“A window to see what’s happening right now in the world of journalism” (“una finestra per vedere cosa sta accadendo nel mondo del giornalismo”): è questo il claim di Muck Rack e quando nasce, nel 2009, il mondo dell’informazione è al centro di un turbinio di cambiamenti generati dal lancio dei social media. Nel 2006, Jack Dorsey crea e struttura Twitter, una nuova piattaforma online interattiva che va ad affiancarsi all’ormai affermato Facebook. Già agli esordi, i giornalisti rappresentano la categoria più numerosa tra gli utenti iscritti al nuovo social media e ben presto Twitter diventa il mezzo prediletto dai professionisti dell’informazione per diramare e sponsorizzare i loro prodotti giornalistici.

I primi a carpirne le potenzialità sono proprio i fondatori di Muck Rack, che valutano necessaria una razionalizzazione dell’inesauribile flusso informativo generato dagli utenti online. L’obiettivo preliminare del nuovo portale Muck Rack (il cui nome riprende la storica definizione dei giornalisti come “muckrakers” – letteralmente “spalatori di letameda parte del presidente Theodore Roosevelt per via del loro lavoro d’indagine della società corrotta) è facilitare l’accesso agli account Twitter delle migliaia di giornalisti registrati e mettere in contatto fra loro i professionisti dell’informazione presenti sul social network. Per favorire l’incontro online tra colleghi, gli iscritti a Muck Rack costruiscono un portfolio riassuntivo di esperienze lavorative e competenze acquisite da presentare come biglietto da visita agli altri utenti. L’efficacia delle amicizie virtuali che si vengono a creare ha spinto numerosi professionisti ad aprire un profilo Muck Rack, tanto che il portale è passato dai 150 iscritti iniziali a più di 15mila solo nel 2013.

Con lo sviluppo di nuovi strumenti di aggregazione di dati, il campo di lavoro del software si è, poi, considerevolmente esteso: la raccolta automatica di informazioni consente agli utenti della piattaforma di ricercare giornalisti in base alla testata di appartenenza o all’area tematica, facilitando le aziende in fase di reclutamento di professionisti specializzati. Per fare un esempio esplicativo: attraverso il motore di ricerca Muck Rack, una rivista di caccia e pesca può trovare un giornalista esperto in quella determinata tematica. L’indicizzazione del panorama mediatico aiuta anche i freelance a selezionare la testata più coerente con il proprio prodotto, il cui successo viene monitorato anche dopo la sua pubblicazione. Il portale rileva il tasso di coinvogimento, o di engagement, generato dagli articoli degli iscritti, tracciandone eventuali condivisioni online da parte di altri utenti, e invia una mail di avviso all’autore ogniqualvolta il pezzo venga ripubblicato.

Sembra più difficile a dirsi che a farsi: in realtà, Muck Rack potrebbe essere il LinkedIn dei giornalisti, con qualche funzionalità in più. Per le aziende, il software è fondamentale per semplificare l’individuazione di professionisti che possano fare al caso loro; per i giornalisti è una vetrina in più dove esibire competenze e produzioni passate e tenere sotto controllo nuove offerte di lavoro. Tutto questo non sarebbe possibile senza l’ausilio di un’intelligenza artificiale in costante miglioramento: l’AI e il machine learning, o apprendimento automatico, sono alla base della capacità del portale di selezionare le notizie più rilevanti emerse quotidianamente nel panorama mediatico mondiale, sulla base degli interessi mostrati dall’utente. Insomma, Muck Rack crea un’informazione personalizzata e al contempo il più fedele possibile alla reale rilevanza dei fatti.

I media e, di conseguenza, il giornalismo, sono in continua trasformazione e non c’è giorno in cui non vengano ideati e realizzati nuovi sistemi di comunicazione. Per ora, Twitter rimane una delle piattaforme più apprezzate dai giornalisti, se non la più apprezzata, ma chissà che qualcosa non cambi in futuro. Di sicuro, rispetto al 2009, Muck Rack vedrà qualcosa di diverso da quella sua “finestra aperta sul mondo”.