Una ricerca condotta negli USA dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), intitolata “Beyond Al Exposure”, vaglia nel dettaglio il grande tema della trasformazione dell’occupazione nell’era digitale. L’obiettivo è prevedere tra quanto tempo e con quali modalità i robot potranno rimpiazzare l’uomo nelle proprie mansioni lavorative.

Lo studio dimostra che, ad oggi, per gli elevati costi di programmazione e di manutenzione delle macchine, nonché di consumo energetico, è insostenibile una sostituzione ad ampio raggio del personale. MIT-IBW Watson Al Lab ha portato avanti un sondaggio online raccogliendo dati su mille attività che abbracciano oltre ottocento occupazioni: dalla ricerca emerge infatti che solo il 3% dei mestieri può essere automatizzata a buon mercato. Un dato che però potrebbe salire fino al 40% entro il 2030, poichè i costi delle attività robotiche andranno sempre più a calare.

Se ci si concentra invece sui compiti che si prestano alla computer vision – come quelli svolti da insegnanti, periti immobiliari e fornai – i numeri cambiano: solo il 23% del costo salariale potrebbe essere replicato vantaggiosamente dall’intelligenza artificiale. Un ricercatore del MIT spiega che, anche con una riduzione drastica delle tariffe annuali da parte delle aziende, pari al 50%, si dovrà attendere fino al 2026 prima di vedere un ritorno economico nell’utilizzo della computer vision.images (2)

I dati sono in continuo aggiornamento, la tecnologia evolve di anno in anno. L’uomo, per non venire travolto, deve far leva su due qualità che l’intelligenza artificiale non potrà mai interiorizzare: il pensiero critico e l’intelligenza emotiva. Saranno questi i fattori insostituibili sia nel mercato di oggi, sia in quello di domani.

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