Idee, coraggio e lavoro duro: è la ricetta per il successo firmata Matteo Achilli (@matteo_achilli), ospite della serie di conferenze 5X15 al Circolo dei Filologi, a due passi dalla Scala di Milano.

È qui che incontriamo il 22enne fondatore – e unico socio – di Egomnia, il network che mette in contatto i talenti con le aziende che li cercano,  e che da marzo cambierà pelle: diventerà a pagamento, verrà lanciato a livello internazionale, e accoglierà l’ingresso di nuovi investitori «che non rivelerò fino all’ultimo».

La società con sede legale a Formello, in provincia di Roma, è diventata partner commerciale di aziende multinazionali come Microsoft, Google e Vodafone, attirando l’attenzione della stampa internazionale ma non risparmiandosi alcune critiche giunte dai giornali italiani e dalla comunità startup, che secondo Achilli in Italia «è nulla: ancora troppo piccola».

Quali sono le tappe del successo di Egomnia?
L’idea è nata nell’ultimo anno di liceo nel 2011, eravamo indecisi sulla scelta dell’università e guardavamo i ranking per scegliere le migliori. Abbiamo pensato di fare lo stesso con le persone: creare una classifica per ottimizzare la selezione delle aziende. Nel 2012 siamo partiti con un investimento di 10mila euro e con l’aiuto di persone che lavoravano su commessa abbiamo costruito il sito. In quel periodo in Italia stava circolando la parola startup per la prima volta e noi ne stavamo creando una, senza saperlo. Nel 2013 Egomnia è diventata popolare, ci sono state molte iscrizioni, ma dovevo ancora capire come guadagnarci. L’anno dopo abbiamo cominciato a lanciare dei servizi premium, pacchetti per le aziende e a sviluppare un nuovo modello di business. Da marzo di quest’anno il sito sarà a pagamento e faremo il definitivo salto di qualità, aprendoci al mercato brasiliano e a quello di Singapore.“Io, lo Zuckerberg italiano? Sono contento del nome, mi ha aiutato con i media e a vendere l’immagine di un’azienda che ha ricevuto attenzione anche all’estero”

Come si usa?
La funzionalità di Egomnia viene fuori inserendo le proprie esperienze su un modello molto semplice. È come compilare un curriculum, ma lo si fa seguendo le indicazioni del sito. Dopo aver acquisito questi dati, attraverso un algoritmo, il sito elabora le informazioni e stila un punteggio. In questo modo le aziende possono scegliere i migliori a parità di condizioni. Ovviamente, funzionando come un social, il profilo dell’utente può allargare il suo network e aggiungere nuove amicizie alla sua rete oltre che candidarsi alle proposte di lavoro delle aziende. 

Quali difficoltà hai incontrato nel dare vita al progetto?
Quando avevo bisogno di creare il sito mi sono rivolto alle software house che però mi hanno consegnato dei preventivi troppo alti. Si parlava di più di 100mila euro per partire, era un investimento enorme che non potevo permettermi. Ho fatto un lavoro di teaming, scegliendo 20-30 persone che lavorassero su commessa con quello che avevo. 

egomnia

Essere l’unico socio di un’azienda che punta a immettere forze fresche nel mercato del lavoro non è una contraddizione?
Attualmente sono 4 i dipendenti, più me siamo in 5. Ho preferito lavorare per stabilizzare i conti e accrescere il fatturato della società. I guadagni sono cresciuti molto ma è difficile fare una stima oggi. Ci sono poi altre 20 persone che oggi lavorano in modo più strutturato rispetto a prima. Non potevo assumere subito altrettanti collaboratori, anche perché in un clima nel quale un’azienda cerca sempre di delocalizzare la produzione, io resto qui e voglio rimanerci. Potrei assumere ma preferisco avere una maggiore sicurezza della società, grazie a questo il fatturato sarà superiore a quello dell’anno scorso. 

Hai ricevuto numerose critiche, come le hai affrontate?
Le peggiori sono state quelle personali. Non mi infastidisco per le critiche, sono state positive perché hanno attirato su di me l’attenzione mediatica, ma per le offese non costruttive. Gli attacchi più pesanti sono arrivati dal mondo degli startupper, ma cosa sono le startup in Italia? Nulla. In ogni modo ci sono state delle denunce per quegli attacchi. Ora nessuno lo fa più, ma sarebbe ugualmente male non destare nessuna attenzione. Le critiche ci stanno, se non dividi non crei attenzione su di te, ma stanno diminuendo per quello che stiamo facendo. Egomnia, essendo io il fondatore, non può che essere legata a me e io ho puntato a vendere il personaggio finora. Adesso è ora di dare luce ai risultati.È importante che tu creda nel progetto. Non è detto che lavorare duro porti al successo, ma assicura dei risultati”.

Come si fa creare una startup in Italia?
Ci vuole innanzitutto un’idea, anche se non originale, magari riciclata da quella di un altro paese. Devi avere coraggio di fare. Molte volte le idee non vengono portate a fondo nonostante la loro bontà, ma è un errore. Infine è importante che tu ci creda. Non è detto che lavorare duro porti al successo, ma assicura dei risultati.

Ti definiscono lo Zuckerberg italiano. Come reagisci a questo soprannome?
Lui è nato 8 anni prima di me, in America, da Harvard e ora è super consolidato. Tuttavia sono contento del nome, mi ha aiutato con i media e a vendere l’immagine di un’azienda che ha ricevuto attenzione anche all’estero. In generale, il soprannome non mi dispiace.

Dove vuole arrivare Matteo Achilli?
Voglio quotarmi in borsa. Arrivare a quel punto significherebbe diventare una società leader nel campo delle risorse umane. Voglio arrivare a creare quella che è la prima società online in Italia. Il nuovo Matteo Achilli vorrà aiutare gli altri: sono 14mila i curriculum che Egomnia ha portato all’attenzione delle aziende.