L’elettricità ha rivoluzionato la storia del cinema. Prima della sua scoperta, i film venivano realizzati con le pellicole composte da un materiale altamente infiammabile e difficile da impressionare. Per questo motivo sui set venivano utilizzate delle lampade enormi, che furono però la causa di numerosi incendi. Elettricità e cinema sono quindi strettamente legati e la Cineteca di Milano ha ospitato un dibattito sul tema con il giornalista e divulgatore scientifico Federico Pedrocchi seguito dalla visione del film “Edison – l’uomo che illuminò il mondo”. Un incontro che si è svolto il 16 febbraio nella Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita sostenibili. L’iniziativa è nata all’interno del programma Caterpillar di Rai Radio 2, che dal 2005 chiede agli ascoltatori di spegnere le luci non indispensabili. Una campagna di sensibilizzazione che è diventata legge con il decreto n. 17 del 2022.

«L’illuminazione artificiale straborda – dice Pedrocchi –. Non è vero che abbiamo bisogno di illuminare con dei fari i monumenti, ma si può pensare a qualcosa di più dignitoso. Pensiamo a Las Vegas, dove i cinema, gli alberghi e le strade sono illuminati in modo spropositato. Il problema spesso per l’umanità è la quantità. Per esempio non si può negare che l’automobile sia stato un fattore di progresso, però oggi tentare di diminuirne il consumo risulta difficile». Il divulgatore scientifico accompagna gli ascoltatori in un viaggio alla scoperta dell’elettricità con dei video che mostrano come la considerazione dell’uomo nei confronti di questo elemento sia cambiata nel corso dei secoli. La prima tappa è il film “Metropolis” del 1927 in cui l’elettricità veniva vista come un elemento fondamentale per il futuro. Poi con “Frankestein” nel 1931 l’umanità dell’epoca lascia una testimonianza dei progressi fatti in campo medico con la scoperta di una piccola parte di elettricità nel corpo umano che permette la trasmissione dei segnali. Infine, nella pellicola “Gozzilla” del 1954 l’elettricità viene utilizzata come un’arma per uccidere il mostro. «L’elettricità è stata scoperta in modi diversi – racconta Pedrocchi –. Tutto è iniziato con lo studio dei fulmini e poi la medicina ha scoperto che una piccola quantità di questo elemento si trovava anche nel sistema neurale degli animali».

«Abbiamo zone del nostro pianeta, dove il cielo non si vede più. Non è una cosa bella. Guardare le stelle di notte ci permette di elaborare i nostri pensieri».

Il dottor Giovanni Aldini girava l’Europa per fare delle dimostrazioni. Dopo essersi procurato dei cadaveri di condannati a morte deceduti il giorno prima, il medico attaccava la pila Volta in diversi punti del corpo. All’improvviso gli occhi e le braccia iniziavano a muoversi. «Per questo motivo l’elettricità veniva associata anche alla rinascita. Prima della sua scoperta, l’umanità ha vissuto nel buio. L’elettricità ci ha consentito di ritrovare la strada di casa o di lavorare durante la notte. Il suo avvento è stato qualcosa di fantastico – spiega Pedrocchi –. Ma anche questa volta torna un aspetto classico dell’umanità: inventiamo qualcosa che ha indubbiamente un’importanza fortissima per la nostra vita e allo stesso tempo subentrano applicazioni negative perché ne abusiamo». Per l’elettricità questo passaggio si è verificato con l’aumento dell’aspettativa di vita, che ha portato alla crescita dei centri urbani e quindi al bisogno fisiologico di illuminare le strade della città. Per Pedrocchi le soluzioni per migliorare questa condizione esistono: «Abbiamo tecnologie come l’idrogeno, che possono produrre elettricità con costi ambientali molto bassi rispetto a come si fa adesso». La pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina sono stati due eventi che hanno sconvolto la nostra quotidianità e forse, proprio per questo motivo, la sensibilizzazione verso il tema del risparmio energetico è tornata alta. Pedrocchi conclude: «Ci sono zone del nostro pianeta dove il cielo non si vede più. Non è una cosa bella. Guardare le stelle di notte ci permette di elaborare i nostri pensieri».