Fino a qualche secolo fa, quel piccolo edificio di mattoni al centro di piazza XXIV Maggio era popolato da mercanti ammusoniti, costretti a passar di lì a pagar la dogana. E pagavano ancora pochi metri più in la; ben volentieri stavolta, perché le monete finivano nella mani di una chica che, in cambio, donava loro qualche ora d’amore. Oggi quel palazzo ha preso il nome di Le Trottoir, è un bar anche se “è diverso da qualsiasi altro bar della città”. Lo è grazie a Michelle Vasseur, l’elegante bionda che, assieme a un misterioso socio noto come KO, lo ha aperto una ventina d’anni fa, quasi per gioco. “Prima facevo la paroliera, scrivevo canzonette”, dice Michelle che si definisce un’anima artistica. Esplorando il locale, non si fatica a crederle.

Le pareti sono affollate di quadri colorati, firmati ogni mese da un artista diverso. “Sono pittori di talento che il mercato ignora ma che qui sono i benvenuti”. Accanto al bancone si alza fiero un piccolo palco, calcato da nomi come Malika Ayane e i The Colors. “In molti, prima di diventare famosi, hanno usato i nostri microfoni”. I tavolini all’aperto, nascosti sotto alberelli così verdi che quasi non sembra Milano, sono popolati da scrittori che ne hanno fatto il loro studio. “Andrea Pinketts ha scritto qui tutti i suoi libri”, rivela Michelle. Più che del gestore di un bar, quello della donna è il lavoro di un mecenate.

Da bere ce n’è ed è anche roba buona, “soprattutto il Moscow Mule, cui aggiungiamo un ingrediente segreto”; per il resto, Le Trottoir assomiglia più a un simposio psichedelico che a un luogo dove mangiare un panino al volo. “Stare qui è come vivere in una commedia, ogni giorno ne succede una”. Le strane storie consumatesi tra quelle mura sono così tante che Michelle fatica a ricordarle. Non c’è da stupirsene se si pensa alla varietà dei clienti che occupano i suoi sgabelli: “Artisti e aspiranti tali, ricchi turisti e squattrinati del quartiere, in un range anagrafico che si aggira tra i 18 e i 90 anni”. Unico locale del centro a essere aperto fino ai chiarori dell’alba, è probabile che molta gente ci finisca quasi per caso, per ripararsi dal freddo in quelle notti in cui si farebbe qualsiasi cosa pur di non rientrare a casa. Non è un caso, però, se poi ci fa ritorno. A Le Trottoir ci si affeziona perché, per usare le parole di Michelle, “è un posto dove l’essere conta più dell’apparire. E’ un luogo vivo di energia vera, un luogo che brilla”.