Produrre un album, girare un videoclip, organizzare un concerto con orchestra. Oppure inventarsi corsi di musica per i bambini dei paesi emiliani colpiti dal terremoto: da un anno e mezzo Musicraiser è il punto di riferimento in Italia per il crowdfunding legato a progetti musicali.

Il sistema è semplice: il team seleziona i migliori progetti proposti; gli artisti si promuovono sul sito per raccogliere fondi e raggiungere l’obiettivo economico prefissato, promettendo in cambio ai raisers ricompense come cd in anteprima, magliette, strumenti autografati e così via; finanziamento e ricompense vengono attivati solo se si raggiunge il 100% o più dell’obiettivo. In caso contrario i soldi vengono restituiti a chi li ha versati.

Finora con Musicraiser sono stati finanziati circa duecento progetti, più della metà di quelli complessivi, per un totale di oltre mezzo milione di euro raccolti. La piattaforma è esclusivamente autofinanziata ed è in pari con le spese. Giovanni Gulino, cantante dei Marta sui Tubi e fondatore di Musicraiser, spiega il segreto di un successo che nasce a Milano. Lo definisce «un sito di musicisti che dà uno strumento ad altri musicisti».

Musicraiser ha un’identità e un taglio molto precisi: qual è la vostra mission?

Il nostro obiettivo è supportare l’autoproduzione dei progetti musicali più interessanti e per questo mettiamo a disposizione uno strumento che dà la possibilità di coinvolgere sia i propri fan sia le persone che non conoscono le band. Facciamo da aggregatore fra domanda e offerta.

Come nasce il progetto? Perché l’idea del crowdfunding?

Da qualche anno seguiamo lo sviluppo delle nuove piattaforme digitali per la musica. Oggi siamo nel bel mezzo di una rivoluzione straordinaria: è un momento in cui tutto il vecchio sistema del music business è messo in discussione. Fattori come il digitale e la pirateria hanno distrutto in gran parte il sottobosco di etichette indipendenti in tutto il mondo: il nuovo modello è l’autoproduzione. Pensiamo di rappresentare un’alternativa valida al percorso tradizionale. Con Musicraiser gli artisti hanno la possibilità di guadagnare ancora prima che il disco esca.

Siete attivi solo sul mercato musicale italiano?

Abbiamo già finanziato una trentina di progetti stranieri da tutti i continenti. Al momento abbiamo in produzione un progetto inglese e uno norvegese. La piattaforma èmulticurrency, quindi funziona con tutte le monete accettate da PayPal.

Quante proposte vi arrivano e quante ne selezionate?

Quattro o cinque al giorno. Ne prendiamo in considerazione circa il 20%: è una selezione naturale. Le scegliamo in base a tre criteri: credibilità artistica della band, capacità di comunicare con i propri fan, credibilità del progetto in sé.

Che rapporti avete con le case discografiche?

Ottimi. Non facciamo concorrenza, anzi siamo felici quando le case collaborano con noi. Credo che oggi le case discografiche non possano più stare in piedi con le revenue dei dischi. Molte etichette si sono avvalse di Musicraiser per promuovere gli artisti, e alcune major hanno pescato nel nostro “vivaio” talenti che hanno messo sotto contratto.

Cosa deve fare oggi una band emergente per emergere davvero?

Sapersi raccontare. È importante fare dell’ottima musica ma anche saperla veicolare, soprattutto quando non si hanno grossi mezzi. La band deve essere brava a valorizzare i propri tratti in maniera artistica. Tra due band che fanno buona musica allo stesso livello, quella che si sa raccontare arriva più lontano. Lo storytelling è fondamentale.