Quasi cinque miliardi di bicchieri di plastica monouso all’anno: è questo il costo della normale pausa caffè che ogni giorno occupa gli intervalli di studenti e lavoratori italiani. Con 800 mila distributori divisi nelle due categorie di vending machine e macchinette a cialda, la produzione di bicchieri rispettivamente grandi e piccoli del peso medio di cinque grammi cadauno, comprensivo di paletta per lo zucchero, comporta un consumo annuo pari a 20 mila tonnellate di plastica, di cui almeno il 97% finisce nella raccolta differenziata degli imballaggi in plastica e solamente il 10-15% viene riciclato, perché si tratta di una «tipologia di plastica che fatica a essere recuperata dai nostri centri». A spiegarlo è l’ingegnere Antonio Protopapa, direttore di Ricerca e Sviluppo Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta e il recupero degli imballaggi in plastica. Questi ultimi costituiscono ancora un ostacolo per la raccolta volta al riciclo in quanto si tratta di «bicchieri fatti di polistirolo di plastica – continua l’ingegnere – appositamente scelti, perché resistenti alle alte temperature e con caratteristiche meccaniche tali da resistere alla presa della mano». Una struttura ergonomica, quella in polistirolo, resa più efficiente dalla forma che rende i classici bicchieri da caffè facilmente producibili e perfetti per una rapida erogazione dal distributore automatico.

La perfezione del materiale incontra, però, un limite nel momento in cui i contenitori devono essere selezionati dai centri Corepla: «Facciamo fatica a separare i bicchieri in polistirolo – precisa il direttore Protopapa – poiché si tratta di una quantità modesta e difficilmente reperibile nella totalità della plastica prodotta. Se riuscissimo a raccogliere almeno il 20-25% dei bicchieri in appositi contenitori, risparmieremmo 4-5 mila tonnellate di plastica». Un dato, quest’ultimo, che non potrebbe crescere ulteriormente, perché basato su un metodo di raccolta complicato da estendere a tutto il suolo italiano: «Dobbiamo comunque iniziare da uffici e scuole, dove il consumo è maggiore», aggiunge Antonio Protopapa. Antonio Protopapa: «Raccogliendo il 20-25% dei bicchieri da caffè si risparmierebbero 4-5 mila tonnellate di plastica»

Per raggiungere questo obiettivo è stato brevettato il progetto pilota “RiVending”, patrocinato dal comune di Parma e coordinato dal gruppo universitario “Ateneo sostenibile” e da FLO Spa, il primario produttore di bicchieri monouso in Europa. «È un progetto sperimentale – precisa il direttore Corepla –. Vogliamo partire proprio da qui, da Parma, per riuscire a estenderlo in tutta Italia. L’obiettivo è quello di riuscire a recuperare i bicchieri direttamente alla fonte, cioè nel momento in cui il consumatore lo utilizza e, invece di gettarlo nell’indifferenziata come succede, lo metta in un apposito contenitore per plastica da caffè». In questo modo, quindi, si eviterebbe di disperdere i bicchieri creando, piuttosto, un ciclo virtuoso di raccolta e riciclo per recuperare una plastica di elevata qualità e valore e dare vita a nuovi prodotti.

Il progetto, ancora in fase embrionale, è il primo a livello europeo che arriva dopo il tentativo, poi abbandonato, dell’Inghilterra. Un primato tutto italiano che permetterebbe anche di risolvere il problema del packaging ecologico: «Le plastiche biodegradabili e compostabili non sono la soluzione – conclude il direttore – anche se ne esistono già alcuni esempi nell’ambito delle stoviglie monouso. Non è ancora possibile applicare lo stesso modello ai bicchieri da caffè, così come la sostituzione con la carta». Il progetto pilota “RiVending” è il primo a livello europeo ed è tutto italiano

Il materiale cartaceo, infatti, non è puro al 100%, ma comprende una plastificazione necessaria per dare resistenza ai bicchieri . Per questo motivo non è certo che si tratti di prodotti ecologici e, anche nel caso lo siano, finirebbero comunque nella raccolta differenziata e non favorirebbero la raccolta.