Cristina Mazzotti, Peppino Impastato, Ninni Cassarà, Angelo Vassallo. In piazza Sordello, a metà mattina, non manca nessuno.  Sono tutte a Mantova le oltre 900 vittime di mafia. Vivono attraverso il ricordo degli oltre 3mila ragazzi presenti in piazza. Racchiuse in quell’interminabile elenco che ogni 21 marzo Libera, l’associazione che dal 1995 lotta contro le mafie, legge a gran voce nelle piazze italiane, europee e mondiali. La mafia le ha uccise per i motivi più svariati: alcuni per il ruolo che ricoprivano, alcuni per il loro impegno in nome della legalità e alcuni, invece, per caso, per una sorte maligna.

Sono tutte . Nelle parole di chi dà loro voce, negli sguardi attenti di studenti, cittadini, assessori e poliziotti. Nella commozione dei loro familiari. A Mantova così come a Foggia, Reggio Calabria, Rovereto, Padova, Berlino, Rotterdam, Città del Messico.

«Quest’anno il presidio di Libera Lombardia ha scelto Mantova per celebrare il 21 marzo non a caso – dice il referente regionale Luigi Guarisco –. Si è voluto dare un segnale molto forte al territorio mantovano che fino a qualche anno fa sembrava immune da qualsiasi contagio mafioso. Invece il recente processo “Pesci” ha svelato tutt’altro: una rete mafiosa metteva a segno estorsioni e minacce nel mercato edilizio».

A Mantova si cammina. La giornata di Libera inizia, infatti, alle prime ore del mattino con un lungo corteo di ragazzi provenienti da tutta la regione, che parte da Campo Canoa fino a raggiungere piazza Sordello, dove prendono parola prima le istituzioni, poi i parenti delle vittime. Tra queste Francesca Ambrosoli, figlia di Giorgio, l’avvocato ucciso l’11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona: «Accompagnata da altri familiari, sento la responsabilità di celebrare i nostri cari. Ognuno di loro rappresentava la parte migliore del nostro Paese. In noi c’è l’orgoglio di far conoscere ai nostri figli e a tutti i giovani le loro storie. Fare memoria è un dovere civile e morale». Per molti di loro, Libera è stata una svolta. Un solido appiglio a cui aggrapparsi. Una libertà dalla solitudine dove poter condividere dolore e voglia di giustizia. «Occorre conoscere le storie di tutte le vittime per poter camminare insieme. Sono ancora tante le storie da conoscere. Tante sono ancora le denunce che dovremmo fare», aggiunge Francesca.

Don Ciotti: «La forza delle mafie sta fuori dalle mafie. La loro forza è la nostra debolezza: per questo dobbiamo impegnarci di più».

E poi, a Mantova, si canta e si balla sulle notte di 100 passi e di Non mi avete fatto niente. Questa è la risposta di Libera alla violenza mafiosa: cantare e ballare. Sia chiaro, insieme: «Nessuno è necessario, così come nessuno può agire al posto nostro. Tutti siamo chiamati a scelte più coraggiose. Coraggio e umiltà non richiedono eroismi, ma responsabilità e generosità – grida don Luigi Ciotti, presidente di Libera, in collegamento da Foggia –. Dobbiamo diventare noi stessi il cambiamento. Lo diciamo sempre: la forza delle mafie sta fuori dalle mafie e la loro forza è la nostra debolezza, dobbiamo impegnarci di più». Oggi il contagio mafioso è alto: la presenza mafiosa è anche nella sanità, nel calcio e nel gioco d’azzardo. La droga è tornata ai massimi livelli. Nessuno, dunque, deve delegare altri. Ognuno deve fare la propria parte. Don Ciotti si rivolge non solo agli onesti, parla anche ai mafiosi e fa loro un appello: «Non è vita quella che fate, vi aspetta il carcere o la morte. Siete costretti a nascondervi sempre. Vi prego, cambiate vita. Trovate questo coraggio. Tanto, a vincere è sempre il bene sul male». Emanuela Loi, Cesare Terranova, Giuseppe Fava, Boris Giuliano sono tutti nomi delle vittime che Libera grida nelle piazze italiane ogni 21 marzo e che l’Italia ha il dovere di ricordare tutto l’anno.