Dolore e sopravvivenza, speranza e cambiamento. Ogni storia ha alla base un conflitto attorno al quale tutto gira. È così per i social network, ora simboli di libertà di espressione, ora piattaforme utili a modificare gli assetti governativi; lo è per chi fa dello sport la propria vita, superando dinamiche complesse, non sempre facili da percepire. La lotta diventa lo strumento attraverso cui tutto assume contorni nitidi. Anche a costo di non sapere quale sarà l’epilogo. Questo è il filo conduttore delle storie che abbiamo scelto per voi, questa settimana. Buona lettura!

Viaggio nel battaglione Azov, il reparto militare ucraino di ideologia nazifascista che recluta volontari grazie a FacebookTime

La strana parabola di Mesut Özil, l’ex fuoriclasse che avrebbe dovuto riportare l’Arsenal tra le big del calcio mondiale, oggi ceduto in Turchia nel silenzio generale. The Guardian

La vendetta di una madre verso gli uomini che hanno assassinato sua figlia: la storia di Miriam Rodriguez. The New York Times

I crimini, la caccia e la cattura di Félicien Kabuga, il finanziatore del genocidio del Ruanda. GQ

Il tennis e la piaga delle scommesse: la storia del redento Nicolás Kicker, che si appresta a tornare in campo dopo una squalifica di quasi tre anni. La Nacion

El Anatsui è l’artista al servizio del riciclo capace di ridefinire il mondo dell’arte in Africa. The New Yorker

Il tweed per la Scozia non rappresenta un semplice tessuto, ma il simbolo della tradizione ed evoluzione del Paese. National Geographic

Oltre le convezioni: come l’educazione, la ricchezza e l’idealismo degli jiulinghou, i giovani nati dopo il 1990, stanno cambiando la Cina. The Economist

Una minaccia alla propria sopravvivenza: perché in India milioni di agricoltori stanno protestando contro le leggi di riforma del sistema agricolo. The Baffler

Alla scoperta dell’impresa dei dieci sherpa nepalesi, i primi a salire in vetta al K2 in inverno. The New York Times