Non ha nome l’assassino di Angelo Vassallo. Dopo oltre sette anni, non c’è ancora nessun colpevole dell’omicidio del sindaco di Pollica (SA), ucciso la sera del 5 settembre 2010 con nove colpi di pistola. L’unico nome comparso durante le indagini sulla lista degli indagati dalla procura di Salerno è quello del brasiliano Bruno Humberto Damiani, accusato di omicidio aggravato dalle finalità mafiose. Scagionato, però, per insufficienza di prove. Non ci sarà nessun processo, dunque. Dal 13 febbraio è scaduta anche l’ultima proroga delle indagini preliminari e poi, quello che resterà, sarà solo silenzio.

Di quella sera non si sa molto. L’unica certezza è che Angelo Vassallo si trovava in auto, con il finestrino aperto e il cellulare alla mano, quando venne fermato da qualcuno che, con molta probabilità, conosceva. Poi gli spari. Del resto, non si sa nulla. «Troppe cose di quella sera non tornano. A partire dalla pistola che non venne mai trovata. Poi, l’area in cui avvenne l’omicidio non fu neppure transennata». Dario Vassallo. «Troppe cose di quella sera non tornano. A partire dalla pistola che non venne mai trovata. Poi, l’area in cui avvenne l’omicidio non fu neppure transennata. Attorno alla macchina e al corpo c’erano ben diciassette persone. Nessuno si allontanò. Eppure le prove erano lì, sotto gli occhi di tutti», precisa Dario, il fratello di Angelo Vassallo che da anni cerca di tenere in vita il ricordo del fratello. Tanto da convincere la Rai a girare un film per la tv, trasmesso nel 2016, dal titolo Il sindaco pescatore.

Così lo conoscevano tutti a Pollica, così lo conosce ora l’Italia. Amava il mare, la pesca era la sua passione e il suo lavoro. Eppure proprio in quel porto che conosceva bene si sono concentrate le indagini. Siamo in provincia di Salerno, in Campania. Siamo in terra di camorra. La criminalità organizzata usa il porto di Acciaroli per far arrivare la droga a Pollica. Le indagini, quindi, passano all’antimafia che non ha mai però confermare la presenza mafiosa nel delitto. Certo è che il sindaco pescatore ha sempre combattuto contro le bande di pusher che si impadronivano della piazza del paese.

Negli anni però, parallelamente alla camorra, gli inquirenti seguono un’altra pista. Quella della costruzione della strada provinciale che avrebbe dovuto collegare Pollica a Casalvelino, 615mila euro stanziati in tutto. Peccato che i lavori non iniziarono mai. Non solo: secondo la magistratura salernitana, il costo delle opere realizzate sul tracciato, con i soldi della Provincia, arriverebbero a mala pena a 150mila euro. All’appello mancano 465mila euro. Cosa che non è sfuggita al sindaco pescatore. In tutto, Vassallo denuncia sette volte, vuole spiegazioni, soprattutto dalla Provincia e soprattutto dall’assessore ai lavori pubblici Franco Alfieri. La risposta è solo un lungo silenzio. Da queste denunce la procura di Salerno apre un’inchiesta denominata “Ghost Road”. Già, perché quella strada resta ancora oggi una strada fantasma. Si apre un processo e gli indagati sono 77. Il processo prosegue ancora oggi e il comune di Pollica («Assurdo», è indignato Dario) non si costituisce parte civile. «Chiediamo verità e giustizia perché le indagini sull’omicidio non siano archiviate e perché lo Stato non rinunci a cercare l’assassino di chi ha sempre lavorato in nome dello Stato»

«La sensazione è che il territorio faccia di tutto per cancellare questo omicidio – ci tiene a precisare Dario –. Il paese non ricorda più Angelo, basta pensare che nel giorno dell’anniversario della sua morte il Comune organizza la saga del pesce». In sette anni c’è chi a Pollica ha provato a sotterrare il ricordo del sindaco pescatore e chi ancora cerca la verità, chi non si rassegna al silenzio. Sabato scorso 10 febbraio la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, creata dal fratello, ha marciato per le vie di Acciaroli. «Chiediamo verità e giustizia perché le indagini sull’omicidio non siano archiviate è perché lo Stato non rinunci a cercare l’assassino di chi ha sempre lavorato in nome dello Stato».