Se chiedete a un milanese cosa sia NoLo, probabilmente non saprà rispondervi. Perché NoLo è un neologismo, ideato giusto un paio di anni fa da un gruppo di giovani creativi ritrovatisi nella Grande Mela. North of Loreto: questo è il suo significato e si riferisce alla zona Est di Milano, quella che da piazzale Loreto si estende lungo via Padova e viale Monza, fino a lambire Sesto.

Una zona che è stata chiamata la “Brooklyn degli artisti”, per via della sua recente “colonizzazione” da parte di designer, architetti e galleristi in erba.

Gli esperti del mercato immobiliare ipotizzano per NoLo un futuro simile al recente passato di zona Isola: un’area di periferia rinata grazie all’arrivo di locali da bere e centri culturali. Gli addetti dell’Immobilcasa di zona parlano di un quartiere che, fra un paio di anni o poco più, smetterà di essere considerato periferia per assurgere al ruolo di zona “cool”. Al momento, però, i prezzi dei locali in vendita, così come quelli degli affitti, restano contenuti. Ed è proprio questo il motivo per cui sono così tanti i giovani imprenditori che decidono di fare di NoLo la propria casa.

Tra questi c’è anche Elisabetta Claudio, direttrice artistica di Gigantic, uno spazio aperto alla creatività di fotografi, pittori e musicisti che qui hanno la possibilità di esporre i frutti del loro talento. Gigantic non si trova più a NoLo da qualche mese, però lì è nato, in via Termopili 28, dove prima c’era una polleria. «Abbiamo scelto via Termopili dapprima per i suoi prezzi, gli unici accessibili per dei giovani con tante idee ma pochi mezzi. Col tempo, però, ce ne siamo innamorati». Ascoltando il racconto di Elisabetta, non è difficile comprendere le ragioni di quest’amore: «NoLo è un’oasi multietnica. Un quartiere che non dorme mai. A qualsiasi ora della notte c’è sempre qualcuno ancora disposto a venderti una birra e un panino». Secondo lei, però, la zona non è adatta a una vera gentrification: «È un area con una forte storia alle spalle. Via Padova e dintorni hanno troppa personalità per lasciarsi plasmare».

Eppure, ai cambiamenti NoLo sembra rispondere bene. Forse perché i fautori delle novità sono persone che lì ci abitano da sempre, che hanno a cuore il loro quartiere e che, senza remore né pigrizia, stanno provando a renderlo un luogo da far invidia al centro. I più grandi cambiamenti che stanno mutando il volto di NoLo, infatti, derivano dalle iniziative di privati. C’è NoLo Social District, un’associazione con più di mille iscritti, creata col fine di instaurare solidi rapporti di buon vicinato e diventata poi organizzatrice di eventi come cinema in cortile, corsi di yoga e colazioni all’aperto. Un modo per rendere sicuri agli occhi degli abitanti quei vicoli considerati inaccessibili e pericolosi, nel nome del detto “l’unione fa la forza”.

Ai più piccoli, invece, si rivolge l’associazione “La città del sole – Amici del Parco Trotter – onlus”. Il parco scolastico ex Trotter rappresenta un unicum della realtà meneghina. I suoi 100mila metri quadrati ospitano al loro interno 4 scuole frequentate da circa 900 bambini e sono protetti dalla Sovrintendenza regionale ai beni architettonici e ambientali. L’obiettivo de “La città del sole” è tutelare e valorizzare tutte le strutture dell’area verde e, anche e soprattutto, promuovere l’aggregazione culturale. La scolaresca del quartiere è composta per il 77% da figli di immigrati, provenienti da 157 nazionalità differenti. L’istituto scolastico “Casa del Sole” conta numerose classi di soli stranieri. Per favorire l’integrazione interculturale dei bambini che la abitano, la scuola, con l’aiuto de “La Città del Sole”, promuove corsi di lingua, progetti teatrali e di gioco. Attività che funzionano e che nel 2013 sono valse agli «alunni, ai genitori, agli insegnanti, al personale tutto della scuola» il “Premio art. 3”. Riconoscimento consegnato per «il quotidiano impegno volto a comprendere, accettare e superare le differenze esistenti tra culture differenti in pieno rispetto e concreta attuazione degli articoli 2, 3, 8, 10 della Costituzione italiana».

Iniziative del genere stanno contribuendo a fare di NoLo un esempio da seguire. Fonte di ispirazione non solo per i municipi limitrofi ma anche per numerosi scrittori che proprio nella periferia di Milano hanno deciso di ambientare le proprie storie. È il caso di Pietro Colaprico, nei cui libri non manca mai un riferimento alla città lombarda. Perché Piero Colaprico: «Milano è l’unica onnipoli d’Italia, la città dove c’è tutto.»Milano «È l’unica onnipoli d’Italia, la città dove c’è tutto. Quindi è adatta alle trame complesse, al racconto di un intero Paese passando dal racconto di un semplice quartiere. E, per quanto la città cambi, cosa c’è di più bello che segnare lo stile, i tic e i tabù della sua trasformazione metropolitana?» Al cambiamento Colaprico ci crede, anche in quello delle periferie. A parer suo, però, le modifiche arrivano sempre dal basso, mentre restano vane le promesse fatte dai politici: «Di riqualificazione sento parlare dal 1976, cioè quando sono arrivato a Milano per il primo anno di università. Sinora ci sono state molte chiacchere della politica e, però, un bel po’ di attività nate dai cittadini. Lo stesso Pisapia, che sulle periferie aveva puntato, di concreto che cosa ha lasciato?» Più ottimista, invece, si dimostra Fabrizio Carcano, un vero entusiasta di Milano. Per lui è «la città più bella al mondo. Bella di una cupa bellezza, ricca di fascino e dall’anima misteriosa». Carcano a Milano ci è nato e la ama a tal punto che se scrive «non è per raccontare una storia ma la città». Cresciuto nella zona di Corvetto, la periferia la conosce bene e non ha dubbi su un suo roseo futuro, anche se pensava  «che dopo Expo i cambiamenti sarebbero stati più rapidi, invece l’onda lunga del Centro non si è ancora irradiata alle aree periferiche». D’altronde, la periferia milanese non è fatta di materiale facilmente plasmabile: «In passato ogni quartiere era un paesino a sé. Da Lambrate a Greco, ogni aerea serba una storia lunga e radicata».

Le opinioni di cittadini e intellettuali sono altalenanti, i fatti invece parlano chiaro. Quello che emerge dalle elaborazioni della Camera di Commercio di Milano sui dati del Registro Imprese 2017 è che NoLo è in pieno fermento. La zona intorno a via Padova è annoverata tra i primi 10 CAP di quest’anno per numero di imprese legate alla movida, alla cultura, alla moda e al turismo. È quest’ultimo ad avere la meglio, con un peso del 4,7% sul totale di esercizi della zona, seguito dalle attività culturali che si attestano attorno al 3%.