Con una community online di 1,5 milioni persone, divise tra Instagram, Facebook, Twitter e YouTube, Will rappresenta uno degli esperimenti giornalistici di maggior successo degli ultimi anni in Italia. L’obiettivo della piattaforma è quello di raccontare temi complessi come la politica, l’economia, la finanza e l’attualità in modo semplice, chiaro e accessibile a tutti, fornendo alla community gli strumenti per provare a comprendere quali siano le forze che guidano il cambiamento a livello macroeconomico, geopolitico, di consapevolezza sociale ed ambientale.

I canali attraverso i quali Will divulga i propri contenuti sono i principali social media. Su Instagram si spazia dalle celebri “sei cose da sapere su” ai video esplicativi di economia o politica. Molto utilizzato per spiegare un concetto o un tema è il sistema delle stories, per via della loro natura sintetica che permette di dissezionare il contenuto. «Will è l’insieme di futuro e volontà – commenta Alessandro Tommasi, Ceo e founder della startup nata nel 2020 –. Il nostro modello di business è quello dell’explanatory journalism, attraverso cui cerchiamo di fornire alle persone gli strumenti per provare a capire cosa succede nel mondo piuttosto che rincorrere la velocità di informazione delle breaking news che non è né nelle nostre corde, né nelle nostre capacità».Il nostro modello di business è quello dell’explanatory journalism, attraverso cui cerchiamo di fornire alle persone gli strumenti per provare a capire cosa succede nel mondo piuttosto che rincorrere la velocità di informazione delle breaking news che non è né nelle nostre corde, né nelle nostre capacità”. Tra i format prediletti da Will rientra soprattutto quello del podcasting: The Essential, Actually, Tyranny e Globally sono solo alcuni dei podcast di maggiore successo della piattaforma. Tre di questi hanno raggiunto più volte la prima posizione nella classifica dei podcast più ascoltati su Spotify ed Apple Music, convincendo Mario Calabresi, direttore di Chora Media – la prima podcast company in Italia – ad acquisire il 100% della startup. Un’operazione da 5,2 milioni di dollari a cui si deve aggiungere una piccola distribuzione earn out di Chora che verrà data ai vecchi soci. «In un mercato che cresce così velocemente come quello dell’audio era importante cominciare a consolidare e mettere insieme esperienze, background e sensibilità diverse. Abbiamo scelto Will – spiega Calabresi – perché ha una capacità di comunicare fresca e potente e perché è complementare a Chora. Le due realtà resteranno editorialmente indipendenti, ma collaboreranno nell’individuazione di progetti, strategie e investimenti comuni», ha concluso.

A differenza di quanto accade nelle altre realtà del mondo dei media, i contenuti pubblicati da Will non sono firmati dai giornalisti della redazione. Questa scelta parte dall’intento di proporre alla community una varietà di punti di vista evitando il più possibile di personalizzarli. Will pubblica, infatti, contenuti che sono frutto di discussione e confronto con ogni singolo membro dello staff (editoriale e non), oltre che essere spesso il risultato di spunti che arrivano direttamente dalla community. A rendere ancora più interessante Will Media è il fatto che nello staff, composto da una trentina di redattori, solo tre siano giornalisti professionisti. «In Italia abbiamo un sistema di accesso alla professione che prevede che qualcuno decida chi è un giornalista e chi no – commenta Francesco Zaffarano, Editor in chief di Will –.  Io non credo che sia così, credo che tu sia un giornalista se fai informazione, se il tuo lavoro quotidiano è informare le persone. Non penso che ti servano un tesserino, un Tribunale o un Ordine che decidano se tu possa effettivamente utilizzare o meno quel titolo».