Quelli che stiamo vivendo sono giorni difficili, per tutti: ognuno ha la propria storia e i propri problemi, quotidiani e non, che potrebbero implodere in un contesto così al limite come quello imposto dalla quarantena. Eppure, contro ogni aspettativa, la maggioranza degli italiani sta rispondendo a questa situazione inedita con un grande senso di responsabilità; anche quando la sorte sembra essere avversa in ogni modo. Come nel caso di Valerio Basile, ricercatore nel dipartimento di informatica dell’Università di Torino,bloccato da più di una settimana in serie di situazioni, figlie del lockdown imposto in tutta Italia, a dir poco kafkiane: senza casa né internet, impossibilitato a usufruire servizi di prima necessità, e con un figlio di soli tre anni.

Valerio Basile: “Sono partito per un viaggio post-apocalittico, attraversando mezza Italia in macchina: gli autogrill erano deserti, e in autostrada c’erano solo camio

Il 9 marzo 2020 è un giorno che ricorderai per sempre.

Direi di sì. Avevamo già da tempo preparato tutto per il trasferimento, da Roma a Torino, proprio per quel giorno. Il camion della ditta di traslochi aveva caricato tutti i mobili il 9 marzo, mentre io sono partito il giorno successivo, in un viaggio post-apocalittico, attraversando mezza Italia in macchina: gli autogrill erano deserti, e in autostrada c’erano solo camion, fatta eccezione per la mia auto.Nel frattempo il nostro camion è rimasto bloccato a Roma perché bisognava capire quali fossero i permessi necessari per viaggiare. Una situazione assurda: per fortuna avevamo già prenotato, come cuscinetto, un Airbnb di fronte alla nostra nuova casa di Torino; abbiamo chiesto di rimanere lì qualche giorno in più perché, nel frattempo, l’impresa che stava finendo i lavori nel nostro appartamento aveva diversi operai bloccati all’estero; siamo potuti entrare in casa solamente all’inizio di questa settimana.

È come se si fossero allineati i pianeti.

Nella peggiore maniera possibile.Tra le varie sfighe legate alla casa, si è bloccato anche l’ordine che avevamo fatto da Ikea per l’acquisto di una cucina. È da settimane che aspettiamo la conferma, che non è mai arrivata: non rispondo al centralino, alla chat, alle mail; per ora stiamo utilizzando un piccolo fornello da campo per cucinarci qualcosa di caldo.

È stato l’unico disservizio a cui siete andati in contro?

Purtroppo no:siamo senza residenza, che è un bel guaio, visto che senza non possiamo usufruire di un medico di base; mia moglie ha problemi di salute, e ha bisogno di qualcuno che le dia la prescrizione per certi farmaci. Poi abbiamo un bambino di tre anni, Leon, che fortunatamente sta bene, ma deve comunque avere un pediatra. In generale, la residenza ci serve; infatti, prima di partire da Roma, ho fatto il cambio online: mi sarebbe dovuta arrivare la conferma, e invece niente, perché nel frattempo si è fermato tutto. Potrei andare a farla al Comune, però gli spostamenti non sono consigliabili in questo momento; idem per la guardia medica.

Non dirmi che c’è ancora altro.

Be’, invece sì.Sto avendo problemi anche con il servizio ‘Seguimi’ di Poste italiane, che serve per ridirigere la posta in arrivo a un nuovo indirizzo. Una richiesta che si può fare online ma a una certa, mentre stavo eseguendo questa pratica, ha smesso di funzionare il sito delle Poste, e adesso non mi accetta più la password. Per cambiarla c’è bisogno del numero di telefono, e per dargli il numero di telefono bisogna andare direttamente alle Poste, di persona. Mi sembra di vivere in Brazil, il film di Terry Gilliam.

Invece come stai facendo con il lavoro?

Adesso sto lavorando da casa, ma con l’hotspot, senza connessione; avevo fatto una domanda di trasloco della linea, da Roma a Torino, proprio per fare prima. Dalla Vodafone mi hanno detto che mi avrebbero ricontattato loro entro cinque giorni, questo sempre il 9 marzo, ma da allora nessuna notizia. Non rispondono né in chat né all’assistenza telefonica. Ed è un bel problema, perché posso rispondere solo alle mail di lavoro; non ho abbastanza banda per poter fare videochiamate, lezioni o ricevimenti agli studenti. Inoltre, mi sono dovuto dare non disponibile per una sessione di laurea: l’8 aprile ci saranno infatti le discussioni online delle tesi; mi è dispiaciuto parecchio farlo, anche perché c’è un mio studente che si laureerà proprio in quel giorno.

Un po’ di sollievo potresti averlo dal decreto Cura Italia.

Sì, ma neanche troppo.So che è previsto un congedo fino a quindici giorni per chi ha figli minori di 12 anni, ma non penso che ne usufruirò. I nostri studenti stanno già avendo parecchi problemi, con le lezioni registrate, le chiamate su Skype, le slide eccetera. Senza contare, poi, che sarebbe ingiusto nei confronti del grandissimo impegno che stanno mettendo i colleghi del dipartimento. Ad esempio, ce n’è uno che si sta occupando di registrare il materiale per le lezioni al mio posto, in maniera del tutto volontaria.

In teoria, non dovresti ricevere neanche i cento euro in busta paga per il mese di mese di marzo, dato che lavori da casa.

Sì, non sono molti, ma avrebbero comunque fatto comodo. Ma non mi lamento: il ricercatore in Italia non lo si fa per soldi.Si lavora tantissimo e si guadagna pochissimo. Sono almeno dieci anni che faccio questo mestiere, e solo da poco sono arrivato a prendere quanto guadagnavo al secondo anno di dottorato all’estero, in Olanda.

Almeno lì, in Olanda, nessun problema con la casa, spero.

Al contrario. Lì c’è una crisi abitativa da tempo, specie a Groningen, dove lavoravo, con abitazioni fatiscenti affittate a prezzi altissimi. Dopo qualche mese passato in un appartamento di 20 mq insieme a quella che sarebbe poi diventata mia moglie, ho scoperto che c’era una legge che prevedeva che a affitto così alto, come quello che pagavo, dovevano essere corrisposti certi criteri abitativi, che nel mio caso non c’erano. Così ho mandato una mail al proprietario e lo stesso giorno, appena siamo usciti di casa, quest’ultimo è entrato nella nostra abitazione, cambiando la serratura e portandosi via tutte le nostre cose. Per fortuna il mio professore dell’epoca ci ha aiutato con le pratiche legali, ospitandoci anche in casa propria.Sono pure finito sui giornali e in una tv locale per questa storia.

Sembra che la sfiga ti insegua ovunque.

Sì, ma non mi devo lamentare, soprattutto guardando a oggi.Ci stanno persone che stanno male per davvero. Tutto può capitare, ma io e la mia famiglia stiamo bene, quindi non fa niente: a fine giornata ci rido su. Oggi ho sentito dei colleghi che lavorano a Milano e che hanno tanti amici e parenti che stanno soffrendo, fra chi lavora negli ospedali e chi, invece, è intubato in terapia intensiva. Sono quelle le persone che stanno male per davvero. Le mie sfighe, a fronte di tutto questo, passano in secondo piano.