Due giornate dedicate alle migrazioni, al terrorismo e alla difesa dei confini europei. In occasione del 70esimo anniversario della Nato, la fondazione De Gasperi celebra la ricorrenza del patto atlantico con il progetto Freedom is not free che si terrà a Roma il 9 e il 10 maggio. Un’opportunità di riflessione e d’incontro tra politici, esperti di relazioni internazionali, militari e esponenti dell’industria bellica; la ricerca di una sinergia tra i protagonisti di una sicurezza europea che non può più permettersi di vacillare.

L’obiettivo di questi incontri sarà «dialogare con i rappresentanti dell’industria della difesa italiana per capire come evolve il progetto in embrione disegnato all’interno del dialogo Mogherini-Stoltenberg» afferma Paolo Alli, ex presidente dell’Assemblea Parlamentare NATO e oggi candidato alle europee nella lista Popolo della famiglia. Il tema della difesa europea esiste da 70 anni e «oggi dopo la nomina del generale Claudio Graziano a presidente del Comitato militare dell’Unione Europea, l’Italia ha ruolo sempre più centrale». Agli incontri saranno presenti rappresentanti dell’industria bellica «che diranno qual è il loro contributo e quali sono le condizioni che vorrebbero venissero applicate per la difesa europea». Alli è molto scettico sulla formazione di un esercito europeo, soprattutto finché il modello NATO reggerà. A suo parere sarebbe molto più interessante se l’Unione Europea fosse operativa laddove il patto atlantico non interviene, come nelle attività di protezione dei confini meridionali.

«La NATO è più attuale che mai, al contrario di chi pensa che sia un modello superato» continua Alli «cinque anni fa non si parlava di guerra ibrida, la Cina non era presente, la Russia non era un problema perché non aveva ancora annesso la Crimea». Una posizione condivisa dal generale Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’istituto affari internazionali ed ex capo maggiore della difesa, che riconosce l’allerta scatenata dall’attivismo russo «che negli ultimi anni ha spinto la NATO a considerare il Cremlino una minaccia», anche se rimane più critico sull’autonomia strategica dell’Unione. Infatti, reputa che «l’iniziativa per concretizzare la PESCO di Lisbona – una cooperazione permanente tra i paesi membri in materia di difesa – sia scarsamente efficace». Nel fondo europeo per la difesa vede invece «un serio passo avanti e un ottimo stimolo che sollecita le industrie dei paesi europei a lavorare insieme, cosa che negli ultimi anni hanno fatto malvolentieri, come nelle partnership durante la costruzione dei Tornado e degli Eurofighter».

Per la NATO il fronte sud-europeo «non è mai stato di primissimo piano – continua Camporini – e anche il patto atlantico mostra un interesse meramente cognitivo con l’apertura dell’Hub nel mediterraneo, che riveste una funzione più politica che operativa». A complicare la situazione sembra essersi aggiunto Trump, con le recenti dichiarazioni circa l’obsolescenza della NATO unita alla riluttanza del tycoon a riconoscere la validità dell’articolo 5, secondo cui: “un attacco armato contro uno o più alleati della NATO si considera come un attacco contro ogni componente dell’organizzazione”.