«Milano vuole essere la città del design, della moda e della finanza. Tutto ciò che può rovinare questa immagine da vetrina viene sistematicamente nascosto. Il quartiere Molise Calvairate è l’esempio perfetto di una politica dell’oblio». Lo dicono gli avvocati Stefania Caldara e Cristina Piccolo che hanno avviato due mesi fa uno sportello di assistenza legale gratuito per gli abitanti del quartiere, una periferia solo nella testa dei milanesi, al capolinea del sedici.

Lo sferragliare del tram accompagna una forma di straniamento che si aggiunge al disagio per chi mette piede per la prima volta in questa zona della città. Lunghe schiere di casermoni fatiscenti fanno gli onori di casa al visitatore in uno scenario post-industriale decadente. Ci sono famiglie di cinque persone che abitano in trenta metri quadrati, pensionati che usano l’ombrello in casa, inquilini che aspettano mesi, o addirittura anni, per farsi riparare un’infiltrazione dal soffitto. Le istituzioni comunicano per proclami, mentre la politica latita, tranne che in campagna elettorale.

Ma c’è chi non ci sta. Come Franca Caffa. «Vivo qui da oltre trent’anni. Uno sfratto e l’abolizione del servizio di custodia mi hanno convinto ad intraprendere un impegno politico indipendente che si è rafforzato nell ’89 quando sono andata in pensione. In una realtà come la nostra, i problemi non si risolvono con le manifestazioni. Qui bisogna dare una mano». Lo fa dal 1979, anno della fondazione del Comitato Inquilini. Bisogna lottare contro il rischio di ghettizzazione, la mancanza di fiducia e una sensazione di abbandono. Gli alleati sono pochi. L’Aler dovrebbe essere in prima linea insieme al Comitato. Dovrebbe. L’Azienda lombarda edilizia residenziale possiede la totalità degli stabili del quartiere, per un totale di 2mila e cinquecento alloggi. Il passaggio dal finanziamento statale a quello regionale si è tradotto in un buco di bilancio da 280milioni di euro. Entro il 2013 Aler avrebbe dovuto riconsegnare agli abitanti 683 alloggi ristrutturati. Ad oggi, di questi, solo settanta sono pronti. Molti alloggi vengono sigillati in attesa di assegnazione. Ne consegue un’ondata di abusivi che preferiscono sfidare la legge piuttosto che il freddo. Come se non bastasse, al danno si aggiunge anche la beffa dell’aumento degli affitti: dai quaranta ai cento euro.

Il Comitato ha le sue piccole storie di coraggio. L’ingegnere Giovanni Barbarossa, ex dirigente Aler che con il suo sportello manutenzione è il solo tramite tra il quartiere e l’Aler. Grazia Casagrande e Cristina Moschini con il loro sportello inquilini: «Basta poco, spesso una manciata di minuti del proprio tempo per non farli sentire soli». Giovanna Casiraghi, volontaria del Comitato, che non ha dimenticato i tempi in cui il quartiere era una grande famiglia e organizza ogni mese una pizzata per ricordarlo. O Luciano Tamburini e sua moglie Luciana che non ha dubbi: «Senza il Comitato, il quartiere sarebbe perso».