Un orale in presenza, degli elaborati scritti a casa sulle materie d’indirizzo, un presidente di commissione come unico esterno. Queste, in sintesi, sono le scelte del Ministero dell’Istruzione per la maturità 2020.

A meno d’un mese dall’esame, e con direttive da parte del Ministero che restano vaghe, gli stessi insegnanti hanno a disposizione davvero poche informazioni per indirizzare gli studenti verso la meta. Così,tra i maturandi, la confusione regna ancora sovrana: «Come studentessa mi sono sentita abbandonata – racconta Kristjana, che frequenta la quinta superiore all’istituto Blaise Pascal di Voghera – perché se anche i professori erano confusi noi lo eravamo il doppio, e anche adesso non è che siamo proprio ben indirizzati».

E se l’esame di quest’anno, privo delle consuete prove scritte, può sembrare più facile sulla carta, le sensazioni di chi lo sta per vivere sono diverse: «Anch’io all’inizio pensavo che, fatto così, fosse più facile – spiega Kristjana – ma in realtà non lo è, perché le cose non sono chiare e potremmo scoprire poi che all’esame pretendono di sapere cose che non abbiamo fatto.Facciamo mezz’ora di videolezione a materia, per un totale di neanche tre ore al giorno, che sono pochissime. Andremo alla maturità che sapremo poco, senza contare poi i problemi di connessione».

Dello stesso avviso sembra essere Giorgia, maturanda al liceo classico Tacito di Roma:«Anche se non ci sono le prove scritte non sarà più facile, anzi. Con la questione dell’elaborato è come se le prove scritte le si facesse lo stesso». Ed è proprio sull’elaborato, poi, che Giorgia, come tanti altri studenti, ha più da ridire: «Da quando la ministra Azzolina ne ha parlato, non specificando fin da subito di cosa si trattasse esattamente, ci siamo ritrovati in una situazione ancora peggiore dei ragazzi dell’anno scorso, che in febbraio scoprirono dell’esistenza del sistema a buste per l’orale».

Una situazione, quella dei maturandi, che può essere migliorata solo dall’aiuto dei professori, come ricorda Giorgio, studente di quinta superiore al liceo linguistico Ninni Cassarà di Palermo: «Spero che i professori siano più magnanimi. Non sarà comunque facile perché studiare e prepararsi in queste condizioni è davvero brutto».

Più tranquillo per l’esame sembra essere Paolo, iscritto all’ultimo anno del liceo scientifico Giuseppe Berto di Mogliano Veneto. Nemmeno lui, tuttavia, nega la particolarità delle circostanze in cui i maturandi di quest’anno sono tenuti a prepararsi: «La prova secondo me è di fatto più facile di quella degli anni precedenti, visto che poi l’elaborato lo si prepara da casa. È anche vero che ha senso che sia più facile, dato che le condizioni in cui affrontiamo l’esame sono più difficili».

Tra incertezze, ritardi e contestazioni, procede la preparazione “a distanza” verso l’esame di maturità. E, intanto, il dissenso verso le scelte del Ministro si coagula su una pagina Instagram da 50mila followers che chiede un anno “No Maturità”

Mentre i ragazzi si preparano ad affrontare l’esame, sono i genitori a ragionare su cosa i figli si stanno perdendo: «Il fatto di condividere qualsiasi momento ci ha permesso di confrontarci e parlare di più in famiglia, però non si può negare che in termini di rapporto con i compagni mio figlio si sia perso molto» ammette Francesca, mamma di Paolo.«I ragazzi sono sotto stress e stanno vivendo un anno veramente da dimenticare. – afferma Mimmo, papà di Giorgio – Loro non lo sapranno mai, ma stanno perdendo tanto: la paura degli scritti, l’abbracciarsi, il ritrovarsi negli occhi di un compagno nei guai… tutto questo non glielo invidio per niente». «il cambiamento, per i ragazzi, è stato improvviso, violento e inaspettato. Nessuno era preparato a questo. I ragazzi stavano pensando a come festeggiare i cento giorni dalla maturità e all’improvviso è iniziata la quarantena», racconta Lucia, mamma di Benedetta, maturanda al liceo scientifico Don Bosco di Padova.

Il lungo periodo d’incertezza riguardo all’esame di maturità, iniziato a marzo e, a detta di alcuni studenti, non ancora del tutto finito, ha spinto alcuni maturandi a battersi contro le decisioni (ed indecisioni) del Ministero dell’Istruzione. Ne è un esempiola lotta portata avanti dagli amministratori della pagina Instagram “nomaturita2k20”, che in poco più di due mesi ha raggiunto quasi 50mila follower. Un successo, questo, tanto dirompente quanto inaspettato, come spiega Giovanni Zamboni, maturando al liceo Giovanni Cotta di Legnago, uno dei quattro amministratori della pagina: «Non ci aspettavamo assolutamente di raggiungere i numeri di oggi, tanto che i primi tempi parlavamo per assurdo di raggiungere i 10mila follower, ridendoci sopra. Ora abbiamo quasi quintuplicato quel numero». E con la petizione per annullare l’esame di maturità e conferire il voto unicamente in base alla media del triennio (più un bonus assegnato dalla commissione) che ha raccolto quasi 60mila firme, ormaiil movimento “No Maturità” si è trasformato in una vera e propria macchina d’informazione social, con tanto di produzione d’articoli, comunicati, e addirittura un podcast. Una realtà, ammette Giovanni, che gli stessi creatori della pagina non sanno dove arriverà nel lungo periodo, né come si trasformerà, ma che conferma l’evidenza: la gestione dell’emergenza da parte del Ministero dell’Istruzione ha mostrato enormi lacune, ma gli studenti non sono rimasti a guardare, hanno saputo invece farsi sentire e, senz’ombra di dubbio, affronteranno l’esame con determinazione e sguardo verso il futuro. Un giorno, poi, potranno raccontare di aver vissuto la maturità 2020, quell’esame strano, indeterminato, diverso da ogni altro, precedente e successivo.