Il Giappone è il Paese con la più alta percentuale di anziani al mondo, ben il 28,4%. La più vecchia si chiama Kane Tanaka. Nata nel 1903, ha compiuto da un mese 116 anni ed è la persona più anziana al mondo. Una condizione non nuova per il Giappone: delle 100 persone più anziane di tutti i tempi, 25 sono giapponesi.

L’elevato numero di over 70-80enni nel Paese ha portato il Giappone a tenere formalmente in grande considerazione il ruolo degli anziani, addirittura istituendo una festa nazionale, la Giornata del Rispetto per gli Anziani, che cade il terzo lunedì di settembre. Ma la vita quotidiana dei pensionati nel Paese spesso è tutt’altro che semplice. Non sempre avere più di 65 anni in Giappone, significa godere di una serena vecchiaia. Non tutti ricevono una pensione e chi la riceve, riesce a stento a mantenersi. La vita degli anziani giapponesi è sempre di più una battaglia contro povertà, malattia e soprattutto solitudine. Al punto che molti preferiscono rinunciare alla libertà e farsi arrestare.

Li chiamano i crimini d’argento. Sono piccoli reati, in genere di cibo, commessi dagli anziani per essere arrestati. Il furto di un sandwich da 200 yen per esempio, che equivale circa a un dollaro e 40, può portare fino a una multa da 8,4 milioni di yen (cioè 58’000 dollari), convertibile in due anni di carcere. Il furto di un sandwich da 200 yen per esempio, che equivale circa a un dollaro e 40, può portare fino a una multa da 8,4 milioni di yen (cioè 58’000 dollari), convertibile in due anni di carcere Il taccheggio è il reato più diffuso tra gli over 65, per un valore in media di venti dollari a furto. Gli arresti che coinvolgono gli anziani in Giappone avvengono a tassi superiori a quelli di qualsiasi altro gruppo demografico. Le condanne inoltre, secondo gli ultimi dati della polizia, sono raddoppiate negli ultimi dieci anni passando da una media di 80 ogni 100 mila residenti tra il 1995 e il 2005 a 162 ogni 100 mila residenti tra il 2005 e il 2015. “Credo che ci sia un problema di fondo che riguarda la solitudine che vive la gran parte dei pensionati – dice Marco Zappa, ricercatore e professore di storia giapponese all’Università Ca’ Foscari di Venezia -. Questo discorso vale maggiormente per gli uomini, che usciti dal mondo del lavoro si ritrovano senza una rete sociale. Nel caso siano divorziati o rimasti vedovi, si ritrovano totalmente isolati. Questi anziani dunque, cercano il carcere anche per avere una nuova rete sociale intorno a loro. La severità del sistema legale e penale giapponese prevede due anni di carcere anche per chi ha rubato solo un pezzo di pane. Questo è sicuramente un fattore”.

Anziani giapponesi in carcere in fila per tornare in cella, scortati dalla polizia

Anziani giapponesi in carcere in fila per tornare in cella, scortati dalla polizia

Il carcere offre la sicurezza di un pasto quotidiano, un letto, cure mediche e compagnia. Molti anziani per questo, sono disposti ad accettare il compromesso di stare dietro alle sbarre. Molte sono donne, le più vulnerabili all’interno della società giapponese, tradizionalmente fortemente maschilista. Ad oggi, una donna su cinque detenuta nelle carceri giapponesi ha 65 anni o più, mentre nove su dieci sono state condannate almeno una volta per il reato di taccheggio. “Secondo le statistiche inoltre, – continua poi Zappa – il 70% delle donne con figli abbandona il proprio lavoro per dedicarsi alla famiglia. Uscendo però dal mercato del lavoro, dovrebbero fare affidamento sulla pensione del coniuge, che però non è sufficiente. Le pensioni pubbliche sono estremamente ridotte rispetto ai nostri standard italiani. Succede quindi che le donne si reimpiegano in lavori part-time, anche dopo una certa età e ci sono dei rientri nel mondo del lavoro anche sui 50 anni. Altre situazioni invece come il divorzio, vedono spesso la donna ottenere l’affido dei figli, ma senza l’aiuto dell’ex marito. Vedo in questo caso una mancanza di politiche di sostegno e aiuto nei confronti delle donne”.

