È solito per la ‘ndrangheta al Nord insediarsi nei piccoli comuni: più facile radicarsi, più semplice collocare persone amiche come figure chiave nelle istituzioni. Una delle peculiarità di Pioltello, comune alle porte di Milano, però, è che proprio piccolo non è. La popolazione sfiora i 40mila abitanti, divisi in tre quartieri principali più cinque frazioni di differenti dimensioni. La disomogeneità all’interno del medesimo Comune è lampante: facendo un tour della cittadina in auto, si può delineare quasi senza margine d’errore il confine dei quartieri. Diversa urbanistica, diverso tenore sociale, diverse problematiche. A Pioltello è la frazione di Limito, situata a sud oltre la stazione, in un ambiente che avrebbe le carte in regola per essere uno di quei piccoli paesini storici di periferia, ad ospitare da anni il quartier generale della criminalità organizzata calabrese. Sebbene gli affari sconfinino negli altri quartieri, nei comuni limitrofi e in tutta la regione, qui hanno sempre avuto luogo riunioni, estorsioni e pestaggi di stampo mafioso. E non ci si riferisce a molto tempo fa.

In via Dante Alighieri al civico 9 a Limito una bomba è esplosa il 10 ottobre scorso. Nessuno scherzo stupido. Nessun petardo ad anticipare il Capodanno. No, a Limito hanno fatto esplodere una bomba come atto intimidatorio. Raccontiamo i fatti, facciamo i nomi. Erano quasi le due di notte quando la pattuglia dei Carabinieri giunse sul posto. Gli agenti trovarono finestre sventrate e l’androne, al primo piano del condominio “Marzia”, ricoperto di macerie. La bomba è stata fatta esplodere proprio davanti alla porta d’ingresso dell’abitazione dell’ecuadoregno Jimmy Algredo Mera Ganchozo, 46 anni, quella notte nell’appartamento insieme al figlio appena tredicenne, Kenneth Ariel.

Così la  ‘ndrangheta locale a Pioltello salda i suoi crediti. Alla base del gesto, infatti, ci sarebbe un prestito mai restituito da parte del figlio maggiore di Jimmi Algredo, Jimmy Xavier, 25 anni, a Roberto Manno, figlio del ‘ndranghetista Francesco Manno, già condannato al 41bis per associazione mafiosa insieme al fratello, quest’ultimo ritenuto capo della Locale di Pioltello, a seguito dell’Operazione Infinito del 2010.

«L’anno scorso, nel mese di novembre o dicembre, mio figlio si era avventurato nel mondo dello spettacolo, facendo l’impresario di artisti sudamericani – ha raccontato il padre agli inquirenti – Inizialmente gli ho dato 25mila euro che avevo vinto con le scommesse calcistiche. Tuttavia, gli affari sono andati male. Aveva perso 60 o 70 mila euro. Ne aveva parlato poi con Roberto Manno, vecchio compagno di scuola, che si offrì di prestargli 20mila euro». Un debito troppo alto per Jimmy Xavier. Non riesce a saldarlo, neanche quando, su obbligo dello stesso Manno, inizia a fare truffe con la vendita di autovetture. Intanto, gli interessi crescono. Dopo poche settimane, la ‘ndrangheta locale, originaria di Caulonia nel reggino, chiede al venticinquenne ben 32mila euro. Il giovane non regge la pressione: confida tutto al padre e scappa in Ecuador. Per la ‘ndrangheta questo è solo un passaggio di testimone: «Se non paga il figlio, deve pagare il padre. Dammi solo i miei 20mila euro e non ne parliamo più, altrimenti vedrai quello che ti succederà», minacciava Roberto Manno. La bomba a Limito esplose il martedì dopo.

