«Già da bambino mi divertivo con i tatuaggi comprati in edicola. In effetti non riesco a ricordare un momento della mia vita senza questa passione». Per Mike Frutto questa irrefrenabile voglia di sporcarsi le mani con l’inchiostro si è concretizzata all’età di 18 anni, con i primi disegni su bucce d’arancia, pelle di maiale, sugli amici e su se stesso. «Le cosce sono ormai il mio campo di battaglia, dopo tutte le prove che ho fatto e gli scarabocchi che ora nascondo sotto i pantaloncini. Penso che questa gavetta sia il passaggio necessario che troppo spesso viene sottovalutato dall’ultima generazione di tatuatori».

Secondo il 34enne troppi ragazzi sono infatti convinti che si tratti di una professione semplice per fare “soldi facili”: credono che sia sufficiente frequentare un corso specifico per essere ritenuti tatuatori a tutti gli effetti. Molti giovani aprono uno studio appena ottenuto l’attestato e per questo si trovano costretti a chiuderlo poco dopo. Il suo invece è aperto da 8 anni, ed è il Nero Ink Tattoo in via Vigevano 7 a pochi passi dalla Darsena di Milano.

Il mercato dei tatuaggi si basa soprattutto sul passaparola, dietro consiglio di amici e parenti: «Per i modelli più importanti, invece, mi informo sugli artisti più indicati per il lavoro che ho in mente, fino a rivolgermi a colleghi in diverse parti del mondo». Stati Uniti, Australia, Russia e Giappone sono solo alcune delle mete visitate da Mike per completare quello che ormai è un unico grande tatuaggio sul suo corpo. Proprio lo stile nipponico – insieme al blackwork e al realistico –, è il cavallo di battaglia del Nero Ink: per essere in grado destreggiarsi su più fronti è fondamentale però un continuo aggiornamento ed uno studio approfondito della cultura, della tradizione e dei significati. Non va inoltre sottovalutata la componente artistica di questa professione, dal momento che la scelta del tattoo è un lavoro di squadra tra tatuato e tatuatore.

Pur essendoci anche chi arriva in studio con le idee chiare, una parte entusiasmante del lavoro consiste nella progettazione a quattro mani che dà sfogo alla creatività di Mike. E a lui di certo non manca: se va di moda il simbolo dell’infinito, sul suo polso sinistro l’otto è formato da una fetta di bacon. Per non parlare della ragazza romagnola che in omaggio alla sua terra d’origine si è fatta tatuare una piadina al prosciutto.