L’attesa alla fermata del tram 16 all’angolo tra via Bergamo e via Montenero sembra ancora più lunga del solito. La signora Antonella, abituata a prendere i mezzi pubblici tutte le mattine per andare a fare la spesa, appare piuttosto annoiata. “Quando aspetto il tram mi fermo a parlare qualche volta con delle signore della mia età. Ci intratteniamo, è un modo per far passare il tempo”.

Queste mattine deserte rispecchiano la zona di Porta Romana durante i giorni dell’emergenza Coronavirus. La solitudine, ancor più obbligata delle persone anziane, è soltanto uno dei problemi. Marinella, la portinaia dello stabile di via Bergamo 11, fa un’analisi generica ma corretta: “In queste settimane ho visto pochissimi anziani dello stabile uscire di casa. Mi sembra che i giovani facciano la vita di sempre, e venerdì sera ho visto che un gruppetto ha partecipato a una festicciuola casalinga. Alcune famiglie con bambini piccoli, invece, sono partite per il mare o per la montagna, dopo che è stata decisa la sospensione delle scuole”.

Questa è una situazione surreale per un periodo dell’anno, quello tra fine febbraio e inizio marzo, in cui Milano brulica di persone, di eventi mondani, di voglia di vivere: dal Carnevale ambrosiano alle attività culturali. La sala cinematografica in via Seneca de Il Cinemino, associazione nata nel 2018 che promuove il cinema indipendente, è chiusa, mentre rimane aperto il bar, con un orario ovviamente ridotto, dalle 18 alle 22: gli associati si augurano che i loro spettatori non rinuncino all’abitudine dell’aperitivo.

Sulle scale dell’ingresso della Multisala Colosseo sono seduti due ragazzi, che stanno fumando e parlando delle lezioni che dovranno recuperare alla Statale. Dietro di loro, i manifesti appesi sono gli stessi di due settimane fa: la chiusura dei cinema ha obbligato i distributori a rimandare la data d’uscita dei film programmati.

I ristoranti della vicina via Anfossi sono aperti, ma il numero delle persone all’interno dei locali è nettamente inferiore rispetto al solito. Paolo, proprietario della pizzeria Cook Window, constata il calo evidente dei clienti: “A pranzo è sempre tutto pieno. Molti lavoratori approfittano dei ticket e del menù fisso a basso prezzo. Ma oggi c’è la metà, ieri ce n’erano ancora meno. Non parliamo poi della sera: a cena non viene più nessuno”.

L’emergenza del Coronavirus spaventa tutti, anche chi è abituato a uscire di casa per comprare i quotidiani. Persino le edicole stanno subendo il contraccolpo: “Sono giorni che in via Morosini passa poca gente – commenta Marco – e nella mia edicola persino gli abituali vengono con meno frequenza”.

Ma la testimonianza più clamorosa è quella di Oscar, che avverte di non avvicinarsi al bancone del Mind the Gap di via Curtatone, per rispetto alle misure restrittive nei confronti dei pub: “Una batosta. All’improvviso, gli appassionati di birre e di calcio si sono dimezzati.Domenica sera abbiamo trasmesso Barcellona-Real Madrid di campionato spagnolo al posto di Juventus-Inter: è venuta un quarto della gente che aveva prenotato”.