I magistrati della Dda di Milano, stando a quanto scritto nell’atto di richiesta dell’applicazione delle misure cautelari, definiscono quest’atto intimidatorio come una sorta di “salto di qualità” effettuato dalla ‘ndrangheta di Pioltello: non era infatti mai accaduto in Lombardia che la ‘ndrangheta avesse pianificato una vera e propria strage rischiando di coinvolgere soggetti innocenti, e ciò, semplicemente, per riscuotere un credito usurario.  La ‘ndrangheta, infatti, da sempre evita di manifestare in modo evidente la propria violenza. Mai e poi mai rivelerebbe la sua presenza sul territorio. Proprio perché la forza di queste organizzazioni criminali è la capacità di mimetizzarsi in silenzio nella società civile.

Tuttavia, l’intimidazione serve alla Locale di Pioltello, fondata nel 2008 e scoperta nel 2010 con l’Operazione Infinito, per imporsi nel mercato degli stupefacenti, i cui proventi illeciti, poi, vengono riciclati in diverse attività commerciali (nel caso della famiglia Manno soprattutto in negozi di abbigliamento, nella gestione di sale slot e nel settore della ristorazione) che lo stesso Alessandro Manno gestiva attraverso prestanome. In vero stile mafioso.

Gian Antonio Girelli:«La criminalità organizzata in Lombardia si infiltra nel tessuto sociale con l’obiettivo di riciclare quanto guadagnato dai proventi illeciti».

«La criminalità organizzata in Lombardia si infiltra nel tessuto sociale con l’obiettivo di riciclare quanto guadagnato dai proventi illeciti. Per farlo si serve di figure professionali, quali avvocati e commercialisti, che possa indirizzarli negli affari» precisa Gian Antonio Girelli, presidente della commissione speciale antimafia di regione Lombardia. «Il reato del riciclaggio richiama poi quello dell’evasione fiscale. Ai reati, dunque, riconducibili alla ‘ndrangheta si aggiungono quelli di un’illegalità comune. La commissione antimafia ha proprio come scopo formare funzionari pubblici, polizia locale, e altre figure professionali affinché la ‘ndrangheta possa essere riconosciuta e così debellata».

Certo è che gli arresti seguiti alla maxioperazione del 2010 hanno ridimensionato l’organizzazione di molte Locali al Nord. Oggi, infatti, gli inquirenti non parlano di un nuovo insediamento di ‘ndrangheta, quanto piuttosto di una continuazione, seppur più ramificata sul territorio, di una mentalità delinquenziale delle generazioni precedenti. La ‘ndrangheta, insomma, può dirsi un’impresa a conduzione famigliare. Sebbene, quindi, l’accesso ai “piani alti” dell’organizzazione sia solitamente riservato a membri delle famiglie di origine calabrese, la necessità di avere galoppini, pesci piccoli e spacciatori si estende a nuove leve. In paesi o quartieri dove il tenore sociale medio è più alto, o dove una comunità cittadina è molto presente, è più difficile reclutare qualcuno che abbia bisogno di rivolgersi alla ‘ndrangheta, che sia per effettiva mancanza di soldi o per una speranza di elevati guadagni. Pioltello ha un tessuto sociale basso e disomogeneo: tutti a Limito e Seggiano conoscevano la famiglia Manno, mentre a Pioltello Vecchia, quartiere storico e più antico, già è un cognome meno noto: la ‘ndrangheta non avrebbe grossi interessi a penetrare in una comunità così compatta come quella di questo quartiere. Qui c’è meno bisogno di ricorrere ad attività illecite.

Pioltello, Buccinasco, Corsico, Bollate, Cernusco. Sono solo alcuni dei Comuni milanesi che da anni ospitano Locali di ‘ndrangheta. Eppure in Lombardia, come in molte altre parti d’Italia, c’è ancora chi giura che la ‘ndrangheta non esiste. Che la Lombardia è un territorio immune da qualsiasi infiltrazione mafiosa. Convinti da sempre che la lotta alla mafia sia un’esclusiva di magistrati e Forze dell’Ordine. Anche quando esplode una bomba poco lontana dalla porta di casa.