Gli olandesi vanno al voto in marzo e gli ultimi sondaggi danno un testa a testa tra il Partito Partito per la Libertà di Geert Wilders (PVV) e il Partito conservatore liberatore (VVD) del premier uscente Mark Rutte. Ci si chiede se le elezioni olandesi rappresentino un pericolo per l’Unione europea, nella misura in cui Wilders possa  avere la maggioranza. Abbiamo girato questa domanda al giornalista olandese Maarten van Aalderen che guarda oltre i pregiudizi nei confronti della cosiddetta “avanzata dei populismi”. Ex Presidente dell’Associazione della Stampa Estera, van Aalderen vive da molti anni in Italia, dove lavora come corrispondente per il De Telegraaf, fra i maggiori quotidiani olandesi.

Se dovesse descrivere Geert Wilders a chi non lo conosce, come lo descriverebbe?

Wilders è una variante olandese della crescente critica nei confronti della globalizzazione.

Quanto è probabile secondo lei una vittoria di Wilders alle prossime elezioni olandesi?

Fino a qualche settimana fa una vittoria elettorale del PVV di Wilders era data come molto probabile dai sondaggi, mentre ora è in calo. Se anche dovesse vincere, comunque, non vuol dire che potrà governare: in Olanda abbiamo un sistema elettorale proporzionale con 28 partiti in Parlamento e una soglia di sbarramento pari allo 0,67%. Per ottenere la maggioranza assoluta servono 76 seggi, ma nella storia del Paese nessun partito è mai riuscito a ottenere questo risultato: per questo l’Olanda è governata da coalizioni da più di un secolo. Gli altri partiti, però, hanno già dichiarato che non hanno intenzione di governare con il PVV e se mantengono la parola si formerà un governo di coalizione di cui il PVV non farà parte.

Dopo la vittoria del “leave” al referendum sulla Brexit, di Donald Trump e del No al referendum costituzionale in Italia, in Occidente sembrano prevalere le correnti antisistema. In che termini i tre risultati possono determinare un incremento di voti per il Partito delle Libertà?

Sicuramente le vittorie di Brexit, di Trump e il No degli italiani al referendum rafforzeranno l’elettorato del PVV, perché rafforzano lo sdoganamento delle critiche politiche nei confronti dell’Ue. Anche se l’Olanda, forse, non ne aveva bisogno: nei referendum che si sono tenuti da noi, infatti, ha sempre vinto il voto anti- Ue.

«La vittoria di Wilders non porterebbe necessariamente alla “Nexit”, ma è evidente che l’Ue non riesce a entusiasmare molti suoi cittadini e che non è stata in grado di risolvere la crisi economica»

È realistico che, in caso di vittoria, Wilders indica al più presto un referendum per l’uscita dei Paesi Bassi dall’Unione Europea, la cosidetta “Nexit”?

Come ho spiegato, se anche il PVV di Wilders risultasse il primo partito alle elezioni non significa automaticamente che potrà governare, quindi gli altri partiti politici saranno determinanti: loro non vogliono l’uscita dall’Ue, quindi è probabile che formeranno una coalizione senza Wilders.

Un’eventuale ascesa di Wilders è da considerarsi pericolosa per l’Europa? Se sì, in che misura?

Un’ascesa di Wilders è pericolosa per chi voleva l’Unione Europea così com’è composta attualmente. È evidente, da tempo, che l’Ue non riesce a entusiasmare molti suoi cittadini e che non è stata in grado di risolvere la crisi economica: i contrasti strategici ed economici tra i Paesi membri sono rimasti e a volte si sono perfino acuiti. La questione che si pone è in questi termini: a quale altro tipo di Europa aspiri Wilders e se sia un progetto sostenibile.

Se dovesse ottenere un numero consistente di voti, cosa dovrà fare Bruxelles per dimostrare di aver recepito che molti cittadini europei esprimono un malcontento nei confronti dell’Unione?

Questa è la domanda migliore, e la più difficile. Innanzitutto l’Ue dovrà migliorare la comunicazione e far capire ai cittadini la sua utilità, puntando anche sul fatto che ha facilitato e migliorato molti aspetti delle nostre vite, di cui noi forse non ci rendiamo conto. Dagli scambi tra gli studenti alla moneta unica tra gli aderenti, fino all’accesso al lavoro fra i Paesi membri. Un altro aspetto su cui Bruxelles dovrebbe concentrarsi di più è, ad esempio, una maggiore collaborazione fra gli Stati e un coordinamento più efficace tra le forze di intelligence nel contrasto al terrorismo islamico.