte originale della notizia. In questo modo, oltre scongiurare la possibilità di incorrere in azioni legali, si fornirà un contenuto di alto valore aggiunto all’utente e che riceverà un buon posizionamento nel ranking dei risultati elaborati dai motori di ricerca.