La parete è piena di chiavi che probabilmente non apriranno più la serratura per la quale sono state create. In basso giace un alveare di ombrelli, ognuno inserito nella propria cella di legno. Sulla sinistra, accanto allo sportello informativo, decine di occhiali e borselli sono imprigionati in buste di cellophane. Benvenuti all’Ufficio Oggetti Rinvenuti del Comune di Milano, al primo piano dello stabile di via Friuli 30, un tempo fabbrica di scarpe e successivamente dedicato al vestiario dei dipendenti comunali. Qui viene portata qualsiasi cosa sia stata smarrita per le strade della città e dell’hinterland, in metro, sul tram, al cinema o in stazione.

«Chiunque può venire a consegnarci un oggetto che ha trovato. Abbiamo degli accordi – spiega Benedetto Del Vasto, responsabile dell’ufficio – con le forze dell’ordine, i supermercati e le scuole per cui, con regolarità, ci viene consegnato il materiale smarrito. Agli addetti di ATM ho chiesto espressamente di passare da noi ogni mattina, dato che in metro si perdono molte cose e, in genere, i proprietari si presentano qui nel giro di due giorni. Il materiale che arriva all’Ufficio viene schedato e diviene proprietà del Comune per un anno Prima della ristrutturazione della stazione centrale – ricorda Del Vasto – avevamo un punto di raccolta che oggi non ci possiamo permettere per l’alto costo di affitto. È dunque la Polfer a fare la spola tra le stazioni e l’ufficio. Non vi immaginate nemmeno quanti portafogli, occhiali, ombrelli e chiavi arrivino qui ogni giorno».

 L’Ufficio Oggetti Rinvenuti di Milano è nato nel 1980, istituito in base all’articolo 927 del Codice Civile per cui “Chi trova una cosa mobile deve restituirla al proprietario, e, se non lo conosce, deve consegnarla senza ritardo al sindaco del luogo in cui l’ha trovata, indicando le circostanze del ritrovamento”. Il materiale che arriva in via Friuli viene schedato con dovizia di particolari in base alla tipologia, al colore, al numero di componenti e altri dettagli morfologici. Il proprietario deve dimostrare di esserlo, descrivendo bene l’oggetto smarritoDopodiché diviene proprietà del Comune per un anno e viene sistemato nei 400 metri quadrati del magazzino: il proprietario deve dimostrare di esserlo effettivamente, descrivendo bene l’oggetto smarrito. Per il ritiro del materiale si pagano cinque euro per i primi novanta giorni di deposito, dieci fino al dodicesimo mese, cinquanta dopo un anno. Fino a qualche anno fa, si pagava una percentuale in base al valore dell’oggetto. «Un tempo avevamo un consulente che ci aiutava nella valutazione dei preziosi. Adesso – prosegue Del Vasto, squadrando con lo sguardo il proprio ufficio ricavato in un angolo dello stabile – ci fornisce i dati la casa d’asta a cui ci affidiamo».

La nostra filosofia si basa esclusivamente sul cercare di restituire più oggetti possibile ai legittimi proprietari Già, l’asta. Quando dagli Oggetti Rinvenuti si ritiene che si possa trarre un minimo di profitto, gli oggetti non ritirati dopo un anno finiscono ad un’asta pubblica, esattamente come quelle dei tribunali, che si svolge a Redecesio di Segrate. «Viene battuto di tutto – racconta Del Vasto -, anche se da qualche anno abbiamo deciso di lasciar stare gli abiti per donarli alla Caritas. Ci tengo a ribadire però che fare un guadagno all’asta non è il nostro obiettivo, la nostra filosofia si basa esclusivamente sul cercare di restituire più oggetti possibile ai legittimi proprietari».

Ogni oggetto ha una storia da raccontare: ci si potrebbe scrivere un libro. «Il ritrovamento più strano della mia carriera? Non ci crederete – sorride Del Vasto -, faccio fatica anche io dopo molti anni. Alla stazione centrale arrivò un treno con a bordo, nell’interstizio tra una carrozza e l’altra, una lavatrice nuova, imballata. Mi hanno chiamato dicendo che nessuno l’aveva ritirata. Non si sa chi l’abbia caricata a bordo, né tanto meno come abbia fatto a scordarsela».