Che sia un sí o un no, siamo tutti pezzi d’asfalto. Dietro quella tenda, una ragazza vestita di un velo ti racconta la sua storia. La storia delle donne della notte è il percorso sensoriale e immersivo che tocca a noi ed altre due persone, a margine della mostra e dell’iniziativa della ong Lule (fiore in albanese), associazione che da oltre venti anni offre aiuto alle vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. E’ una performance teatrale a cura di Compagnia FavolaFolle, attiva dal 2008 e vincitrice del Premio Hystrio Provincia di Milano per il lavoro sul territorio, in cui lo spettatore è parte integrante dello spettacolo e lui stesso ne diviene protagonista, ripercorrendo in modo immersivo la strada che queste donne hanno battuto, rivivendone tutti i passaggi, gli abusi, le difficoltà, le umiliazioni. E tutta la drammaturgia è basata su storie vere, personali, che hanno lasciato il segno sulla pelle.

Lo spettacolo “Nobody” riproduce quadri di vita delle donne vittime di tratta: lo spettatore è costretto a una esperienza immersiva in cui, di volta in volta, gioca la parte della vittima, dello sfruttatore, del cliente: alla Fabbrica del Vapore a Milano

Così un brivido ti sale per la schiena mentre guardi l’attrice/trafficata, eppure non hai freddo. I suoi occhi ti fissano in cerca di aiuto, quando parla di suo figlio, ma bisogna ritornare alla realtà.Mentre stringi nel pugno una pietra color catrame che ti è stata data in mano all’inizio dello spettacolo, muovendoci nel buio più nero del nero, pensi a quanto sia crudele il suo mondo e a quanto la tua normalità sia tremendamente diversa dalla sua.

Con una mano lei ti invita a seguirla: d’altronde “deve lavorare”. Da adesso in poi, sei e sarai una vittima di tratta anche tu, una vittima come lei. Subito vieni catapultato sulla strada, in una danza a luci rosse che ti ipnotizza. Adesso, invece, nel quadro successivo, sei un cliente, uno di quelli che passa, si ferma, guarda, sceglie e pretende. Poi quella luce diventa bianca, pura. Pura come i sogni di una bambina che arriverà in Italia per diventare una étoile. Questo è ciò che lei spera e crede, o meglio, questo è ciò che le hanno fatto credere prima di intraprendere il viaggio.

In una stanza le sue speranze si dissolvono sullo sfondo della dura verità. Non diventerai una ballerina, ma solo l’oggetto di un istinto animale che farà di te un pezzo di carne nudo, indifeso e dato in pasto ai criminali. Come una bambola sei messa in mostra dentro una teca. È quella la tua prigione. Ancora, mentre ti muovi, inerte, i maiali del web ti geolocalizzano e ti recensiscono. Rai2, BBJ, V.U. -20. Sigle che fanno venire il voltastomaco. Cercatele se non le conoscete.

NoBody ti farà venire voglia di vomitare, di piangere, di tacere, di lanciare quella pietra che hai in mano per cercare di rompere quella teca.  Ma non puoi. Sei fottutamente legato a quel pezzo d’asfalto. Sei una schiava del sesso. E mentre sogni un amore romantico, la tua schiavitù ti soffoca fino a lasciarti senza fiato.

Si ferma la musica, scosti la tenda e lasci quel mondo. Adesso, tu spettatore, sei di nuovo te stesso, quello che eri prima di entrare dentro l’inferno di Nobody. O forse non lo sarai mai più.