Nel 2016 il Parlamento giapponese ha approvato una legge con l’obiettivo di garantire agli anziani un sostegno garantito dai sistemi di assistenza sociale del paese. Ma i problemi che portano queste persone a cercare nella prigione un conforto superano il sistema e sarebbero necessari interventi sociali molto più ampi. “Qualche mese fa – ha aggiunto Zappa – il governo ha presentato inoltre il budget per l’anno fiscale 2019, dove si sono toccati i 102mila miliardi di yen, che in euro sono circa 10 miliardi, una cifra record. Sono soldi allocati per rispondere al welfare nazionale e al sistema pensionistico in particolare. Ad oggi, manca per esempio l’assistenza diurna per i bambini quando le mamme lavorano, o iniziative anche da parte delle stesse grandi aziende giapponesi per favorire l’alternanza lavoro-maternità. Dal mio punto di vista questo si è ripercosso poi sul tasso delle nascite e sull’invecchiamento consistente della popolazione”.

Anziana giapponese in cella

Una cella tipica

Nel frattempo comunque, le carceri hanno dovuto adattarsi a questa nuova popolazione di detenuti, ad esempio installando nuovi corrimano per le scale, ringhiere di protezione, rampe per le carrozzine e bagni appositi. Senza contare le cure mediche e il personale specializzato. Per tutto questo, i costi per il governo lievitano ogni anno. Inoltre, per gli anziani giapponesi a piede libero, c’è da considerare la difficoltà nel reperire una badante. Questa figura non rientra nella cultura sociale del Paese. Ci sono alcune testimonianze che riguardano alcune assistenti licenziate dopo appena qualche giorno. Un esempio? Un’assistente veniva considerata un’ospite da un’anziana novantaduenne, che quindi, invece di farsi curare, cucinava, puliva, e stirava per due.

Il governo, per cercare di ovviare al problema, ha deciso anche di investire sui robot e l’intelligenza artificiale a sostegno degli anziani, che si stanno trasformando in un vero e proprio business. Per esempio, nelle ultime edizioni della Ceatec Japan, una fiera annuale che riguarda la tecnologia, c’erano moltissimi robot destinati all’assistenza per gli over 65. Tra i tanti, c’era anche GrowMu, il robot badante che può essere utilizzato in centri per anziani e strutture sanitarie, figlio di un progetto dell’Unione Europea. Ideato per quelle persone non più giovani e con problemi cognitivi, GrowMu serve ad esempio per ricordare quando prendere le medicine o segnalare un allarme, nel caso sia necessario.

Ed è vero che dal 1980 ad oggi il numero di anziani che vive da solo è aumentato di sei volte. Ma bisogna inoltre considerare che l’aspettativa di vita in Giappone è la più alta del mondo: 86,8 anni per le donne e 80,5 per gli uomini  Ed è vero che dal 1980 ad oggi il numero di anziani che vive da solo è aumentato di sei volte. Ma bisogna inoltre considerare che l’aspettativa di vita in Giappone è la più alta del mondo: 86,8 anni per le donne e 80,5 per gli uomini. Come se non bastasse, secondo le proiezioni dell’Istituto per la Popolazione di Tokyo, solo negli ultimi 8 anni e 8 mesi di vita i giapponesi, in media, hanno bisogno di assistenza e cure. L’età elevata e la buona salute, hanno fatto sorgere anche il problema dell’età pensionabile, attualmente tra i 60 e i 65 anni. Molti hanno chiesto di portarla fino a 75 o addirittura 85, ma sono proposte rimaste tali.

Qualche pensionato intanto, nell’attesa di un miglioramento, è arrivato a definire il carcere un paradiso, rispetto alla vita in libertà.