Le serrande dei loro negozi sono abbassate, ma i librai continuano a lavorare.Entrano in libreria per qualche ora, prendono i libri dagli scaffali, li infilano in grossi plichi gialli, poi portano tutto alla posta o a un corriere. Per fare questo mestiere ci vuole passione e, di questi tempi, mentre tutto è chiuso e si sta in casa il più possibile, ci vuole anche inventiva. Così, decine di esercizi indipendenti di tutta la penisola hanno deciso di combattere la concorrenza dell’e-commerce offrendo il proprio servizio a domicilio. Se il lettore non può andare in libreria, la libreria va dal lettore.

Prima del decreto dell’11 marzo, ogni libraio aveva trovato la soluzione più adatta per raggiungere i propri clienti.“Finché si poteva ci siamo lanciati in bici ovunque – dice il proprietario della Libreria del Golem di Torino – Ora come ora l’unica cosa che possiamo fare è spedire libri”. Sempre a Torino, I Libri di Eppi, che da diverso tempo portava i libri a casa dei clienti, specie se anziani, per la stessa ragione ha sospeso il servizio. Dalla difficoltà è però nata l’idea del “Coronabonus”, un impegno fra libraio e lettore, una promessa d’acquisto per quando il peggio sarà passato.

Le libraie della genovese Book Morning continuano il loro lavoro di sempre, ma a distanza

Quello che fa di una libreria un luogo irrinunciabile è la sua capacità di creare legami, comunità. Le libraie della genovese Book Morning continuano il loro lavoro di sempre, ma a distanza: “Le persone ci scrivono di cosa hanno voglia e noi facciamo loro delle proposte, come se stessimo in libreria”.Sui social hanno lanciato la campagna video “L’amore (per i libri) ai tempi del corona”, in cui hanno coinvolto gli editori in consigli di lettura tratti dai loro cataloghi.

Nessuno conosce i libri meglio dei librai indipendenti. “Ascoltare i consigli di un libraio che ti ascolta, che si informa, è qualcosa che si può fare solo in una libreria fisica – Remo Andrea Politeo della Moderna, una delle librerie più antiche di Udine, è orgoglioso –Il mio augurio è che i lettori non si dimentichino di tutte le ore passate annusando l’odore inconfondibile dei libri, un odore che non assomiglia a nessun altro.”

A Napoli quattro librai si stringono attorno a un progetto condiviso, LIRe.Le librerie del centro storico Dante & Descartes, Librido, Tamu, e Perditempo, avevano in cantiere di fare rete già prima della chiusura generale, ma ora la voglia di darsi una mano l’un l’altro è ancora più forte.“La collaborazione sul lungo periodo apre scenari imprevedibili – confessa il proprietario di Tamu – L’obiettivo più ambizioso sarebbe quello di gestire insieme il nostro rapporto con case editrici e altri fornitori, che in molti casi sono gli stessi.”

Il mercato del libro italiano è sempre più una nicchia

Il mercato del libro italiano è sempre più una nicchia, e questo momento di inattività non aiuta. “Si rischia di buttare all’aria il lavoro di anni – denuncia Cristian Carosella, della Libreria Don Chisciotte di Angri – Si rischia di abituare un’ulteriore fetta delle persone che acquistano libri a usare esclusivamente l’online perché “comodo” ed “economico”, e dopo riportare le persone in libreria sarà ancora più difficile.”Il nemico dichiarato, mastodontico, sono distributori come Amazon e Ibs, il cui successo ha voluto dire la chiusura di centinaia di librerie storiche in tutto il Paese.

Giorgia Sallusti, la proprietaria della romana Bookish, spedisce libri richiesti e pacchetti a sorpresa, e continua a parlare di libri e di editoria sui social: “Si può diffondere una cultura indipendente, rilanciare col passaparola tutte le piccole librerie che faticano, ma che lavorano tantissimo sull’editoria di qualità. Le librerie indie hanno un catalogo molto più vario dal punto di vista qualitativo del mainstream commerciale ehanno il libraio che è molto più fico dell’algoritmo e in questi giorni vi spediscono anche i libri a casa: insomma, non c’è niente di meglio.”