In occasione della giornata mondiale della comunicazione, Papa Francesco ha pubblicato un messaggio in cui ha analizzato il rapporto tra società ed evoluzione tecnologica. Tra l’entusiasmo di fare passi avanti e il timore di essere lasciati indietro, il punto di partenza che rimarca il Santo Padre deve rimanere l’approccio etico e virtuoso nell’uso dell’innovazione. Ciò che può rivelarsi una grande opportunità per un “amorevole” servizio alla comunità, può degenerare in un dominio ostile della classe dominante, che peccando di hybris nel sentirsi come Dio senza Dio non vuole mettere il “dono” a disposizione degli altri. La scelta è, però, dell’uomo: l’intelligenza artificiale rimane uno strumento che, se nelle mani sbagliate, può essere utilizzata per alterare la realtà con fake-news, deepfakes e fake-audio, provocando un “inquinamento cognitivo”. Il Pontefice sottolinea il bisogno di porre un limite a tutto ciò, con regolamentazioni internazionali che permettano una convivenza e una crescita a livello societario e intimo dell’uomo.

I giornalisti devono rimanere punto di riferimento

Oggi, ribadisce il Papa, il rischio è di trasporre la mentalità logico-matematica, con cui l’uomo si approccia alla realtà artificiale, alla sfera quotidiana. Se così fosse, le persone sarebbero confuse con i dati, il pensiero sarebbe ingabbiato in uno schema, il profitto prevarrebbe sul bene dell’individuo e l’unicità della persona sarebbe schiacciata da percentuali statistiche. Ci si perderebbe così in una massa sempre più anonima e smarrita, sentendosi unicamente dei numeri.IMM_23

La creatività, espressione massima dell’identità dell’uomo, con la diffusione delle intelligenze artificiali, verrebbe persa e sostituita da un assopimento generale del senso critico e un’omologazione in un pensiero unico. Il lavoro giornalistico, sempre più leso nella sua dignità (con salari bassi e tutele solo apparenti), ha pertanto una grandissima responsabilità: rimanere un punto di riferimento autorevole e veritiero nella diffusione dei contenuti.

In questo senso, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale può diventare una risorsa per la società e per il mondo della comunicazione, oppure, come spesso si teme, una minaccia? Secondo Alberto Puliafito, giornalista, produttore digitale ed esperto conoscitore delle high-tech, la responsabilità di qualsiasi evoluzione o involuzione delle intelligenze artificiali è solo dell’individuo .

L’intelligenza artificiale dona superpoteri all’uomo?

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Alberto Puliafito

“L’intelligenza artificiale o, meglio, ‘le intelligenze artificiali’ (perché sono più di una) possono essere una risorsa se la vediamo come tali”. Come sostiene Puliafito, “sono delle macchine che danno super-poteri all’uomo, perché, se sfruttate bene, possono aumentarne le capacità creative”. Per esempio – continua – “chi sa disegnare può fare delle opere bellissime. Ma chi sa usare photo-shop può fare delle cose che magari prima la sola intelligenza umana non poteva fare. E lo stesso discorso vale se quella stessa artista utilizza le intelligenze artificiali creative”. Risorse se utilizzate in tal senso, ma ambivalentemente minacce se impiegate per manipolare la realtà. Concetti questi già presenti prima dell’avvento dell’high-tech. Infatti “ci siamo inventati – riprende Puliafito – di manipolare la realtà ogni volta che trovavamo dei modi nuovi per poterla riprodurre. La distorsione della realtà per ottenere qualcosa è un fenomeno della natura umana, non delle macchine”.

 

Serve più trasparenza sulle macchine e su come operano

“Il problema di oggi – nota l’esperto – è che abbiamo per le mani un mezzo potenzialmente manipolatorio e molto potente”. Su alcuni di essi non si può nemmeno dire che siano del tutto “strumenti neutri”, dal momento che hanno proprietari privati (Amazon, Google, Microsoft etc.) il cui unico obiettivo è il profitto.

 

Infatti “ci sono delle intelligenze artificiali open source, i cui codici di progettazioni sono visibili. Altre sono scatole nere – tra queste anche Chatgpt – di cui non conosciamo l’algoritmo. Possiamo solo immaginarlo senza verificarlo”. Proprio per questo, allineandosi al discorso e ai dubbi di Papa Francesco, un professionista dovrebbe esigere trasparenza sull’operato delle macchine. Ad esempio, su quali dati estraggano e con quali parametri prendano decisioni. Per non parlare dei possibili risvolti di tali decisioni algoritmiche sulla vita umana: “per esempio la funzione di credit coin che svolgono le macchine: se si va a chiedere un mutuo, la banca analizza la tua situazione attraverso un’intelligenza artificiale” e quest’ultima verifica rischi e profitti e prende una decisione. In tal modo, “preoccupa che ci siano dei segmenti di società in cui le decisioni vengano delegate a delle macchine, magari fondate da algoritmi opachi e poco trasparenti, e che queste A.I._Coverdecisioni coinvolgano me”.

A causa del dominio di aziende private, ciò che teme di più il giornalista Puliafito è che un giorno ci si potrebbe dirigere verso una “pericolosa mancanza di pluralismo”. Non è una manchevolezza della macchina, bensì “un discorso legato all’uomo”, perché “siamo noi come essere umani, nelle scelte politiche che facciamo, che rischiamo di produrre delle narrazioni egemoniche”. E in questo le macchine possono costituire un ottimo mezzo, soprattutto se è la nuova cerchia egemonica ad essere padrone degli algoritmi. Pertanto, agganciandoci al discorso sulla necessità di una regolamentazione etica e sociale, è opportuno fare una precisazione: “I limiti si mettono all’uomo nell’utilizzo della macchina”. All’uomo che vuole imporre un controllo sugli altri per farne profitto. E nel lavoro di documentazione e promozione di un pensiero pluralista il giornalismo ha un ruolo centrale.

La macchina può essere opportunità per il lavoro del professionista

“La qualità del giornalismo non è  connessa a. numeri o velocità di esecuzione, quanto piuttosto alla possibilità di fornire al cittadino una conoscenza che prima non aveva, perchè possa prendere decisioni informate che prima non gli appartenevano: questo tipo di giornalismo avrà un futuro”. Anche qui, perciò, la visione di opportunità o minaccia dell’intelligenza artificiale dipende solo dal tipo di utilizzo che ne si fa: si può usare per accrescere il proprio potenziale giornalistico, trasformando le high tech in risorse e alleati. Lo stesso Puliafito racconta che nel proprio lavoro d’informazione ha “iniziato ad introdurre l’uso delle macchine per risparmiare tempo”.  In particolare, l’aiuto che può dare una macchina è, per esempio, “nel trovare punti in documenti molto lunghi e complessi, nel fare riassunti, nel mettere in relazione azioni, nell’incrociare dati”. In tutto ciò, però, “la parte di verifica è sempre lasciata all’essere umano: nulla dovrebbe venir pubblicato senza l’editing dell’uomo”.
Come ribadito nel messaggio del Papa si possono usare le intelligenze artificiali anche a scopo manipolatorio nel lavoro dell’informazione, con la diffusione di fake-news e deepfakes. La soluzione a questo dilagante fenomeno è, secondo Puliafito, è promuovere una cultura dell’educazione scolastica che sappia riconoscere elementi in grado di rivelare i fake”. Non è facile, certo, ma, come in ogni cosa, l’educazione è la più valida premessa.