Piacenza risulta sulla cartina d’Italia in Emilia-Romagna, ma la sua distanza da Codogno, primo focolaio d’Italia, è di soli 15 chilometri. L’emergenza sanitaria che sta dilagando in Lombardia coinvolge anche il Nord-Ovest emiliano, in maniera particolare l’area tra Castel San Giovanni e Fiorenzuola. “Ho guardato il bollettino di stamattina e Piacenza è la quinta città italiana con il maggior numero di malati” commenta Giovanni Zanellati, medico del reparto di medicina d’urgenza del Pronto Soccorso.

I dati sono impressionanti: dal momento in cui il Covid-19 ha cominciato a dilagare è stata dichiarata la morte di 201 persone nella sola struttura sanitaria piacentina. Gli sforzi di tutti i soggetti coinvolti, dai medici agli infermieri, a volte non possono bastare. “Il clima è drammatico, ma la volontà di collaborare da parte dei medici di tutti i reparti è esemplare. Anche il coinvolgimento di pediatri, cardiologi, neurologi è fondamentale. Sono dieci anni che lavoro in un Pronto Soccorso e lo spirito di solidarietà che si è creato in questo momento non lo avevo mai visto”. Zanellati mette in guardia coloro che, per ragioni di età, credono di essere immuni dal Coronavirus: “Ogni giorno arriva un numero altissimo di persone, almeno 200, di cui 170 si rivelano positive al virus. I malati possono avere anche 30 anni, quelli gravi invece hanno dai 45 anni in su. I più giovani che non riescono a superare la malattia soffrono di ipertensione in terapia oppure di diabete”.La percentuale che riguarda le persone più anziane lascia senza parole: “Abbiamo avuto il 20% dei decessi da parte di chi ha più di 80 anni. Per i settantenni si tratta circa del 12%, mentre per i sessantenni dell’8%.

I dati sono impressionanti: dal momento in cui il Covid-19 ha cominciato a dilagare è stata dichiarata la morte di 201 persone nella sola struttura sanitaria piacentina.

Il motivo è che un’infezione da Coronavirus può comportare nei casi peggiori una polmonite interstiziale, una delle malattie più gravi in assoluto”. Sembra un paradosso, ma uno dei momenti più dolorosi è quando si liberano posti in terapia intensiva: “Abbiamo aumentato i letti da 12 a 32, poi da 32 a 40. Se un malato libera un letto è per due motivi: può essere migliorato, e perciò viene trasferito in un altro tipo di reparto, come l’urgenza o la sub-intensiva; oppure significa che non ha sconfitto la malattia.”Zanellati tiene a specificare che la degenza di Covid-19 è di lenta risoluzione: “Consiglio di prendere come modelli di riferimento i medici cinesi, perché sono quelli che conoscono meglio i tempi di recupero. I loro dati parlano di un periodo che va dalle 3 alle 6 settimane. In più, sono necessarie altre due settimane di quarantena. Infine, bisogna risultare negativi a due tamponi consecutivi. Soltanto in questo modo si può essere certi che il virus sia stato sconfitto”. Quello che stiamo vivendo è uno dei momenti più impegnativi nella vita di un medico. “Mi auguro per la salute di tutti che non ricapiti più niente del genere. Quello che mi conforta è la serietà con cui Piacenza sta affrontando il nemico: tutti rispettano i turni, tutti vogliono rendersi utili. Questo rimarrà sempre per chiunque un motivo d’orgoglio”.